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“I Mostri – Il bieco cinismo della nostra società

“I Mostri – Il bieco cinismo della nostra società 1

I Mostri

Titolo originale: “I Mostri”

Anno: 1963

Paese di produzione: Italia, Francia

Genere: Commedia, Grottesco

Produzione: Mario Cecchi Gori

Distribuzione:

Durata: 188 minuti

Regia: Dino Risi

Sceneggiatore: Agenore Incrocci, Elio Petri, Ruggero Maccari, Dino Risi, Furio Scarpelli, Ettore Scola.

Montaggio: Maurizio Lucidi.

Dop: Alfio Contini.

Musica: Armando Trovajoli.

Attori: Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Lando Buzzanca, Ricky Tognazzi, Franco Castellani, Maria Mannelli, Quinto Parmeggiani, Angela Portaluri, Ugo Attanasio, Luciana Vincenzi, Marisa Merlini, Daniele Vargas, Rica Dialina, Salvatore Borghese, Luisa Rispoli, Michele Mercier, Marino Masè, Mario Brega, Lucia Modugno, Riccardo Paladini.

Trailer del film

Recensione de “I Mostri”

“I Mostri”, un classico che tutti gli italiani dovrebbero vedere e rivedere. È un film dalle mille sfaccettature, che racconta uno spaccato della nostra società terribilmente cinica e intrisa di nevrosi, che persiste nei decenni e non è ancora cambiata. “I Mostri” è quindi un film molto attuale, le cui venti sotto-trame non scadono mai, data la loro grande universalità. Risi ci vuole parlare non solo di Roma, di Milano, o di altri paesini di cui non si dice mai il nome, ma anche e soprattutto di Italia, e lo fa mettendo in luce le malignità del nostro “Bel Paese”. Quando finisce il film ti accorgi che hai smesso di ridere e che dentro di te si è annidato un dubbio:

Chi sono i veri mostri nella mia vita?

I Mostri

E con questa domanda triste ti accorgi che possono essere ovunque: negli ospedali, nelle chiese, a lavoro, per strada, in famiglia… oppure puoi essere direttamente tu.

Trama de “I Mostri”

Dino Risi ci racconta la nostra società con 20 episodi, 20 situazioni diverse, in cui il cinismo, il menefreghismo, la falsità e le più basse forme di malignità morali, fanno da padroni. Con due fantastici Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, che interpretano alcuni dei vari “mostri”, ci addentriamo dentro la cattiveria quotidiana che beviamo al mattino assieme al caffè.

ATTENZIONE!

State per leggere l’analisi di TUTTI e 20 gli episodi.

Analisi de “I Mostri”

1- “L’educazione sentimentale”

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Un giovanissimo Ricky Tognazzi con suo padre nel primo episodio del film

Il mondo è tondo e chi non galleggia, va a fondo!

I mostri

È questo ciò che dice il buon padre al proprio figlio, quando quest’ultimo torna a casa con un occhio nero. Il personaggio di Ugo Tognazzi fa capire al ragazzino che nella vita è meglio giocare d’attacco che di difesa, e che a volte, per “necessità”, purtroppo si deve anche barare. Dalle piccole truffe che il padre compie, ci rendiamo immediatamente conto del suo pensiero: per lui è lecito fregare il prossimo. Solo così si arriva primi, solo così si raggiunge la vetta. Fregando il prossimo. È senza dubbio un insegnamento terribile, sul quale però sfortunatamente si basano Paesi interi.

Alla fine dell’episodio ci accorgiamo che l’impegno del padre di far perpetrare la sua mentalità nel figlio, è servito a qualcosa…

2- “La raccomandazione”

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Il personaggio di Vittorio Gassman intento a fare La telefonata

“Fedele, povero e per questo ricco!”

I mostri

Soprattutto nel mondo dello spettacolo è facile incappare in personaggi come quello di Gassman in questo episodio. C’è un uomo che più che essere attore è una primadonna egocentrica. Tutta l’attenzione deve essere su di lui, sul suo Otello. Illude l’uomo che ha bisogno della sua raccomandazione con parole false e ipocrisia, fingendo di essere l’umile che non è. L’apice dell’episodio è nella telefonata stessa: a quanto pare Francosi (soggetto della raccomandazione) è famoso nell’ambiente teatrale per essere un reietto. Il nostro attore, che dovrebbe aiutarlo, cosa fa?

“Lascia perdere quel Francosi, che finisce magari per inguaiarti!”

I mostri

3- “Il mostro”

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Il mostro

Questo episodio parla da sé. Chi è il vero mostro? In realtà lo sono tutti: è mostro l’assassino che ha massacrato la famiglia, sono mostri i giornalisti che gli stanno addosso con la loro fame da prima pagina e sono mostri i poliziotti che si mettono sotto i riflettori dopo aver arrestato il colpevole.

E anche noi siamo portati ad essere un po’ mostri, chiamando in questo modo i due per i loro difetti fisici.

4- “Come un padre”

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Luciana e Stefano

Fra i più crudeli del film, “Come un padre” è la prova di quanto oltre possono andare la falsità e la noncuranza di certe persone. Un povero marito (interpretato da Lando Buzzanca) si reca in piena notte dall’amico di famiglia Stefano, confidandosi con lui:

“Secondo me Luciana mi tradisce!”

Stefano fa il vago, lo manda fuori strada consolandolo e dicendogli di fidarsi della ragazza.

“Parlale tu domani a pranzo! Tu per lei sei come un padre!”

…propone il ragazzo a Stefano, e questo accetta.

Il povero marito va via felice e contento, sapendo che finalmente fra lui e Luciana non ci saranno più segreti. Va via, tradito due volte contemporaneamente, dalle due persone più importanti della sua vita: la sua donna e il suo migliore amico.

5- “Presa dalla vita”

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La Signora Ceccarelli

La Signora Ceccarelli, una quieta anziana, non avrebbe mai pensato di esser letteralmente rapita fuori dalla chiesa… ma accade. In questo episodio torna di nuovo il cinismo del mondo dello spettacolo, in cui a volte non importa nient’altro che il risultato. E ogni modo per raggiungerlo va bene. La violenza psicologica che il regista (che molti hanno collegato a Federico Fellini) compie sull’anziana, all’inizio suscita risata, ma poi fa riflettere su quanto poco rispetto ci sia per lei, per i collaboratori e per le persone in particolare. Al regista la scena non piace? Poco male, si fa un altro ciak!

Asciugate la vecchia!”

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6- “Il povero soldato”

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Il soldato Battacchi ha appena saputo della morte di sua sorella

Quando sei un povero soldato senza più un soldo e tua sorella viene uccisa, non puoi che sentirti terribilmente addolorato. Oppure no? La falsa ingenuità con la quale si accompagna il Soldato Battacchi è disarmante. Nonostante la posizione precaria nella quale si trovava sua sorella in vita, lui si finge disinteressato, provato e inconsapevole. Fino ad arrivare alla forma più mostruosa d’arrivismo: vendere una prova a un giornale per le indagini sull’omicidio della sorella. Battacchi vende una prova, mostrandosi totalmente ignaro degli eventi. Cosa gli interessa di più a questo punto? Trovare il colpevole o il denaro?

7- “Che vitaccia!”

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Il povero protagonista alla partita

Uno degli episodi più conosciuti del film, “Che Vitaccia!” si può descrivere con questa foto. Il protagonista vive in una baracca, puntualmente con una famiglia numerosissima e zero soldi. Fra le grida dei figli, piange e continua a dire alla moglie Ersilia:

Nun ce posso annà!”

I mostri

Lo spettatore si aspetta che l’uomo debba fare qualcosa quasi di vitale importanza, dato che piange e la moglie lo esorta ad andare dove deve. Cosa fare, dunque? Comprare le medicine a tuo figlio che sta molto male, oppure… andare allo stadio e tifare la tua squadra preferita con tutto il fiato che hai? Ovviamente il nostro protagonista sceglie la seconda opzione, la più egoista.

A dimostrazione che tutti possiamo essere mostri. La malignità non occupa un solo ceto.

8- “La giornata dell’Onorevole”

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L’Onorevole che lascia il monastero come tutte le mattine

Quante volte sarà accaduta una faccenda del genere! Il pio Onorevole, che vive in mezzo alla religione e alla bontà degli altri, ma che in realtà lavora ogni giorno nell’illegalità e nella corruzione. Il personaggio di Tognazzi fa credere al generale pronto a smascherare i suoi loschi affari, che il tempo lo controlla, che è pieno d’impegni. Però in verità è lui a controllare il tempo. Riesce a far in modo di non far vedere allo Stato, da lui raggirato, il suo trucco da uomo di politica esperto. E alla fine ottiene anche la pensione!

9- “Latin Lovers (amanti latini)”

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I due latin lovers

Le apparenze ingannano. Di fronte a questa bella ragazza seduta fra due uomini, l’ipotesi più probabile è che lei sia il mostro che gestisce due amanti contemporaneamente, senza un minimo di pudore. Invece. Bisogna analizzare l’improbabile e guardare fino alla fine, per vedere che in realtà i mostri sono i due uomini, che sfruttano la presenza socialmente accettata della donna, per stare insieme e non destare sospetti. Due mostri a fin di bene?

10- “Testimone volontario”

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L’avvocato D’Amore e il Fioravanti Pilade

“Testimone volontario” racconta di come la dialettica possa salvare la vita di una persona. Si, soprattutto se accompagnata a ricatti, abusi di potere e sfacciataggine. L’avvocato D’Amore è l’avvocato con il quale nessuno vorrebbe avere un confronto, poiché è pronto a tutto pur di riuscire nel proprio intento. Demolisce mattone per mattone l’immagine e le affermazioni del testimone (volontario, ricordiamo), al solo scopo di proteggere il suo cliente (colpevole di omicidio). Il giudice chiaramente si lascia coinvolgere dai ragionamenti decisamente più allettanti del personaggio di Gassman e decide di non accogliere la deposizione del Fioravanti Pilade.

E ricordi! Non si scherza con le cose della legge!”

I mostri

Ancora una volta abbiamo prova di come l’ingiustizia possa sopprimere fortemente persino l’onestà.

11- “I due orfanelli”

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I due orfanelli

Anche qui troviamo un personaggio povero, ma altamente approfittatore, questa volta degli handicap altrui. Il suo compare, un certo Michelino, è cieco e insieme chiedono l’elemosina di fronte alla chiesa (per contare sulla carità e bontà delle persone). Un chirurgo oftalmico si offre per operare gratuitamente Michelino e ridargli la vista. Il personaggio cinico di Gassman non considera neanche per un attimo la proposta e, dapprima si finge felicissimo con il medico, ma poi porta via con sé Michelino. Continuerà a sfruttare la sua cecità.

Canta, Michelì, canta!”

I mostri

12- “L’agguato”

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Ugo Tognazzi nei panni del vigile urbano

Non solo l’Onorevole abusa del proprio potere, tutti coloro che ne hanno la possibilità e la predisposizione possono farlo. Dal presidente di uno Stato, all’edicolante sotto casa. È un agguato, quello dei poteri forti. Anche il protagonista di questo episodio, un vigile urbano, decide di far valere al 120% i suoi titoli. Mette multe di nascosto, senza farsi vedere dai proprietari ignari delle automobili, fermi per un minuto a testa solo per comprare il giornale. Il vigile sa che più multe strappa al giorno e meglio è. Tanto non è lui a doverle pagare!

13- “Il sacrificato”

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Giuliana e Roberto al momento dell’addio

Chissà quanti cuori si spezzano ogni giorno per colpa di individui come Roberto. Anche se non ne ha colpa lui, si sta “sacrificando”. Dice a Giuliana (usando tanti giri di meravigliose parole) che l’ama, si, ma che merita di meglio. Non un uomo come lui, sposato e con una moglie inconsapevole. Classiche frasi, ma qui c’è di più. È una rottura fastidiosamente cinica, falsa e, per la povera ragazza, dolorosa.

E faglielo un sorrisino a Robertuccio tuo…”

I mostri

Adesso che è finita, Roberto non deve più mentire a sua moglie. Ma solo il tempo di pensarlo, che l’uomo si trova già a casa di un’altra donna, che probabilmente diventerà presto per lui un giocattolo usato e non più interessante come Giuliana.

14- “Vernissage”

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Il padre di famiglia che “collauda” l’auto nuova

A furia di cambiali, il nostro buon padre di famiglia, è riuscito a comprare l’auto nuova. Telefona a sua moglie contento dell’acquisto, le dice che l’ha fatto per garantire a tutti un miglior comfort, una situazione migliore. È un padre molto affezionato ai propri figli. Provvede ad attaccare, infatti, tutte le loro foto al cruscotto della macchina, fra un santino e una statuetta sacra. Mette in moto, va in strada e decide di collaudare la sua nuova 600 con una ragazza, una prostituta. Il tutto di fronte agli occhi di carta dei figli, sui quali c’è scritto“Ricordati di noi”.

15- “La musa”

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Il vincitore e la sua musa

Attraverso un meraviglioso ed esilarante Gassman al femminile, ci viene rivelato il perché della presenza (spesso in tutti gli ambiti) di persone non qualificate e incapaci nello svolgere il proprio lavoro. La presidentessa della giuria riesce a premere sui colleghi affinché un uomo riesca a vincere un concorso letterario con ciò che ha scritto. E ci riesce eccome. Nonostante lui sia rozzo, semianalfabeta, per niente adeguato e a tratti sciocco, ha una qualità che gli altri concorrenti non hanno: è l’amante della presidentessa.

16- “Scenda l’oblio”

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Il marito e La moglie in uno degli episodi più cinici

Un gruppo di nazisti fucila dei prigionieri e c’è anche un bambino. Questo è il film che stanno attentamente guardando due coniugi al cinema. Una scena toccante, che mostra in pochi fotogrammi l’orrore della Seconda Guerra Mondiale. L’uomo e sua moglie sono proprio concentrati. Poi il marito indica il muro dell’esecuzione:

Ecco vedi: il muretto della nostra villa, lo farei proprio come quello.”

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Non s’era mai visto così tanto cinismo persino nei confronti della storia stessa.

17- “La strada è di tutti”

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Il vero pirata della strada

Il protagonista di quest’episodio se la prende più che comoda camminando sulle strisce pedonali. Sgrida gli automobilisti, li chiama “incivili”. Arriva alla macchina (parcheggiata in un’area sbagliata), la accende e parte a tutta velocità, rischiando anche di investire dei pedoni. Non credo ci sia altro da dire, solo… chi è il vero incivile, il vero pirata delle nostre strade?

18- “L’oppio dei popoli”

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La moglie e il marito ignaro del suo tradimento

Una giovane donna approfitta della distrazione del marito in salotto, per stare in camera da letto con l’amante. Un tradimento sotto il naso, direi. Ma il personaggio di Tognazzi è quasi ipnotizzato dalla televisione: infatti è lei l’oppio dei popoli. Non solo è capace di plasmarti come vuole e di farti credere quello che vuole, ma anche soprattutto di estraniarti e di cancellare tutto ciò che si trova attorno a te. Ogni cosa può accadere, anche un tradimento, ma tu non te ne puoi accorgere. Ed è proprio quest’oppio che viene usato da chiunque per ogni scopo, tutti si servono della televisione.  

“Che ti sei persa…”

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19- “Il testamento di Francesco”

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Il sacerdote si prepara per andare in onda

Sicuramente l’episodio più direttamente esplicito dei tutto il film. Vediamo un uomo che si sta preparando e curando, che si sta mettendo  in ghingheri per andare in televisione (appunto). Ci accorgiamo che è molto vanitoso, e il suo narcisismo fa quasi ridere e storcere il naso allo stesso tempo. Solo dopo capiamo che è un prete e che si stava mettendo in ghingheri per leggere il testamento di San Francesco. San Francesco, che aveva abbandonato ogni bene materiale per meglio avvicinarsi a Dio. Un grosso (ma per niente improbabile) controsenso alimentato ancora di più dai canoni estetici che la televisione impone.

“Le mani, signorina, sono importanti: le mani parlano.”

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20- “La nobile arte”

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Enea convince Artemio a partecipare all’incontro di pugilato contro Bordignon

Fino a che punto useresti un tuo vecchio amico per arrivare ad uno scopo? Bene, Enea (Tognazzi), che deve riprendere in mano la sua società di pugilato, è ben consapevole dell’incapacità dell’amico Artemio (Gassman) in ambito pugilistico. Ma deve riavere la sua attività, perciò Artemio gli serve carico. Lo convince a un incontro con tale Bordignon, che Enea sa perfettamente essere molto bravo e forte. Chiaramente Artemio non ce la fa, è troppo tempo che non combatte, quindi passa tutto l’incontro in continuo groggy, fin quando non sviene. Artemio riporta gravissimi danni psicofisici permanenti e Enea non ha più la sua attività.

Il mostruoso egoismo di un solo uomo che ne ha distrutti due, un finale veramente tragico per un film dall’humor nerissimo.

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“I cazzotti fanno male…”

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Note Positive

  •  regia e sceneggiatura
  •  tematica e umorismo
  •  eccellenti interpretazioni di Gassman e Tognazzi
  •  importanza storica 

Note Negative

  • nessuna degna di nota

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