Il Cinema Nuovo e la Nouvelle Vague (1958-1967)

Le condizioni antropologiche e sociali di fine anni ’50, favorirono un rinnovamento del cinema, e resero possibile l’affioramento di una nuova generazione di registi, soprattutto ragazzi giovani, e di nuove tendenze stilistiche.

Innanzitutto c’è da dire che la nascita di questi nuovi espedienti stilistici fu possibile grazie alle novità tecnologiche realizzate dalla fine degli anni ’50 e per tutti gli anni ’60; come ad esempio la diffusione delle macchine da presa senza cavalletto, dei mirini reflex e di una tipologia di pellicola molto più sensibile.Grazie alle macchine da presa senza cavalletto, si sviluppò un tipo di ripresa molto più documentaristica e “grezza”, messa alla prova dai registi grazie alle loro sperimentazioni; era solito ad esempio conferire un ritmo discontinuo alla narrazione utilizzando il jump cut, tecnica che utilizzò Jean-Luc Godard in “À bout de souffle, 1959”, e che consiste nell’eliminazione di alcuni fotogrammi di un’inquadratura, attribuendo alla narrazione un andamento sempre più frammentario e poco chiaro, caratteri che prenderanno sempre più piede nel Cinema Nuovo; l’interesse di questo movimento non era più infatti documentare passivamente il mondo circostante, ma una riflessione vera e propria sul film stesso, quasi esistenzialista, adoperando talvolta anche uno stile apparentemente poco professionale.

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Esempio di jump cut in “À bout de soufflé” durante la scena in macchina.

Il paese che è stato sicuramente l’esponente maggiore del Cinema Nuovo è la Francia, dove il movimento venne chiamato Nouvelle Vague, composto da autori e spettatori che erano veri e propri cinefili, essi si dilettavano infatti nella lettura di riviste e frequentavano cineclub, erano quindi acculturati e pronti ad accogliere qualsiasi tipologia di sperimentazione.

Il movimento comprendeva un’ampia varietà di tendenze differenti, ma le principali che andremo a citare sono appunto la Nouvelle Vague (nuova onda) e la Rive Gauche (formata da autori più anziani e che si interessarono tardi al cinema).

  • Nouvelle Vague:

La Nouvelle Vague si affermò grazie a quattro film ben precisi:

  1. “Le beau Serge”, 1958, Claude Chabrol
  2. “Les cousin”, 1958, Claude Chabrol
  3. “Les quatre-cents coups”, 1959, François Truffaut
  4. “À bout de souffle”, 1959, Jean-Luc Godard, considerato il film più innovativo fra i precedenti citati.

Il filo conduttore di questi film è sicuramente la struttura della trama su eventi fortuiti che spesso vanno a concludersi con finali aperti e irrisolti; inoltre era molto comune usufruire di “citazioni” tratte dal patrimonio cinematografico che si portavano dietro gli autori, un esempio può essere nel film “Paris nous appartient” di Jacques Rivette, nel quale si proietta “Metropolis”, capolavoro di Fritz Lang del 1927 e icona del cinema espressionista tedesco.

Esponenti della Nouvelle Vague: Godard, Truffaut, Rohmer e Rivette.

  • Rive Gauche

Lo stile della “riva sinistra” fu anticipato già a metà anni ’50 da due film:

  1. “Les mauvaises rencontres”, 1955, Alexandre Astruc 
  2. “La pointe courte”, 1955, Agnès Varda

Ma se dovessimo invece indicare il film simbolo della Rive Gauche, è sicuramente Hiroshima, mon amour” di Alain Resnais, il quale unisce il realismo documentario filtrando tutto attraverso la lente soggettiva del regista.

Il Cinema Nuovo in Italia

Avendo analizzato il Cinema Nuovo in Francia, mi sento di dover citare anche l’equivalente italiano dei registi della Nuova Onda, ovvero Bernardo Bertolucci.

Bernardo Bertolucci fu allievo di Pasolini e a soli diciannove anni lavorò come aiuto-regista per “Accattone”; il suo titolo più adatto a rappresentare il Cinema Nuovo in Italia è senza dubbio “Prima della rivoluzione”, il film fu purtroppo estremamente criticato in patria ma acclamato al di fuori di essa, fu infatti assai sostenuto in Francia.

Prima della rivoluzione parla del passaggio all’età adulta di Fabrizio, un giovane medio borghese e comunista che sta per conformarsi alla società attraverso il matrimonio con Clelia, la sua ragazza, perdendo così totalmente la fiamma rivoluzionaria tipica del partito e del suo “mentore” Cesare. Nello sviluppo della trama vediamo il tentativo di Fabrizio di staccarsi dalla borghesia, e l’infatuazione per la sua giovane zia Gina, anch’essa ribelle e insofferente, la loro relazione ricorda molto quella di Michel e Patricia in À bout de soufflé.

I due purtroppo non hanno futuro, il film inizia privo di speranze per il giovane e già sappiamo che il suo destino è quello dell’ordinario conformismo. Come ho già fatto presente, la pellicola comprende diverse citazioni di Godard, ma anche per quanto riguarda le tecniche formali e stilistiche esso è in pieno stile Nouvelle Vague, possiamo infatti constatare la presenza di jump cuts, long takes e piani sequenza uniti a un linguaggio sporco (es. dissolvenze sbagliate) tipico del movimento, tutti espedienti utilizzati tutti per esplorare la crisi ideologica ed esistenziale del personaggio.

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Un frame di “Prima della rivoluzione” in cui è ritratta Adriana Asti durante una scena nella quale viene messo in atto il jump cut.

Il successo del Cinema Nuovo tuttavia non durò poi così tanto, già nel 1963 in Francia, i film del movimento non vendevano più.

Ci sono ovviamente moltissimi altri equivalenti internazionali della Nouvelle Vague , come ad esempio il Kitchen Sink nel Regno Unito, oppure il Cinema Nôvo in Brasile, poiché il movimento ebbe una diffusione capillare in moltissimi altri paesi, ma credo che aver analizzato i gruppi principali nel quale esso si affermò, sia sufficiente a dare un quadro generale dell’interessantissima tendenza artistica che abbiamo sviscerato finora.

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