Denis Lavant

Holy Motors: L’importanza del ruolo

Recensione del film Holy Motors, ultima fatica di Leos Carax, del 2012 con Denis Lavant ed Édith Scob
Holy Motors locandina del film

Holy Motors

Titolo originale: Holy Motors

Anno: 2012

Paese di produzione: Francia, Germania

Genere: Drammatico

Casa di Produzione: StudioCanal

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 115 min

Regia: Leos Carax

Sceneggiatura: Leos Carax

Fotografia: Caroline Champetier

Montaggio: Nelly Quettier

Attori: Denis Lavant, Édith Scob, Leos Carax, Eva Mendes, Kylie Minogue, Michel Piccoli

Trailer italiano di Holy Motors

Recensione di Holy Motors

Ben 13 anni ci ha messo Leos Carax per ritornare con un suo lungometraggio dopo “Pola X” del 1999, senza contare l’episodio “Merde” presente nel film “Tokyo!”. Carax scrive e dirige Holy Motors, film del 2012 con protagonisti principali Denis Lavant ed Édith Scob. Il lungometraggio è stato presentato in concorso al Festival di Cannes del 2012.

Nonostante sia stato nominato in moltissimi festival non riuscì a prendere tanti premi, a Cannes per esempio vinse solo il “Prix de la jeunesse “ consegnato al regista. Non sempre i migliori film vengono premiati, gran peccato direi, perché questo film a mio parere è uno dei migliori del decennio.

Trama di Holy Motors

Non sappiamo di preciso che lavoro svolga Monsieur Oscar (interpretato da Denis Lavant), viaggia in una Limousine lungo le strade di Parigi guidata da Cèline (interpretata da Édith Scob), una donna che ogni giorno ha il compito di accompagnarlo a diversi appuntamenti che prevedono l’interpretazione di diversi ruoli da parte di Monsieur Oscar, da padre di famiglia ad uno spietato assassino, da vecchia mendicante ad un mostruoso personaggio che vive nelle fogne.

Analisi di Holy Motors

Leos Carax si fa subito notare, nel vero senso della parola, infatti è il primo personaggio che compare nel prologo del film, interpretando un uomo che viene svegliato nella sua stanza da strani rumori. L’uomo cercando l’origine di questi rumori riesce a scoprire una porta segreta nella parete della stanza, una porta che riesce ad aprire facilmente avendo la chiave al posto di un dito della mano. La porta si rivela essere un passaggio che sfocia in una sala cinematografica, una sala piena di persone che sembrano essere quasi inanimate.

Un pubblico che è presente ma nello stesso tempo anche assente, che trova nel cinema un luogo per passare il tempo, non prestando attenzione all’arte che viene trasmessa, facendo morire la sala cinematografica, non a caso vi è la figura di un enorme cane di colore nero nella sala, dove in alcune leggende è protettore di cimiteri.

La morte della sala cinematografica al giorno d’oggi è causata anche dall’avvento del digitale, la facilità con cui Carax apre la porta della sala in casa sua è paragonabile alla facilità con cui nella realtà odierna il digitale riesce a portare il “cinema a casa propria”, trasportando sempre meno gente nelle sale.

Nonostante questo la facilità e la voglia con cui Carax trova la sala può essere anche paragonata alla voglia di chi preferisce la sala, di chi continua ad andare al cinema, di chi nella sala vede il luogo perfetto per la proiezione della settima arte.

All’interno della vita di Monsieur Oscar

Mi mancano le telecamere, un tempo pesavano più di noi, poi sono diventate più piccole delle nostre teste, adesso non si vedono più, così anche io trovo difficile credere in tutto questo…

Cit. Monsieur Oscar – Holy Motors

Finito il prologo veniamo catapultati nella vita di Monsieur Oscar, un vero e proprio attore, che interpreta vari ruoli, varie vite, in una realtà (come detto da Oscar) dove le telecamere non si vedono quasi più, rimpiangendo il passato laddove le macchine erano realmente colossi, criticando l’avvento del digitale ma continuando il suo lavoro per “la bellezza del gesto”.

La limousine su cui viaggia Oscar funge da camerino, il nostro protagonista si cambia lì dentro, assumendo per ogni ruolo un’estetica diversa. Oscar è stanco, si nota dall’espressione del suo volto, che rimane la stessa nonostante i vari ruoli interpretati, cercando conforto nella “foresta”, un luogo di appuntamenti che purtroppo non è previsto nella sua settimana lavorativa, forse un luogo sicuro dove può finalmente rilassarsi.

Il regista ripropone inoltre un personaggio visto nell’episodio “Merde” presente nel film “Tokyo!”, il personaggio in questione è Monsieur Merde: un clochard che vive nelle fogne di Parigi. Ben visibili sono le inquadrature dell’entrata e dell’uscita di Monsieur Merde dai tombini, facendo notare la preoccupazione del personaggio con sguardi verso l’alto mentre si sente il gracchiare dei corvi, solitamente segno di cattivo presagio. Monsieur Merde sembra non volersi far notare, ha paura del mondo di sopra, dell’opinione altrui e si trova a suo agio sottoterra, nelle fogne, ed ogni volta che compare quel suo sguardo verso l’alto entra in scena il verso degli uccelli, facendo quasi cenno a Huginn (pensiero) e Muninn (memoria), corvi che nella mitologia norrena venivano rilasciati da Odino per avere informazioni su cosa accadeva nel mondo.

Nel ruolo di quest’ultimo personaggio vi è una pesante critica al virtuale, infatti sono molte le inquadrature dove si vede Monsieur Merde camminare in un cimitero pieno di lapidi dove vi è inciso “visita il mio sito web”, nutrendosi dei fiori posti su codeste lapidi, divorando simbolicamente la rete e l’importanza di essa in una società dove conta più di tutto essere sul web.

Holy Motors: Un finale maestoso

Nelle ultime scene finali di Holy Motors possiamo intravedere Oscar che si appresta ad interpretare il suo ultimo ruolo della giornata, e Céline che riporta la limousine al garage. La scena seguente è una delle più belle del film: Cèline prima di scendere dall’auto indossa una maschera per tornare alla vita reale, capovolgendo totalmente l’uso della maschera, la quale prima si attuava nella recitazione ed ora si usa nella realtà.

Spente le luci nel garage le auto iniziano un dialogo di paura, paura di essere sostituite, affermando che “gli uomini non vogliono più le macchine appariscenti, non vogliono più motori, niente più azione” terminando il discorso con un “Amen” generale.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Interpretazioni dei protagonisti
  • L’utilizzo dei suoni

Note negative

  • Nessuna degna di importanza

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