Hereditary – Le origini del male

Titolo originale: Hereditary

Anno: 2018

Paese: Stati Uniti

Lingua: Inglese

Genere: Horror

CAST TECNICO

Regia  Ari Aster

Sceneggiatura Ari Aster

Montaggio Colin Stetson

Dop Pawel Pogorzelski

Casa di Produzione: PalmStar Media, Finch Entertainment, Windy Hill Pictures

Durata: 2h 7m

Formato: DCP

Aspect ractio: 2:00:1

Camera: Arri Alexa Mini, Panavision Primo and PCZ Lenses
Arri Amira, Panavision Primo and PCZ Lenses 

CAST ARTISTICO

Toni Collette

Milly Shapiro

Alex Wolff

Gabriel Byrne

Ann Dowd

 

“Aveva rituali segreti, amici segreti” cit. Hereditary

Hereditary è un film horror, uscito in Italian a Luglio 2018, che segna il debutto al cinema di Ari Aster, regista e sceneggiatore già conosciuto alla critica per i suoi numerosi cortometraggi, come Munchausen del 2013.

Trama

Le vicende di questo film ruotano attorno alla famiglia Graham, che ha ricevuto recentemente una perdita. La madre della signora Graham è venuta a mancare causando la disperazione della figlia e della nipote, la sua preferita.

Analisi Film

È un lungometraggio molto particolare, diverso dai soliti horror destinati ad un pubblico ampio. Ci si trova davanti ad un film indipendente molto molto poco di genere.  Il punto forte  sta soprattutto nella sceneggiatura. Aster sa scrivere molto bene. Riesce a descrivere  ottimamente i suoi personaggi, compresi quelli secondari. Non troviamo nell’opera nessun tipo di personaggi stereotipati, fatti di carta velina, ma grandi ritratti di persone vere, come quello incarnato da Annie Graham.

La forza della sceneggiatura sta nel fatto che allontana il film dai soliti horror. Non ci sono jump-scares o uccisioni splatter. C’è una costruzione molto graduale della tensione, che cresce man mano da inizio film fino alla fine. Una ripresa dei film di stampo asiatico, come Two Sisters, ma comunque rinnovata dando vita a qualcosa di davvero originale.

I dialoghi sono molto realistici, cupi e soprattutto hanno sempre un senso e un perché oltre ad essere pronunciati nei momenti giusti. Ari Aster però ci offre molti indizi che si permetterebbero di comprendere il finale stesso del film già dalla prima scena. Per due ora ci vengono dati tanti indizi che non sono per niente difficili da scoprire.

Un altro cliché che supera è il trattamento riservato alla razionalità. Generalmente nei film horror, soprattutto in quelli mainstream, la lettura razionale degli avvenimenti viene scartata,  causando l’inserimento di battute spiegoni fatte pronunciare ai personaggi per condurre lo spettatore in una determinata direzione. Aster fa esattamente l’opposto: più volte il film spinge a dare una lettura razionale delle cose, conducendo lo spettatore nel suo mondo attraverso gli indizi lasciati all’interno della storia. Benché si rimanga nel genere paranormale il film ha due livelli di lettura: uno razionali e uno paranormale.

Il film può essere visto sia come un gran film horror/paranormale, e altro non è che la storia più “superficiale” del film, sia come la vicenda narrata dal punto di vista di Annie. Annie Graham soffre di un disturbo della personalità e quindi non capisce bene cosa accade e si rintana nella scusa della paranormalità perché non accetta di fare quello che fa, non accetta di essere malata mentalmente. E quindi non è altro che un racconto delle malattie mentali all’interno della famiglia Graham, malattie, che come ben saprete, sono considerate EREDITARIE.

Non si può, però, ignorare anche il grande lavoro che Aster ha fatto dietro la macchina da presa. Il regista sceglie di allontanarsi dai soliti cliché di genere, sia i movimenti di camera sia per come il film è visivamente costruito. La macchina da presa è ferma, molteplici piani sequenza e primi piani

C’è una grande attenzione ai dettagli e in questo film ce ne sono davvero tanti. I pupazzi, le forme, le scritte, le teste, sono tutte cose che torneranno nel finale e non si potrà dire ad Aster che ha barato perché ci ha dato tutti gli indizi necessari. Alcune volte anche solo con la realizzazione delle scene. Ad esempio, la scena iniziale, ovvero la casa delle bambole che pian piano diventa realtà, oltre che essere registicamente perfetta, bella da vedere, è anche un grosso aiuto.

Grande plauso anche a Toni Collette, che ci ha regalato una performance straordinaria, e mi sento già di dire che sarà una delle migliori performance dell’anno. Molto bravo anche Alex Wolff, che interpreta Peter, il figlio più grande.

Infine bisogna fare i complimenti al reparto tecnico, perché il film è davvero ben fatto. Spiccano soprattutto fotografia- cupa, triste, angosciante- e montaggio.

Note positive:
  • Bei personaggi
  • Bella storia
  • Ottima sceneggiatura e dialoghi
  • Bella Regia
  • Ottime interpretazioni attoriali
  • La fotografia e il montaggio sono buoni
Note negative:
  • nessuna