Gli orologi del Diavolo: Un uomo al servizio della giustizia

Una clip de “Gli orologi del Diavolo”

“Io sono un criminale senza soldi e un poliziotto senza distintivo. Sono un uomo normale in un gioco più grande di lui”.

cit. Marco Merani

La miniserie Rai è tratta dall’omonimo libro di Gianfranco Franciosi e Federico Ruffo ed è ispirata a fatti realmente accaduti, nonostante siano stati cambianti nomi e dialoghi per renderli adatti a una fiction.

Trama Gli orologi del Diavolo

Marco Merani è un meccanico specializzato nella costruzione di piccole imbarcazioni, in particolare di gommoni e possiede un cantiere nei pressi di Genova. È considerato il migliore meccanico del suo paesino e questo attira fin da subito l’attenzione di una banda di narcotrafficanti spagnoli, a cui servono gommoni in cui stipare la merce, ma che siano abbastanza veloci da poter seminare le forze dell’ordine.

Inizialmente Marco asseconda le loro richiesta, ma poi inizia ad avere dei dubbi e si rivolge a Mario, un poliziotto amico di famiglia, per chiedere suggerimenti su cosa sia più conveniente fare per proteggere se stesso e la sua famiglia. Scopre così, che proprio il team guidato da Marco è sulle tracce della banda da molto tempo e senza successo, dunque gli viene proposto di collaborare con la giustizia per aiutarli a catturare il boss.

Il meccanico si ritroverà ad agire sotto copertura, diventando un riferimento per Aurelio, boss dell’organizzazione criminale, il quale inizia a considerarlo quasi come un fratello. A questo punto Marco si trova a condurre una doppia vita: da una parte costretto a mentire alla sua famiglia e agli operai, dall’altra al servizio della polizia, rischiando quotidianamente la vita in qualcosa più grande di lui.

Recensione Gli orologi del Diavolo

La serie si apre con un flashforward che ci catapulta fin da subito nella vita di Marco Merani, per essere precisi ci ritroviamo quasi nel momento in cui sta per ottenere la libertà tanto attesa, eppure il suo volto non è per nulla tranquillo, non è solare. Questo perché l’uomo è consapevole che prima di poter tornare alla sua vita, dovrà compiere un’ultima azione che potrebbe costargli la pelle.

Gli orologi del Diavolo è proprio questo, la perdita della libertà e la voglia imperterrita di un uomo che cerca di riconquistarla con tutto sé stesso, anche a costo della propria vita. Un alternarsi di adrenalina ed emozioni, con un’unica costante: il rischio di non farcela. Ci si ritrova così a vivere le stesse paure di Marco, interpretato egregiamente da Giuseppe Fiorello, le sensazioni della sua famiglia (Nicole Grimaudo e Gaia Dell’Orco in primis, ma anche suo fratello e suo padre) che lo vedono sempre più lontano, tra viaggi di lavoro e prigione, fino al suo nuovo amore Alessia (Claudia Pandolfi).

In una serie in cui le forze dell’ordine non proteggono i propri testimoni e la malavita organizzata sembra quasi essere più affidabile di questi ultimi, il personaggi di Marco si ritrova a fare i conti con Aurelio (Alvaro Cervantes), capo dei narcos spagnoli che per ogni lavoro che il meccanico farà, regalerà lui un orologio. Nel corso degli episodi questi orologi diverranno un patto di sangue tra i due, con una promessa da parte di Aurelio: l’ultimo lo regalerà a Marco quando sarà il momento di ucciderlo.

Quello che dall’esterno sembra un rapporto indissolubile, è per Merani ciò che non lo lascia dormire la notte, il timore di tradire Aurelio, la possibilità che tutto si riversi contro la sua famiglia e il suo cantiere. Lo show travolge lo spettatore, motivandolo a proseguire fino all’ultimo episodio in cerca di risposte, in cerca di qualcosa che renderà l’uomo libero. Ci si ritrova quindi, coinvolti totalmente nelle vicende che assediano la vita del protagonista.

Seppur tutto sembri così perfetto, in realtà i dialoghi tra Marco e la sua famiglia sembrano costruiti su basi sbagliate e non permettono di creare empatia con gli altri personaggi, rendendoli perlopiù scontati nelle loro scelte. Cosa che non succede quando entrano in gioco gli spagnoli, su tutti Aurelio, che rispetta pienamente la parte del “cattivo”, con il sogno di conquistare tutto e garantire alla sua famiglia la pace.

Il prodotto finale risulta godibile e ricollegarlo alla storia vera del protagonista ci fa quasi mancare il fiato ripensando alle esperienze vissute da Marco alias Gianfranco Franciosi. Sembra proprio che la televisione italiana e in particolare la RAI, grazie a questi prodotti voglia alzare l’asticella garantendo serie che rispettino le aspettative creare da quelle internazionali.

“Io non sono un eroe, sono un una persona normale che ha fatto ciò che bisognava fare”.

cit. Marco Merani

Note Positive

  • Interpretazione di Giuseppe Fiorello e Alvaro Cervantes
  • Montaggio e fotografia
  • Adrenalina trasmessa

Note Negative

  • Mancanza di empatia verso personaggi secondari
  • Dialoghi scialbi tra il protagonista ed i familiari

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