Il prigioniero coreano – Scheda Film

Titolo Originale: Geumul

Anno: 2016

Paese: Corea del sud

Lingua: coreano

Genere: Drammatico

CAST TECNICO

Regia Ki-duk Kim

Sceneggiatura Ki-duk Kim

Montaggio Min-Seon Park

Fotografia: Ki-duk Kim

Scenografie: An Ji-hye

Costumi: Lee Jin-sook

Musica: Park Young-min

Produttore esecutivo: Kim Ki-duk

Produttore: Kim Soon-mo

Durata: 1h e 54 m

CAST ARTISTICO

Ryoo Seung-Bum, Lee Won-geun, Kim Young-min, Guyhwa Choi

Il prigioniero coreano – Recensione Film

Chi conosce il regista sudcoreano Kim Ki-Duk sa che i suoi film non lasciano indifferenti, ti colpiscono sempre dritto all’anima nella parte più profonda dell’essere,  le sue opere restituiscono sempre un frammento dell’essere umano, dei suoi molteplici aspetti.

Nei suoi film ci possiamo rispecchiare e trovare un nuovo aspetto di noi, guardare  i suoi lungometraggi  significa anche esplorarsi e la cosa certa è che da ogni visione, se ne
esce sempre un po’ più ricchi, un po’ più completi.

Il Prigioniero coreano ha partecipato a due dei più importanti festival mondiali: il 41° Toronto International Film Festival (2016) 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (2016). 

In Italia il film è uscito due anni dopo, ovvero il 12 aprile 2018.

Trama

Nel “Il prigioniero coreano” viene raccontata la storia di un pescatore nord coreano che, in seguito al malfunzionamento della sua barca, si ritrova in Sud Corea. Creduto una spia viene sottoposto a continui interrogatori che saranno sempre più violenti, nonostante tutto l’uomo riuscirà a dimostrare la sua innocenza e a tornare a casa dalla sua famiglia e nella patria che non ha tradito, ma una volta giunto nel suo paese nativo verrà sottoposto ai medesimi interrogatori e alle solite accuse e infine nuovamente scarcerato. L’uomo però, seppur liberato, verrà guardato con sospetto dai suoi concittadini.

Sfiduciato e deluso dal trattamento inumano a cui viene sottoposto nel proprio paese, compirà un gesto di estremo coraggio e libertà.

scena film de il priogioniero coreano

Analisi Filmica

Uno sguardo crudele della situazione sociopolitica della Corea, paese scisso, dal 1945, in due fazioni: da una parte il nord comunista sotto la guida del leader Kim Jong-un, dall’altra parte una repubblica semi-presidenziale guidata da Hwang Kyo-ahn, (nel periodo del film, 2016, attualmente, il presidente in carica è Moon Jae-in).

Da una parte troviamo il grigiore, l’austerità, il regime, dall’altra parte i colori, il consumismo e la libertà, una libertà che però è solo apparente in cui è difficile vivere se non si hanno soldi, una libertà che è una gabbia, che li porta a credere che l’unico modo giusto di vivere sia il loro e che parte dal presupposto che i nord coreani siano vittime di lavaggi del cervello e che vadano tutti quanti fatti disertare e rintegrare nella loro società; il protagonista verrà quasi costretto a fare ciò, chiedendogli di rinunciare alla propria famiglia, a tutto ciò il protagonista risponderà con un frase di gran potenza

Ma che dice?! Neanche gli animali abbandonerebbero i propri cuccioli, come potete essere così spietati?

cit. Il prigioniero coreano

L’idea di vivere dalla parte giusta del paese li rende ciechi e totalmente incapaci di accettare che altri possano voler vivere in un altro modo. Due mondi diversi, due ideologie che in realtà sono uguali, in special modo nella vita di tutti i giori fatta da uomini comuni  che pensano prima di tutto agli affetti, alla famiglia e che si disinteressano delle lotte politiche.

il priogioniero coreano scena film

Lo sguardo di Kim Ki-Duk tende ad essere più crudele proprio verso i suoi connazionali: dopo aver denunciato la loro falsa idea di libertà ne denuncia la loro superficialità, il loro egoismo, la loro incapacità di essere felic, vivendo in un paese ricco in cui tutti potrebbero stare bene. Tale tema verrà messo nel film attraverso un concetto espresso dal suo protagonista durante il film.

Ho visto tanto cibo sprecato, la gente butta cose nell’immondizia che potrebbero essere ancora utili, se risparmiassero un po’ le cose potrebbero andare meglio

cit. Il prigioniero coreano

Kim Ki-Duk attraverso il viaggio tra le due Coree, i due mondi, i due punti di vista ci permette di fare un viaggio nell’interiorità degli uomini con il suo sguardo duro, crudele ma anche molto poetico al quale ci ha da sempre abituati.

Note positive:

– Permette di conoscere un mondo estraneo al nostro, sia per la storia e sia per la cultura
– Attori e regia meravigliosa

Note negative:

– A volte tende ad essere molto violento e questo potrebbe essere un limite per alcuni spettatori