“Il Casanova di Federico Fellini” – Fra Verità e Stereotipo

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Il Casanova di Federico Fellini

Titolo originale: Il Casanova di Federico Fellini

Anno: 1976

Paese di produzione: Italia

Genere: grottesco, drammatico, storico, biografico, fantastico.

Produzione: Alberto Grimaldi (PEA)

Distribuzione: Titanus

Durata: 155 minuti

Regia: Federico Fellini

Sceneggiatore: Federico Fellini, Bernardino Zapponi

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Dop: Giuseppe Rotunno

Musica: Nino Rota

Costumi e Scenografie: Danilo Donati

Attori: Donald Sutherland, Tina Aumont, Cecely Browne, Carmen Scarpitta, Clara Algranti, Daniela Gatti, Margareth Clementi, Olimpia Carlisi, Silvana Fusacchia, Chesty Morgan, Leda Lojodice, Sandy Allen, Clarissa Mary Roll, Daniel Emilfork-Bernestein, Luigi Zerbinati, Hans van de Hoek, Dudley Sutton, John Karlsen, Reggie Nalder, Mario Cancelli, Mary Marquet.

Trailer de Il Casanova di Federico Fellini

Siamo di fronte a una delle pellicole più belle del cinema italiano, un film unico e completo, ricco di originalità e contrasti. Donald Sutherland è perfetto nel proprio ruolo e viene guidato da Fellini in ogni singola espressione e battuta. “Il Casanova di Federico Fellini” è molto di più di quello che sembra: il tema dell’onirico è molto presente come in tutti i film del regista riminese, ma qui troviamo anche della vera è propria attualità travestita da storia. Ci viene offerto un lato del Casanova che non abbiamo mai visto.

Trama de “Il Casanova di Federico Fellini”

Seguiamo la vita di Giacomo Casanova: dapprima accusato di stregoneria e arrestato, successivamente evade e latita fino alla morte per le corti europee. Attraverso il lungo viaggio della sua vita impariamo a conoscere il nobile veneziano e a capirlo solo quando ormai giunge la fine.

La testa di venusia in Il Casanova di Federico Fellini
La testa di venusia in Il Casanova di Federico Fellini

Recensione di “Il Casanova di Federico Fellini” con Spoiler

Siamo in pieno ‘700, in Europa la nobiltà oscilla fra il barocco e il kitch. Il Casanova di Federico Fellini si apre con il Carnevale di Venezia, manifestazione famosa e altrettanto sfarzosa, che ci dà già un’idea dell’estetica che la pellicola avrà. Subito dopo il primo incontro segreto del protagonista, questo viene arrestato con l’accusa di stregoneria. Lui dice di essere un semplice alchimista, uno studioso, e da come lo dice possiamo intuire la passione che ha per i suoi libri e i suoi studi. Ciononostante viene portato ai Piombi, perché è nato nel secolo sbagliato. Dopo l’evasione, avvertiamo il primo distacco dalla realtà: Casanova guarda Venezia per l’ultima volta con occhi sognati e poi si dà alla fuga. L’unica cosa che porta con sé è il suo carillon.

Casanova e il Carillon

Una delle cose che sicuramente rimangono più impresse del film, è senza dubbio l’onnipresenza del carillon di Casanova, un oggetto che lui custodisce gelosamente, portandolo con sé fino alla fine. Il carillon non è quindi un semplice oggetto di scena, ma va analizzato come una vera e propria allegoria: viene custodito dentro una specie di armadietto e la sua forma richiama chiaramente quella di un gufo, oppure semplicemente quella di un avis qualunque. Sappiamo che Casanova ha l’abitudine di caricare il carillon e di lasciarlo suonare durante gli amplessi ai quali si dedica (a eccezion fatta di quello alla corte romana). Questo gufo d’oro, quindi, non è che l’allegoria della mascolinità di Giacomo Casanova, un qualcosa che non gli si può strappare nemmeno con la forza. Anche dopo la cacciata dalla corte inglese (che troviamo verso la fine), dopo la quale lui pensa persino di suicidarsi, viene abbandonato in mezzo alla strada con i suoi bagagli e il suo carillon a parte. Il concetto del carillon, che scompare alla fine del film, quando Casanova è ormai anziano e si trova in Boemia, è strettamente collegato al personaggio del protagonista in sé. Ma soprattutto al vero e proprio ‘utilizzo’ che le donne fanno di Casanova.

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Casanova e il carillon

Casanova (non) detiene il controllo

Se cercate il significato di “essere un Casanova” trovate per certo qualcosa come “uomo libertino, seduttore irresistibile e privo di scrupoli”. Bene, questa non è la descrizione del Casanova di cui ci parla Fellini. O almeno, lo è superficialmente.

Come scritto di sopra, il nostro protagonista è un intellettuale che, in quanto tale, ha bisogno di un tetto nobile sotto cui poter concentrarsi e occuparsi dei propri studi. Si trova di fronte tante opportunità e tante corti gli offrono soggiorno. Ma in che modo può lui sdebitarsi con le padrone di casa? La risposta vien da sé: concedendosi a loro e facendogli credere di essere loro a concedersi a lui, dopo un accurato corteggiamento. Il gioco di Casanova è semplice, in fin dei conti, perché sa bene quanto questa sua decisione giovi sia a lui, che a queste donne. Si può occupare dei suoi studi e le anziane padrone possono vantarsi di averlo avuto per sé. Quello che non sa è che le donne che frequenta sono molto lucide e di gran lunga più maligne di lui.

La fama di Casanova si espande per tutta l’Europa e lui è sempre più orgoglioso del suo lavoro, così strettamente legato anche all’alchimia e all’esoterismo, che l’avevano condotto ai Piombi. Nessuno può arrestarlo, perché ormai è protetto, e la sua fama lo precede ovunque vada. La tagliola però è già chiusa nella sua caviglia: sebbene a lui sembri non pesare, tutte le donne che lo incontrano lo sfruttano, oppure lo ignorano completamente. Esempio calzante è Henriette (giovane donna della quale Casanova si invaghisce), che lo utilizza solo come lasciapassare per cambiare città in sicurezza e poi scappare. Casanova rimane sconvolto da questa fuga, ma non si dà per vinto. Decide di andare in Inghilterra, ma anche lì le due padrone della corte lo bistrattano. Tenta addirittura di annegarsi nel Tamigi, ma non riesce a suicidarsi.

La sua reputazione è ormai segnata dalle sue abili doti da seduttore e amante, e nessuno ricorda più le sue capacità oratorie e intellettuali.

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Casanova e i circensi

Durante il suo piccolo viaggio in un centro circense, metaforicamente si rende conto di essere ormai in trappola: è entrato in un tunnel, quello delle donne, dal quale non è in grado di uscire. L’unica cosa che può fare è tentare di andare avanti nello stesso modo.

Dopo aver perso una partita a braccio di ferro con ‘la donna più forte del mondo’, teme con essa di aver perso completamente anche la sua mascolinità, il suo reale carillon.

Arrivato a Roma ha la possibilità di riscattarsi. Fellini ci conduce in un ambiente totalmente diverso da quelli che ci ha già mostrato: la corte romana è disordinata, caotica, particolarmente avvezza ai Baccanalia e Casanova si ritrova alquanto disgustato all’inizio, poiché ha già visitato il nord Europa e non ha mai visto niente del genere. I commensali mirano però a colpire il suo orgoglio maschile, incitandolo a dimostrare la sua reale resistenza fisica (quanto a rapporti sessuali) di fronte a tutti. Casanova si rifiuta categoricamente, per di più di gareggiare contro un sempliciotto, un rozzo cocchiere stimato per le sue doti amorose:

“Sono anche uno scrittore, un intellettuale. Mi occupo di filosofia e di alchimia…”

(frase che Casanova ripete di tanto in tanto, per ricordare alla gente la sua reale occupazione)

Alla fine accetta e vince anche la sfida. Viene osannato e acclamato dalla corte, ma dentro lo spettatore si anima un senso di vergogna, di umiliazione, per quello che è appena accaduto. Casanova non ha fatto suonare il carillon, ha lasciato da parte la dignità che lo teneva legato alla sua controversa vita sessuale. È rimasto solo un uomo vuoto, che deve ancora rendersi conto di esserlo.

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Casanova vince la sfida

La madre, la bambola, la morte

In un teatro ormai deserto, vengono calati giù dal tetto i lampadari, per poter essere spenti. Casanova si aggira fra i dipendenti della struttura, che sembrano non notarlo. In lontananza il nostro nota una donna anziana: si tratta della madre di Casanova. Gli abiti sono da ricca signora, eleganti e sfarzosi, ma il suo rozzo comportamento la tradisce, mostrando una donna poco sensibile e materialista. Tratta il figlio con indifferenza e sarcasmo, accusandolo di essere sparito da un giorno all’altro. Quando il protagonista le dice il motivo per il quale ha dovuto lasciare Venezia, alla madre sembra importare poco e continua infatti a parlare dei propri affari. Casanova la aiuta a dirigersi verso la sua carrozza. La donna va via sola, lui promette di scriverle ma non le chiede l’indirizzo di casa.

E rimane di nuovo solo, un’altra donna l’ha illuso e gettato via. Un’altra donna che, in questo caso, è sua madre. La madre, che dovrebbe essere l’unica che non gli volterebbe mai le spalle, poiché l’ha generato e cresciuto, lo tratta con una certa indifferenza. Ma il figlio accetta la sconfitta passivamente: ormai è abituato ad essere abbandonato.

Per Casanova il tempo della sofferenza sta terminando. Si trova a Wurttenberg, in una corte particolarmente chiassosa, disinteressata a lui e irrispettosa. Il protagonista si arrabbia quando si rende conto che parlare con una corte di ubriachi equivale a parlare con i muri, e fa per andarsene, visibilmente indisposto.

E poi la nota.

Rosalba, una bambola meccanica della quale si prendono gioco come se non lo fosse. Casanova si avvicina, la tratta come se fosse viva, come se fosse una donna reale. Finalmente, davanti agli occhi dello spettatore, si mostra un vero sentimento, un tipo di amore ingenuo e raro, che mai ci si aspetterebbe di trovare in un personaggio che da sempre conosciamo per aver ammaliato, sedotto e abbandonato tutte le donne che gli sono capitate a tiro. È impotente di fronte alla bambola, si lascia trasportare e guidare da lei. È un incontro che gli cambierà la vita, nonostante debba nuovamente spostarsi.

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Casanova e Rosalba

Nella scena successiva lo troviamo in Boemia, notevolmente invecchiato, in una corte presso la quale è bibliotecario. Ha perso la sua eleganza, il suo carillon è rotto e arrugginito, viene quotidianamente sbeffeggiato dalle persone che lo circondano e che ridono delle sue poesie. È diventato un vecchio incattivito dalla superficialità della gente che ha stravolto la sua vita.

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Casanova anziano poco prima di morire

Così si abbandona alla morte, certo che ormai da laggiù nessuno potrà strappargli la sua giovinezza, il suo fascino e la sua vera essenza. Gli scorrono davanti le donne dalle quali ha avuto la percezione di essere amato, che pian piano vanno via, scompaiono. Sparisce Henriette, sparisce sua madre.

Ma Rosalba, la bambola, resta.

E Casanova andrà avanti con lei che, anche senza mai una parola o un cuore che batte, gli ha dimostrato di essere capace di non abbandonarlo mai.

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Casanova e Rosalba finalmente insieme

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