Il giardino delle vergini suicide: Un edulcorato dramma familiare

Recensione e trama de Il giardino delle vergini suicide il film drammatico del 1999 diretto da Sofia Coppola

Il giardino delle vergini suicide

Titolo originale: The Virgin Suicides

Anno: 1999

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Paramount Pictures

Prodotto da: Francis Ford Coppola

Durata: 1 hr 37 min (97 min)

Regia: Sofia Coppola

Sceneggiatura: Sofia Coppola

Montaggio: Melissa Kent, James Lyons

Dop: Edward Lachman

Musiche: AIR

Attori: James Woods, Kirsten Dunst, Kathleen Turner, Josh Hartnett, Michael Paré, Scott Glenn, Danny De Vito, A. J. Cook, Hannah R. Hall, Leslie Hayman, Chelse Swain

Trailer de Il giardino delle vergini suicide

RECENSIONE DE IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

Per parlare di Il giardino delle vergini suicide, è necessario un preambolo di non poco conto: l’esordio alla regia della figlia d’arte Sofia Coppola è un film certamente degno di visione ma che, a onor del vero, forse non merita fino a fondo l’aura di cult di cui si è rivestito negli anni, pur possedendo delle qualità che non vanno assolutamente sottovalutate.

TRAMA DI IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

Il film segue la trama del romanzo omonimo di Jeffrey Eugenides. In un quartiere di Detroit negli Anni Settanta vive la famiglia Lisbon, composta dai protettivi genitori (James Woods e Kathleen Turner) e da cinque ragazze fra i 13 e i 17 anni (tra le quali spicca Kirsten Dunst). Le sorelle sono molto popolari per la loro bellezza e raffinatezza, ed esercitano un fascino irresistibile sui compagni di scuola.

Il dramma subentra nelle vite della famiglia Lisbon quando la più piccola delle figlie, Cecilia (Hanna R. Hall) si toglie la vita. La tragedia renderà i Lisbon ancora più severi con le giovani e le loro relazioni.

Kirsten Dunst in Il giardino delle vergini suicide
James Woods in Il giardino delle vergini suicide

ANALISI DI IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

A nessuna delle mie figlie è mai mancato l’amore, c’era tutto l’amore necessario nella nostra casa. Non ho mai capito il perché.

Il giardino delle vergini suicide

In un qualunque altro film con una trama simile, il punto di vista del racconto avrebbe coinciso con quello delle giovani Lisbon; invece l’intuizione più intrigante del film sta nella scelta di Sofia Coppola di filtrare gli eventi attraverso la narrazione dei baldi giovanotti che le seducono e osservano la tragedia dall’esterno. Il problema è che a lungo andare tale soluzione impedisce di porre sotto esame le motivazioni dell’estremo gesto finale.

Certo, l’intento nobile del lungometraggio è quello della denuncia dell’iperprotettività eccessiva e dell’assenteismo tipico delle famiglie borghesi medie, ma il tutto è troppo superficiale per incidere, così come i personaggi sono troppo abbozzati per innescare empatia.

Per quanto la sceneggiatura sia acerba, Coppola dimostra talento nel non far mai inciampare il film nella noia, e riesce a costruire alcuni momenti davvero godibili. Di contro alle pecche di scrittura troviamo una recitazione di gran classe da parte di James Woods, Kirsten Dunst e Josh Hartnett che in più di un momento sollevano l’interesse laddove il film avrebbe rischiato pesantemente di arrancare.

La regia sperimentale di Coppola, molto meno meno barocca e incisiva di quella del padre, è a metà tra l’estetizzazione patinata del cinema Anni Ottanta e l’etica visuale (dettata dal montaggio) dei videoclip. Sorprendentemente è la regia giusta per confezionare atmosfere oniriche di pura malinconia per un film forse un po’ vuoto nei contenuti, ma lungi dall’essere una perdita di tempo.

NOTE POSITIVE

  • L’estetica a metà tra la patinatura anni Ottanta e il videoclip.
  • La recitazione di gran classe.
  • Buon ritmo.

NOTE NEGATIVE

  • Troppo edulcorato nelle tematiche.

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