Hunters: un dibattito morale e religioso dinanzi al male

Hunters serie tv locandina

Hunters

Titolo originale: Hunters

Anno2020

Paese di produzione: USA

Generedramma, crime, thriller

Stagione: 1

Puntate: 10

Ideatore: David Weil

Produttori: David Weil, Tom Lesinski, Jenna Santoianni, Win Rosenfeld, Nikki Toscano, Jordan Peele

DOP: William Rexer, Tim Norman, Frederick Elmes

Montaggio: Matt Barber, Amy B. Duddleston, John Petaja, Andrew Groves

Musica: Cristobal Tapia de Veer

Aspect Ratio: 16:9

Case di produzione: Monkeypaw Productions, Sonar Entertainment, Big Indie Pictures

Distribuzione: Amazon Prime Video

Attori: Al Pacino, Logan Lerman, Jeannie Berlin, Jerrika Hinton, Lena Olin, Saul Rubinek, Carol Kane, Josh Radnor, Greg Austin, Tiffany Boone, Louis Ozawa, Kate Mulvany, Dylan Baker, Jonno Davies, Julissa Bermudez, Henry Hunter Hall, Megan Channell, Ebony Obsidian, Annie Hägg, Zack Schor, James Le Gros, Christian Oliver, Ronald Guttman, Celia Weston, Becky Ann Baker

Trailer della serie tv Hunters

Trama di Hunters

Nella New York del 1977, il giovane ebreo Jonah Heidelbaum (Logan Lerman) viene accolto da un gruppo segreto di cacciatori di nazisti guidato da Meyer Offerman (Al Pacino). Jonah insieme a The Hunters combattono una guerra clandestina contro centinaia di alti funzionari nazisti che, nascondendosi dietro ad altre identità, cospirano per creare il Quarto Reich negli Stati Uniti.

Recensione di Hunters

Se parliamo di storie attuali che mettono al centro gli ebrei e i nazisti, non si può lasciare da parte quella di Hunters, piaccia o meno. Il suo creatore David Weil ha convinto non solo Amazon Prime Video a investire in un progetto rischioso per la sua tematica irriverente e sensibile, ma è riuscito a coinvolgere anche Jordan Peele (Get Out, Us) per la sua produzione, oltre a sfruttare un grande cast tra cui spicca Al Pacino.

Forse non molto conosciuto fino a ora, Weil ha lavorato per molti anni a questa storia che risulta un accattivante mix tra dramma, thriller, commedia e fumetti di supereroi; un’idea portata avanti più che altro per motivazioni personali. Oltre alla sua pretesa di voler mostrare l’orrore nazista dell’Olocausto, la trama di Hunters apre un dibattito che forse passa inosservato dai suoi detrattori, ovvero: qual è il confine tra la giustizia e la vendetta?

Mio nonno è morto prima che io nascessi. Scrivere il personaggio di Meyer Offerman è stato un modo di incontrarlo per la prima volta… Penso che mia nonna direbbe: “Hai Al Pacino?!” Era una donna molto umile e sarebbe stata contenta dal fatto che la sua storia stia aiutando a continuare la verità sull’Olocausto.

David Weil, ideatore di Hunters

(ATTENTI! CI SARANNO ALCUNI SPOILERS!)

Analisi di Hunters

Prima di approfondire Hunters, è importante fare alcune considerazioni. Tutto ciò che viene mostrato nella serie è finzione, nonostante ci siano fatti basati sulla realtà stessa. Hunters ha generato polemica specialmente per la scarsa e assenza di veridicità di ciò che viene narrato, soprattutto riguardo i flashback dei campi di concentramento (i più polemici forse sono quelli in cui i nazisti giocano agli scacchi umani), ma anche per il fatto che un gruppo di ebrei sopravvissuti alla Shoah cerchi una sanguinosa vendetta contro i suoi carnefici.

Dinanzi a queste critiche rese ancora più note dall’Auschwitz Memorial, David Weil ha ribadito che la serie non è un documentario che vuole mostrare persone e fatti accuratamente reali sull’Olocausto, anche se è ispirata da eventi veri e partendo innanzitutto dai racconti della sua nonna sopravvissuta. È così come Weil ha preso spunto per creare questo mondo di Hunters, da un’esperienza personale sull’orrore nazista percepito dalle storie di famiglia.

Creando questa serie è stato più importante per me considerare quella che credo sia la prima e più sfidante domanda al momento di raccontare una storia sull’Olocausto: come faccio questo senza prendere una specifica esperienza o vita di una persona reale?”, dice Weil. In effetti, sceglie un cammino completamente da fiction, il cui scopo è trasmettere la paura delle vittime di un terrificante periodo storico che lui vuole ricordare perché non si ripeta in futuro, “mai più”. Questa è una responsabilità molto personale che lui si assume con Hunters. Ma riesce a raggiungere il suo obiettivo? Direi di sì.

La serie inizia con l’omicidio di Ruth (Jeannie Berlin), la nonna ebrea del protagonista Jonah (Logan Lerman), l’unico parente che gli rimaneva. Cercando poi il suo assassino, lui scopre tutta la storia da lei nascosta durante e dopo la Shoah, una storia che viene mostrata tramite durissimi flashback dei campi di concentramento che fanno veramente sentire l’incubo nazista.

Ma com’è che Jonah conosce il passato nascosto della nonna? Meyer Offerman (Al Pacino) si presenta nel funerale come un amico intimo di Ruth e offre Jonah tutto il suo supporto. E così che il protagonista entra in contatto con gli Hunterse con la storia che ha portato Ruth a essere l’ideatrice della caccia dei nazisti.

Sicuramente il personaggio di Ruth è un po’ ispirato dalla nonna di Weil, e possibilmente Jonah ha delle caratteristiche in cui lo stesso Weil si identifica.

I fatti legati alla realtà

E’ già chiaro che Hunters è tutta finzione, nonostante il suo mondo “fantastico” viene costruito da stimoli reali. Ben sappiamo che l’Olocausto è accaduto veramente durante la Seconda Guerra Mondiale e che la sofferenza delle sue vittime è indubbiamente l’anima della serie. Ma nel dopoguerra ci sono veramente stati dei cacciatori di nazisti? Sì, ma non come gli Hunters.

Ci sono stati degli attivisti ebrei che si sono incaricati di far processare numerose persone legate allo sterminio. Il più noto è stato Simon Wiesenthal: grazie a lui almeno mille nazisti sono stati giudicati in tribunali negli Stati Uniti. Così Wiesenthal racconta nei suoi libri Gli assassini sono tra noi e Giustizia, non vendetta; in quest’ultimo insiste sul fatto di allontanare questa lotta dal concetto di “vendetta” perché crede sia “ingiusto” dinanzi alle ferite di un intero popolo.

Inoltre la serie prende in considerazione un’operazione segreta realizzata dall’esercito statunitense alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1945, il presidente degli Stati Uniti Harry Truman aveva autorizzato a cercare e portare via dalla Germania ricercatori che erano riusciti a fare importanti sviluppi tecnologici e scientifici durante il mandato di Hitler. La nominata Operazione Paperclip ha fatto sì che molti nazisti lavorassero per il governo americano e che le loro storie passate rimanessero in segreto come il programma stesso. Infatti, la serie mostra ad una scientifica della NASA come uno dei primi obiettivi degli Hunters.

Certamente Hunters trasforma questi incentivi reali in alti livelli di finzione, soprattutto per rendere ancora più interessanti gli snodi narrativi della storia… E giustamente è nella trama in cui risiede la sua genialità e “follia” accattivante.

Più di un protagonista in Hunters

La serie ha la particolarità di avere più di un protagonista. Certamente Jonah è il principale, ma analizzando il cambiamento dell’arco narrativo di altri personaggi si può fare questa affermazione. Vediamoli:

  • Jonah (Logan Lerman) inizia come un ragazzo timido, riservato e “debole”. Nel principio si nega a far parte degli Hunters, ma man mano scopre la storia nascosta della nonna e i terribili piani dei nazisti, decide di avventurarsi nella caccia. Jonah affronta le sue paure e diventa un hunter, combattuto sempre per suoi principi, da quello che “sarebbe corretto fare”. Da quello che vediamo nell’ultimo episodio si può dire che Jonah finisce per tradire la sua morale e che la sua anima è ormai inquinata.
  • L’agente dell’FBI Millie Morris (Jerrika Hinton) è forse l’equilibrio tra una marea di confusione. Impaurita a tratti sul fatto di incaricarsi degli omicidi commessi durante la serie, Millie prende coraggio dalla sua volontà di fare giustizia e di svelare i piani dei nazisti ma anche quelli degli Hunters. Inoltre Millie è una sorta di coscienza per Jonah; lei è quella che cerca sempre di tenerlo dalla propria parte.
  • Gli sposi Murray Markowitz (Saul Rubinek) e Mindy Markowitz (Carol Kane), esperti di elettronica e di decifrare segni. Loro due sono la parte più umana degli Hunters, quelli più sereni ma internamente tormentati per l’omicidio del suo piccolo figlio accaduto quando sono stati portati nei campi di concentramento. Entrambi si mostrano incapaci di uccidere qualcuno e in effetti non sono loro che si sporcano le mani di sangue. Il cambiamento è più noto in Mindy quando incontra finalmente l’assassino di suo figlio (e lascio questo fino a qui). Con loro due ho avuto empatia dall’inizio alla fine, e mi è dispiaciuto molto com’è andata a finire.
  • Il personaggio di Lonny Flash (Josh Radnor) è quello che abbassa le tensioni della serie con le sue sfumature di commedia. Essendo un attore fallito e anche un maestro del travestimento, Lonny cerca nella caccia la sua ragione di essere, il suo orgoglio e l’opportunità di riuscire finalmente a fare un qualcosa con successo.
  • In diversi flashback viene mostrato il passato dell’ex agente dell’MI6 Suor Harriet (Kate Mulvany). Quando era bambina è stata inviata a un istituto cattolico a Londra per essere protetta dell’Olocausto. Lì è stata costretta non solo a professare una fede diversa, ma a essere una persona differente partendo dal cambiamento del suo nome ebreo. Negata per molto tempo ad assumere questa nuova realtà, Suor Harriet finisce per accettarsi come è ora, lasciando definitivamente da parte l’identità della bambina ebrea. Questo personaggio fa il contrappeso religioso nella serie: nella caccia non solo stanno gli ebrei ma anche una suora cattolica. L’intreccio delle due religioni serve a non segnalare soltanto una come quella che porta avanti delle azioni controverse.
  • Il filantropo Meyer Offerman (Al Pacino) si mostra durante tutta la serie come il mentore di Jonah e il leader degli Hunters, ma anche come una persona che in realtà non è. Alla fine il Meyer che noi seguiamo in tutti gli episodi non può più nascondere la sua natura: è un criminale che ha ingannato ad un gruppo di innocenti per “salvare” sé stesso.

Giustizia vs. Vendetta – I due plot twist finali

Durante tutta la serie si mette in discussione l’agire di ogni personaggio, soprattutto di quelli appartenenti agli Hunters: sono mossi dalla voglia di giustizia o dalla sete di vendetta? Quello che fanno è giusto o sbagliato? Secondo me non c’è un’unica risposta a queste domande, almeno non per tutti i personaggi. Certo è che giustamente questa premessa è quella più importante da percepire in questa serie.

La prima cosa da considerare è la mancanza di una giustizia vera contro i nazisti, una giustizia mai fatta negli Stati Uniti dinanzi ai crimini contro gli ebrei, una giustizia ostacolata dal programma segreto che ha permesso a tanti nazisti di occupare addirittura alti posti dentro il governo americano. Questa sarebbe la motivazione comune e principale di tutti gli Hunters per intraprendere la loro caccia clandestina, vedendosi “costretti” a fare “giustizia” da soli.

Poi c’è Jonah cercando l’assassino della nonna, che quando scopre che è stato un nazista accetta di prendere il posto di Ruth nella caccia. Dall’altra c’è Meyer e tutti gli Hunters, ognuno con motivi molto personali per finire con i nazisti. Ma c’è anche l’agente dell’FBI Millie, forse il personaggio che veramente rappresenta la “giustizia” perché cerca di risolvere i diversi casi di omicidio e di indagare sia agli Hunters sia ai nazisti e il loro piano del Quarto Reich. Alla fine lei riceve la proposta di una donna ebrea appartenente al Congresso per condurre la propria task force segreta che possa portare i nazisti alla giustizia. Allora sì, si può affermare che lei è quella più vicina a quello che molti di noi riteniamo come “giusto”.

In varie occasioni Jonah confronta Meyer sul fatto di ammazzare i nazisti: “Ma questo non è vendetta?”. Durante praticamente tutta la serie Meyer ribadisce che questo è un compito, una giustizia “quasi religiosa” per il popolo ebreo. Ma questo viene ribaltato dal primo e scioccante plot twist dell’episodio finale: Meyer risulta di essere Wilhelm Zuchs “The Wolf”, il medico nazista che ha tormentato sia Ruth sia il vero Meyer (il suo grande amore) nei campi di concentramento. Non per caso The Wolf è l’obiettivo principale della caccia.

Man mano la serie avanza, il personaggio di Meyer diventa sempre più meno rammaricato dal suo agire e smette di fare il suo solito “processo” prima di ammazzare i nazisti con le prove che li incriminano. Questo fatto viene segnalato per gli stessi Hunters che iniziano a mettere in dubbio il vero scopo della caccia.

“Non hai pregato per lui come gli avevi detto a mia nonna”. Così Jonah si smaschera definitivamente a The Wolf quando questo assassina il chirurgo plastico che si credeva fosse lui ma che alla fine risulta essere colui che gli ha dato un nuovo volto per poter nascondersi ed emigrare con l’identità del vero Meyer. The Wolf afferma che la caccia era la sua “penitenza” all’uccidere nazisti, ma che questo è servito per nascondersi ancora di più perché chi potrebbe sospettare di un ebreo che cerca di fare “giustizia”?    Questa scena mi fa venire dei dubbi sull’omicidio di Ruth. Forse questa sua scoperta l’ha fatto incontrare la morte.

Questo plot twist ha due ragioni di essere oltre al fatto di quasi provocarci un infarto: ridefinire lo scopo degli Hunters e slegare gli ebrei dal concetto di vendetta perché alla fine la caccia è stata portata avanti da un nazista. Questo è essenziale da far notare, specialmente a quelli che vedono la serie e se la prendono con l’ideatore perché “banalizza” la sofferenza di migliaia di persone e “criminalizza” una religione.

Il secondo plot twist dell’ultimo episodio ci fa vedere che The Colonel (Lena Olin), leader del Quarto Reich, è fuggita ad una grande villa in Argentina. Vediamo quattro bambini biondi esattamente uguali e un vecchio a cui lei chiama “Adolf”, mentre lui si riferisce a lei come “Eva” (questo fa pensare che lui sia Hitler e lei la moglie). Con loro appare Joe Mizushima (Louis Ozawa), l’hunter sequestrato dai nazisti. Joe sicuramente costituirà uno dei motivi per cui continuare la caccia anche fuori degli Stati Uniti, oltre al fatto di voler approfondire sull’inganno di The Wolf. Ora gli Hunters avranno degli obiettivi diversi e la storia andrà in un’altra direzione.

David Weil afferma che ha materiale per almeno cinque stagioni, e che sa già quale sarebbe il finale di tutta la serie (se ovviamente verrà rinnovata).

Amazon Prime Video non ha ancora confermato una seconda stagione, ma l’ultimo episodio di questa lascia le porte aperte agli Hunters per nuove avventure contro i nazisti. A noi spettatori ci lascia con una voglia sfrenata di sapere “Ora cosa accadrà?”, e personalmente mi ha lasciata piacevolmente sotto “shock”… Tanto che ancora dico a me stessa: “Dimmi che questo non è finito così! Ma sai che è stato geniale!”

Anni fa ho visitato Auschwitz e ho visto le porte in cui mia nonna era stata costretta a entrare decenni prima e la caserma in cui era stata costretta a vivere come prigioniera. Ho visto vestigia del mondo da incubo di cui era sopravvissuta. È stata un’esperienza che ha cambiato per sempre il corso della mia vita.

David Weil, ideatore di Hunters

NOTE POSITIVE

● Fotografia: piani, movimenti e palette di colori adatti e visivamente attraenti.

● Sceneggiatura: trama e sottotrame molto interessanti e sfruttabili narrativamente.

● Musica: canzoni anni ’70 che rafforzano i momenti chiavi della storia. Senza dubbio, il soundtrack della serie la rende ancora più accattivante.

NOTE NEGATIVE

● Sceneggiatura: ritmo narrativo a tratti lento. Il personaggio di Jonah (il protagonista) risulta un po’ piatto e statico, soprattutto se viene paragonato al livello di lavoro che hanno altri personaggi e gli snodi narrativi della serie.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.