Il seme dell'uomo (1969): la fine del mondo secondo Marco Ferreri 4

Il seme dell’uomo (1969): la fine del mondo secondo Marco Ferreri

Recensione del cult di fantascienza italiano Il Seme dell'uomo di Marco Ferrerri del 1969
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Il seme dell’uomo

Titolo originale: Il seme dell’uomo

Anno: 1969

Paese: Italia

Genere: fantascienza, drammatico

Produzione Polifilm

Distribuzione: Cineriz

Durata: 113 minuti

Regia: Marco Ferreri

Sceneggiatura: Marco Ferreri, Sergio Bazzini

Fotografia: Mario Vulpiani

Montaggio: Enzo Micarelli

Musiche: Teo Usuelli, Richard Teitelbaum

Attori: Anne Wiazemsky, Marzio Margine

Trama de Il seme dell’uomo

In un autogrill due ragazzi, Cino e Dora, stanno facendo una pausa durante il lungo viaggio verso casa. Una volta partiti attraversano una lunga galleria si ritrovano sopravvissuti ad un’ignota catastrofe. I due si insediano in una casa abbandonata in riva al mare e tentano di sopravvivere e di conservare reperti della civiltà umana. Ciro vorrebbe ripopolare il pianeta, ma Dora è ancora vergine e non sembra interessata a fare sesso.

Recensione de Il seme dell’uomo

Cino: Ma tu stai proprio bene?
Dora: Sì, sto bene, ho solo un pochino di nausea.
Cino: Cento, duecento, un milione di figli. Sai che cos’hai?… Sei incinta! Ti ho seminato!
Dora: Non è vero, non è vero, giura che non è vero! Perché l’hai fatto!? Perché l’hai fatto!? Perché l’hai fatto!? Perché l’hai fatto!? Non ne avevamo il diritto… Non ne avevamo il diritto!
Cino: Il seme dell’uomo è germogliato! Ho seminato! Ho seminato! Il seme dell’uomo è germogliato! Tutti i figli! I figli dei figli! Ho seminato! Ho seminato! Il seme dell’uomo è germogliato! Diecimila millioni di figli! Tutti i figli! I figli dei figli! Diecimila milioni di figli! Ho seminato! Ho seminato! Il seme dell’uomo è germogliato! Tutti i figli! I figli dei figli! Un milione, un miliardo di figli! Ho semin… [la terra esplode sotto di loro]

cit. Il seme dell’Uomo

La fine del mondo secondo Ferreri. Il regista utilizza il tema apocalittico per isolare i due protagonisti su una spiaggia dove poterli osservare come cavie. Da qui il tempo del racconto si congela, senza farci capire quanti giorni, ore, minuti stiano passando. Tutto è sospeso in un limbo solitario, dove solo raramente i due vengono raggiunti da terze persone, tutte pericolose per il loro equilibrio interno.

Pessimismo che si stempera in un umorismo beffardo. Ferreri in piena allegoria, come molto cinema di allora, ma la sua rabbia e la sua lucidità rendono il film un feroce ritratto dell’egoismo maschile e della società dei consumi

FilmTv

Il seme dell’uomo riflette sulla nostra società (malata e autodistruttiva) mostrandocela come il passato, qualcosa da esaminare con distacco, come una società antica. A questo servono le reliquie raggruppate da Cino nel suo museo dell’umanità. Egli è strettamente legato a quel mondo ormai passato e cerca di riproporre quelle regole, quei meccanismi, nonostante quel mondo non esista più.

Dora invece cerca di dimenticare; non si sente legata al passato ma guarda al futuro, ed essendo un futuro incerto, invece di disperare, si gode la libertà di non avere una struttura sociale a cui fare riferimento. Anche il sesso e la procreazione, importanti per far progredire la specie, viene da lei vista non più come un obbligo.

Il regista mostra spesso l’amore come sopraffazione nei suoi film, e anche qui sarà lo stesso: Cino metterà incinta Dora dopo averla sedata, non solo per il suo desiderio, ma perché dal suo punto di vista era la cosa giusta da fare. E appena lei lo scoprirà non potrà fare altro che scoppiare in un pianto disperato per aver perso la sua libertà a causa dell’egoismo del suo uomo e dell’umanità intera.

Curiosità: “Nei titoli di testa sono citati solo gli interpreti principali e, per i ruoli secondari, solo le attrici. I ruoli secondari maschili vennero tutti ricoperti da attori non professionisti, prestati al cinema per l’occasione. Il maggiore elicotterista, che riporta il filmato del Vaticano distrutto, è Mario Vulpiani, direttore della fotografia del film. Gli altri interpreti sono Adriano Aprà, storico e critico cinematografico, Vittorio Armentano, regista, Gioia Benelli, aspirante regista qui annunciatrice nell’Autogrill, Sergio Giussani, produttore e cassiere del film, Mario Bagnato, l’assistente operatore, e Luciano Odorisio, l’aiuto regista.” (Wikipedia)

Note positive:

  • Ferreri dimostra per l’ennesima volta di essere un acuto osservatore della società in cui viviamo. La sua visione è lucida e crudele, permeata da uno spirito anarcoide che porta lo spettatore a riflettere sulle proprie responsabilità.
  • Lo stile visivo del film si rifà all’arte povera in voga negli anni ’60; questo dà al film un look suggestivo e originale, che ne ha rallentato il processo d’invecchiamento.

Note negative:

  • Le stesse tematiche sono state affrontate meglio dal regista in film precedenti, primo tra tutti Dillinger è morto, uscito lo stesso anno.
  • Il ritmo vuole essere sospeso, e ci riesce, ma in alcuni momenti è troppo statico e induce alla noia.
  • La recitazione degli attori è poco empatica. Probabilmente è una scelta voluta, ma questo non permette allo spettatore d’immergersi nell’atmosfera del film.

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