Gravity – Scheda Film

Anno: 2013

Paese: Stati Uniti d’america, Regno Unito

Lingua:Inglese

Genere: fantascienza

CAST TECNICO

Regia Alfonso Cuaròn 

Sceneggiatura  Alfonso Cuarón, Jonás Cuarón

Montaggio  Alfonso Cuarón, Mark Sanger

Dop  Emmanuel Lubezki

Casa di Produzione:  Warner Bros., Heyday Films, Esperanto Filmoj

Durata: 1h 31m

Negativ Format: 65 mm (Kodak Vision3 500T 5219) 
Codex

Aspect ractio: 2.39 : 1

Camera: Arri Alexa M, Zeiss Master Prime Lenses 
Arri Alexa, Panavision Primo and Zeiss Master Prime Lenses 
Arriflex 765, Zeiss 765 Lenses

CAST ARTISTICO

George Clooney

Sandrea Bullock

Gravity – La recensione 

Legge di gravitazione universale: “Nell’universo ogni punto materiale attrae ogni altro punto materiale con una forza che è direttamente proporzionale al prodotto della loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza” 

                                      cit.Newton

L’universo, un gruppo di astronauti, un esplosione, un sopravvissuto che lotta per sopravvivere in una situazione complicata: è il plot del lungometraggio fantascientifico diretto da Alfonso Cuarón. 
 
Il film è stato presentato  alla 70essima edizione della mostra cinematografica di Veneziaoltre ad aver vinto all’86essima edizione del Premio Oscar sette statuete –  anche come miglior film – e ben dieci nomination. 
 

Nell'immenso spazio spaziale: Gravity

Il pubblico entra in salotto, prende posto sul divano, uno spegne le luci mentre un altro clicca il tasto play sul telecomando. Il silenzio cala nell’aria mentre l’opera cinematografica incomincia a creare una storia, che nella nostra mente diviene reale.

Sullo schermo nero compaiono delle scritte bianche che descrivono precisamente quanto sia difficile vivere fuori dal nostro pianeta.

 A 600 km di distanza dal pianeta terra la temperatura oscilla fra – 258 e -148 gradi Fahrenheit. Lì non c’è nessun suono Non c’è pressione d’aria Non c’è l’ossigeno”

cit. Gravity

L’universo è il luogo in cui noi passiamo tutta la nostra esistenza, è quello strano e incomprensibile posto gigantesco, definito da noi piccole menti come l’infinito, in cui la Terra si trova sospesa nel nulla, galleggiando eternamente e girando in continuamente e inesorabilmente nello stesso modo intorno alla stella vitale, Sole. 

La forza che permette ciò è la Gravita (Gravity). Se essa non ci fosse, la vita nell’intera galassia non esisterebbe.

Gravity: Nell'immenso spazio spaziale

Da quando l’Apollo 11 con i suoi passeggeri è sbarcato sulla luna il 20 luglio 1969, i terrestri hanno incominciato sempre di più a impiantare satelliti nello spazio intorno alla Terra e molti uomini sono partiti per compiere varie missioni, fino ad essere riusciti a mandare un robot su Marte. 

La scienza ha fatto incredibili passi avanti soprattutto per una caratteristica presente più o meno in maggior quantità in tutti gli esseri umani: La curiosità. E’ questa la forza che ci ha fatto andare sulla luna, che ci fa uscire di casa. Molti uomini sono partiti per andare nello spazio pur sapendo di rischiare la vita, ma la curiosità era troppo forte per rifiutare.

Trama

Un gruppo di astronauti americani è nell’orbita spaziale. Appena il film inizia sentiamo pronunciare una frase che risalta immediatamente all’orecchio “Ho un cattivo presentimento”. In effetti qualcosa di molto spiacevole accadrà al gruppo, formato da due uomini e una donna, la quale è alla sua prima esperienza nello spazio.

Detriti di altri satelliti a gran velocità colpiscono l’astronave, che si danneggia irrimediabilmente. Uno muore, la donna si stacca dalla navicella e incomincia a fluttuare nello spazio, mentre il più esperto, il comandante Kowalsky non subisce particolari danni. 

Kowalsky (George Clooney) grazie allo zaino Jet riesce a recuperare la dottoressa Ryan Stone, che presa dal panico ha quasi terminato del tutto iil suo ossigeno disponibile.

I due incominciano a passeggiare nello spazio vuoto, per cercare di raggiungere una navicella cinese. Riusciranno a cavarsela?

Gravity film

Analisi Filmica

La storia sceneggiata da padre e figlio, rispettivamente Alfonso Cuarón e Jonás Cuarón, è potenzialmente innovativa nell’ambientazione essendo svolta per gran parte interamente nello spazio aperto e non del tutto dentro una navicella spaziale alla Solaris tarkovskijano o alla 2001: odissea dello spazio di Kubrick, benché entrambe le due pellicole citate sono superiori qualitativamente all’opera cinematografia del regista messicano, se non dal punto di vista degli effetti speciali dal quello della sceneggiatura.

Il film non risulta innovativo per un fattore: la banalità, ovvero è per gran parte estremamente banale. (spoiler)

L’astronauta ha il presentimento che deve accadere qualcosa di tremendamente brutto ed è ciò che avviene, i due che restano in vita si aiutano a vicenda fino a quando ovviamente uno si sacrifica per salvare l’altro, che ovviamente si salverà all’ultimo secondo.

Cuarón è riuscito a trasmettere un immagine estremamente poetica dell’universo. La bellezza delle luci, dei pianeti, dell’aurora boreale inviano allo spettatore un enorme senso di tranquillità, di pace, quasi a sentirsi un tutt’uno con la natura.

Oh mio dio wow! Ehi Ryan dovresti vedere il sole sul Gange è pazzesco “ dice Kowalsky

cit. Gravity

Applausi meritati vanno anche a Steven Price. per la colonna sonora più che azzeccata, la quale funziona perfettamente insieme alle immagini.

Nota positiva

  • La tensione rimane dall’inzio alla fine, senza scendere mai.
  • Lo spettatore si immedesima con i personaggi tifando per loro
  • La scenografia è ben fatta
  • Non si sente la mancanza di altri personaggi 

Nota negativa

  • Il finale è un po troppo scontato
  • Il ritorno del fantasma Kowalsky era evitabile

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