Vedi, non voglio lasciar succedere tutto di nuovo. Come può essere, come può essere che non faccia niente, sono venticinque anni che me lo domando e sono venticinque anni che mi do la stessa risposta. Era un’altra vita, è andata non chiedere, non pensare. Non era un’altra vita, era questa. E’ questa. Ora voglio capire tutto, come si fa a vivere una vita vuota, come si fa a vivere una vita piena di niente, come si fa? (cit. Il segreto dei suoi occhi)

Il segreto dei suoi occhi (El secreto de sus ojos) è un lungometraggio argentino di genere drammatico – poliziesco del 2009 diretto da Juan José Campanella. Il film ha vinto il premio oscar come miglior film straniero.

Nel 2015 Billy Ray decise di farne un remake con attori dal grosso calibro come  Chiwetel Ejiofor, Nicole Kidman e Julia Roberts. La versione americana distrugge e cambia in maniera radicale l’intero senso dell’opera, creando un buon film commerciale, che non ha niente a che vedere con il dramma de “Il segreto dei suoi occhi”.

Benjamin Esposito è un agente dei tribunali federali in pensione, che ad un tratto della sua vita decide di mettersi a scrivere un romanzo su un suo vecchio caso irrisolto, il caso Morales: trattante lo stupro con omicidio di una giovane ragazza, Lilliana Morales Colotto.

il segreto dei suoi occhi l'occhio del cineasta

Perché decide di riportare alla luce, venticinque anni dopo, questa indagine?

Per una semplice ragione, tutta la sua vita è stata segnata da questo evento. Il suo presente è condizionato da quei giorni. La sua mente, i suoi pensieri sono rimasti a quegli istanti. La sua vita è andata avanti, ma lui ha sempre mosso il suo sguardo a quel periodo in cui non è riuscito a prendere in pugno la sua vita, in cui le sue paure l’hanno bloccato e messo in prigione per tutto il resto della sua vita.

il segreto dei suoi occhi l'occhio del cineasta la recensione

Esposito nelle sue parole, mentre riparla, venticinque anni dopo, con Irene (Soledad Villamil) si chiede     “Come si fa a vivere una vita vuota, come si fa a vivere una vita piena di niente?”.

Lui non riesce a comprendere come abbia potuto rendere così vuota la propria vita quando tutto era davanti ai suoi occhi, non si capacità di come abbia potuto privarsi di quell’amore – di quella sua passione – che era lì ad aspettarlo: Irene non attendeva altro che una sua parola per scappare dal suo fidanzamento.  Lei amava lui ma lui nei momenti più adatti non riusciva a dire ciò che provava realmente e si rifugiava nell’indagine.

Irene:  … E lei che corre lungo il binario come se perdesse l’amore della vita e si toccano attraverso il finestrino come se fossero una sola persona… e lei che piange, come se sapesse che l’aspettavo un destino di mediocrità e di disamore quasi cadendo sui binari come se volesse gridare un amore che mai si era decisa a confessare…

Esposito: Si, ma era così o mi sbaglio?

Irene: Se era così, perché non mi hai portato con te

(cit. Il segreto dei suoi occhi)

Esposito rimane in silenzio, incapace – come del resto lo è Irene – di risollevare le proprie vite.

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Il thriller mostratoci, con indescrivibile maestria, da Campanella altro non è che una perfetta cornice, piena di significato e di metafore, per raccontare la solitudine e l’incapacità di vivere di un uomo che non è riuscito ad essere felice ma che si è rinchiuso in un carcere interiore fatto di ricordi e di rimpianti.  Il romanzo che lui stesso scrive non tratta realmente del caso Morales, ma è un lungo memorandum sulla sua vita.

Esposito scrive, e poi fa leggere a Irene, il suo amore per lei, quell’amore che lo ha imprigionato nel passato per venticinque anni.

Ogni essere umano ha la sua passione, un’elemento indistruttibile che durerà in lui fin quando il suo cuore batterà. Per Esposito è l’amore per Irene, come d’altro canto lo è per Riccardo Morales ( marito della vittima) che per tutto il film affermerà di non poter vivere senza sua moglie e che il suo amore per lei non finirà mai e che il resto della sua vita oramai è soltanto un lungo tormento fatto di piccoli ricordi.

A noi non restano solo che i ricordi, che siano almeno belli” (cit. Il segreto dei suoi occhi)

Il regista decide di raccontare la storia attraverso numerosi flashback e attraverso l’uso dei primi piani, visi in cui emergono in maniera perfetta gli occhi degli attori e i loro occhi sembrano parlarci, sembrano trasmetterci delle emozioni. In varie occasioni, in special modo quando c’è un dialogo tra i due innamorati, vediamo dei primi piani stretti e in scena non c’è nient’altro: niente battute, niente musica. Solo un viso, degli occhi che trasudano sensazioni. In questo sta l’originalità e la bellezza artistica della regia di Campanella, che comprende la potenza narrativa della sua opera cinematografica.

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Il segreto dei suoi occhi argentino diverge in vari punti da quello americano, sopratutto nel finale: il primo non si conclude, racconta una storia d’amore contornata da un crudo e efferato omicidio che fa solo da contorno alle vicende, il secondo invece mette davanti a tutto l’omicidio postando in secondo piano l’amore di Esposito e le sue motivazioni sono completamente diverse: non scrive più un romanzo e la sua vita non è fatta di grossi rimpianti ma ha solo un ossessione: riuscire ad incastrare l’assassino.

Questo esempio si mostra come sia possibile, anche attraverso un remake, creare tutta un’altra storia, con tutt’altro significato. L’originale però è nettamente migliore ad esclusione del cast

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Note positive

  • La regia
  • La sceneggiatura con dialoghi impeccabili
  • Il montaggio senza sbavature e che propone le inquadrature azzeccate al momento giusto
  • Il descrivere una storia interiore attraverso un giallo
  • Il finale incredibile
  • La scena della partita di calcio con l’inseguimento è raccontato con un bellissimo piano sequenza che dà ritmo alla storia.

Note negative

  • Gli attori, che pur riuscendo ad emozionare, in alcuni tratti sembrano non essere appieno dentro il personaggio. Ricardo Darín ha la solita espressione per tutto il film e ciò mi lascia un pizzico perplesso
  • L’eccessiva lunghezza dell’opera: doveva durare una mezz’oretta in meno dato che la storia narrata è un po’ pesante da reggere per più di due ora.

Consigliato: si, soprattutto ai romantici e ai malinconici

 

Stefano Del Giudice

 

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