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Il primo Natale di Ficarra e Picone: una storia che piace a grandi e piccini

Recensione e scheda film de Il primo Natale, il film di Natale di Ficarra e Picone che piace a grandi e piccini che fa ricordare Non ci resta che piangere
Scheda Film Recensione Scheda Film

Il Primo Natale – Scheda film 

Anno: 2019

Paese di produzione:  Italia

Genere: commedia

 

CAST TECNICO

 

Regia: Salvatore Ficarra, Valentino Picone

Sceneggiatore: Valentino Picone, Salvatore Ficarra, Nicola Guaglianone, Fabrizio Testini

Dop:  Daniele Cipri

 Aspect Ratio: 2.39 : 1

Durata: 1h 40m

Produzione:

Distribuzione:  Medusa Film

 

CAST ARTISTICO

 

Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Massimo Popolizio, Roberta Mattei, Giacomo Mattia, Giovanna Marchetti

Recensione

Il Primo Natale – Recensione

Sta sbancando il botteghino, è il film italiano che ha incassato di più nel 2019: Ficarra e Picone con il loro Il primo Natale si confermano i sovrani della comicità italiana. Nonostante sia un film comico di produzione italiana uscito nel periodo natalizio (per ovvi motivi), Il primo Natale non può essere classificato come cinepanettone: la storia non si basa su una serie di equivoci e doppi sensi a sfondo sessuale e non ritroviamo le classiche battute grezze di questo genere di film. Ficarra e Picone funzionano sempre, sia davanti che dietro la cinepresa, non sono mai volgari e la loro comicità è sempre misurata e intelligente. Il 7 e l’8, La Matassa e L’ora legale, hanno fatto ridere tutti e colpito i grandi, Il primo Natale piace anche ai piccini, che con questa favola possono imparare le storie evangeliche e capire come sono andate veramente le cose quel 25 dicembre dell’anno zero. il primo natale

TRAMA

Don Valentino è alla ricerca dell’attore che possa interpretare Giuseppe nel presepe vivente cittadino, ma nessun candidato lo convince a pieno. Dopo molti provini arriva finalmente il Giuseppe perfetto, col bastone tondo e la barba folta: Salvo, ladruncolo da quattro soldi, che come prossimo colpo vuole rubare il bambinello tenuto in custodia proprio nella parrocchia di Don Valentino; e quale miglior modo se non spacciandosi come il Giuseppe modello? In pochissimo tempo Salvo riesce a rubare la statua del bambinello ma il sacerdote lo coglie in flagrante. Inizia così la fuga di Salvo e la rincorsa di Valentino che termina però in un modo inaspettato: dopo aver attraversato un canneto, i due si ritrovano catapultati nella Palestina dell’anno zero. Regno di Erode, interpretato da un cattivissimo Massimo Popolizio, la Palestina è un luogo ostile per ogni straniero che giunga a farle visita. Qui il tirannico sovrano sta instaurando una politica del terrore che ha come intento quello di uccidere ogni bambino palestinese in seguito a una profezia che ha predetto la sua fine a causa dell’avvento di un nuovo re. Ed è proprio a questa tirannia che Don Valentino vuole porre fine: salvare Gesù dalle grinfie di re Erode diventa il suo scopo e, volente o nolente, Salvo si ritroverà coinvolto insieme al sacerdote in questa missione salvifica per l’umanità. La tombola della Vigilia insieme al re e ai suoi uomini, il parto di Maria e la fuga insieme agli abitanti di Betlemme sono solo tre delle molte peripezie che vede protagonisti i due malcapitati stranieri e , come in ogni favola, non solo troviamo il lieto fine (in fondo se oggi siamo nel 2019 significa che qualcuno è riuscito a salvare Gesù dalla malvagità di Erode), ma riscontriamo un cambiamento anche nel rapporto tra i due uomini: prima nemici, poi compagni, alla fine amici. il primo natale ficarra e picone
ANALISI FILMICA
Impossibile non notare le somiglianze tra questo film della coppia comica siciliana e un altro film italiano uscito nel lontano 1984, Non ci resta che piangere: in quella storia erano l’insegnante Saverio e il bidello Mario a trovarsi catapultati nel passato. Il primo, toscano, interpretato da un magistrale Roberto Benigni, il secondo, napoletano, l’indimenticato e indimenticabile Massimo Troisi. Inutile ribadire che la coppia funzionasse alla perfezione: la loro pungente ironia, il sarcasmo e l’intesa fanno della coppia Benigni-Troisi una delle più riuscite del cinema italiano. Molte sono le somiglianze tra le due pellicole: il ladro e il sacerdote si ritrovano nell’anno 0, l’insegnante e il bidello invece vengono catapultati nel 1492. I primi devono salvare il neonato Gesù dalla perfidia di Erode, i secondi vogliono impedire a Cristoforo Colombo di salpare alla scoperta dell’America. Saverio e Mario incontrano Leonardo Da Vinci e gli suggeriscono l’invenzione del treno, Salvo e Valentino consigliano il termine “cannolo” per identificare il tipico dolce siciliano al posto del “cilindrone” inventato da un nobile conterraneo. Entrambi i film sono caratterizzati dai dialetti parlati dai protagonisti: Ficarra e Picone sono palermitani e come sempre il loro accento traspare parlando, così come sono inconfondibili la parlata toscana di Benigni e quella napoletana di Troisi. Tantissime sono le battute della coppia di Non ci resta che piangere giunte fino a noi: le famosissime “Ricordati che devi morire” e “Chi siete? Cosa volete? Un fiorino!” per citarne solo due sono ben impresse nella nostra memoria da ormai 35 anni. Ai posteri toccherà l’arduo compito di dirci se, tra una quarantina di anni, le battute de Il primo Natale saranno altrettanto menzionate e ricordate. Certamente Benigni e Trosi hanno fatto un capolavoro, ma Ficarra e Picone hanno il merito di averci raccontato la storia più antica e nota del mondo in chiave favolistica con toni leggeri e divertenti. Degno di nota anche la scena finale, un chiaro riferimento alla situazione dei migranti in Italia: in fondo anche la famiglia di Nazareth è stata un esempio di migrazione da un Paese di guerra verso uno che mostrasse qualche possibilità per un futuro migliore. NOTE POSITIVE:
  • Ficarra e Picone sono una coppia ormai collaudata, l’intesa e l’amicizia che li lega fanno bene al cuore;
  • L’ironia è sempre elegante e le battute non sono mai volgari;
  • Usare un modo semplice per raccontare una storia complicata: Ficarra e Picone lo fanno benissimo;
  • Massimo Popolizio è un villain perfetto, basta che apra bocca per far paura: d’altronde Scar e Lord Voldemort già ce lo avevano dimostrato.
NOTE NEGATIVE:
  • Purtroppo o per fortuna il paragone con Benigni e Troisi viene spontaneo e tutti sappiamo cosa rappresentano questi due attori per il cinema italiano. Con due mostri sacri di questo calibro è difficile competere;
  • Il tono è quello tipico della favola, a tratti la storia può risultare stucchevole;
  • Ficarra è sempre lo scapestrato furbo, Picone il bonaccione ingenuo. Una volta sarebbe interessante vederli interpretare i ruoli invertiti.

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