Scappa – Get Out (2017)

Titolo originale:  Get Out

Anno: 2017

Paese: Stati Uniti d’America

Lingua: Inglese

Genere:  Horror

Casa di Produzione: Blumhouse Productions, QC Entertainment

Regia: Jordan Haworth Peele 

Scritto da: Jordan Haworth Peele 

      Miglior sceneggiatura originale – Premio Oscar 2018

Direttore della fotografia: Toby Oliver

Musiche: Michael Abels

Cast

Daniel Kaluuya

Allison Williams: 

Bradley Whitford: 

Catherine Keener: 

Caleb Landry Jones

ASPETTI TECNICI:

Aspect ratio: 2.35 : 1

Camera:Arri Alexa Mini, Angenieux Optimo Lenses

Formato: D-Cinema

Processore cinematografico: Digital Intermediate (2K) (master format), ProRes 4444 (3.2K) (source format)

Durata: 1 hr 44 min

Sinossi: Chris e Rose sono una felice coppietta innamorata. Lui è afroamericano, lei caucasica. Chris, un bel giorno,  va a conoscere i genitori della ragazza, che lo accoglieranno con un’ aria cortese, ma ben presto il giovane avrà degli strani presentimenti.

 

Cos’hai? – Lo sanno che sono nero?

– Dovrebbero?

– Sarebbe una cosa da sapere.

– Mamma e papà: il mio bel fidanzato nero verrà con me questo fine settimana e non voglio che rimaniate scioccati… dall’uomo nero! (cit. Get Out)

Acclamato dalla critica e amatissimo dal pubblico Scappa – Get out è considerato uno tra i migliori film del 2017, un gran film che tratta di un tema classico e particolare, come quello del razzismo, in un modo totalmente innovativo e soprattutto entro un genere che raramente si presta a tali considerazioni tematiche, essendo un film dell’orrore. 

Una coppia di giovani, Chris e Rose, si appresta a far visita alla famiglia della ragazza in Alabama, Chris è preoccupato perché i suoi genitori non sanno che lui è un ragazzo di colore e ha paura che ciò possa essere un problema ma convinto dalle rassicurazioni di Rose decide di affrontare la situazione.  Giunti a destinazione troveranno un ambiente apparentemente idilliaco, ma alcune note stonate indirizzeranno la storia verso un epilogo inaspettato e terrorizzante.

scappa - get out

Girato in appena ventitré giorni, completamente in digitale, è l’opera d’esordio del regista Jordan Peele, il quale mette al centro la questione razziale che ancora infiamma la società civile americana come dimostrano i numerosi scontri avvenuti nel 2016 dai quali il regista a preso spunto per affrontare l’argomento. Non a caso la storia si svolge in Alabama, il profondo sud che combatté fino all’ultimo contro l’integrazione degli afroamericani.

I colori caldi, solari e autunnali sembrano contrastare con il clima di terrore che si instaura nel corso del lungometraggio e ciò contribuisce a creare un climax di apparente normalità.

Pur partendo da un presupposto che spesso abbiamo già visto al cinema: il fidanzato di colore che entra nella famiglia bianca di lei, la vicenda si sviluppa subito in maniera differente e, quello che sembrava un tono da commedia, assume i contorni dell’horror.

La musica sottolinea in modo efficace i vari passaggi della pellicola a volte anticipando in qualche modo la tematica come nel caso della canzone della scena iniziale: “Run Rabbit Run”. Oppure in una delle scene finali con “(I’ve Had) The Time Of My Life” che illustra perfettamente il personaggio di Rose (Allison Williams).

Inizialmente si era pensato a Eddie Murphy per il ruolo di Chris, ma è stato considerato troppo anziano per la parte e si è scelto il giovane Daniel Kaluuya (segnatevi questo nome, credo che presto ne sentiremo molto parlare) che con la sua recitazione intensa ed emozionante interpreta alla perfezione il suo ruolo.  

I due domestici interpretati da Marcus Henderson e Betty Gabriel sono inquietanti, la loro presenza insieme alla casa colonica in qualche modo ricordano il celebre quadro di Grant Wood American Gothic che rappresenta la cultura rurale degli Stati Uniti di inizio secolo.

Il montaggio è veloce, mantiene la giusta tensione per tutta la durata del film; in tal senso è molto interessante la scena iniziale, con un lungo piano sequenza Peele ci illustra la situazione, apparentemente slegata dal resto della storia, ma che sarà invece fondamentale per la comprensione del finale.

il regista dissemina per tutto il film degli elementi indicatori e rivelatori che troveranno significato solo a visione ultimata.  Per questo è importante prestare attenzione ai piccoli dettagli dal colore delle macchine,  alle foto scattate da Chris (rigorosamente in bianco e nero), fino alle reazioni tra i personaggi.

Curiosità: Il cognome della famiglia di Rose è Armitage, un chiaro riferimento a H.P.Lovercraft e alle sue note idee razziste. L’imbottitura della poltrona sulla quale sarà costretto Chris è di cotone, un chiaro riferimento al periodo della schiavitù. Infatti, come ha dichiarato lo stesso regista, benché nei giorni nostri l’imbottitura delle poltrone sono fatte di poliestere, nel film è stata imbottita di cotone per mantenere appunto il simbolismo.

A livello cinematografico il film si ispira ad altri capisaldi del cinema horror tra i quali “la notte dei morti viventi” “il silenzio degli innocenti” per la parte riguardante l’ipnosi e si possono trovare riferimenti al maestro del thriller Alfred Hitchcock sia nelle inquadrature sia nella realizzazione di alcune scene, in particolare la corsa del domestico verso Chris è una chiara citazione di Intrigo internazionale.

Get out quindi non è solo un classico film horror e comunque l’orrore raccontato nel film non è qualcosa di soprannaturale, ma piuttosto una sensazione quotidiana dalla quale spesso non si può scappare.

Il “luogo sommerso” di cui si parla nel film rappresenta, infatti, l’emarginazione nella quale il sistema costringe i “diversi”.

Il luogo sommerso significa che siamo emarginati. Non importa quanto duramente urliamo, il sistema ci zittisce (cit. Jordan Peele)

Note positive:

  • Regia che unisce horror e critica sociale
  • Interpretazione di Daniel Kaluuya

Note negative:

  • Si è parlato di un finale alternativo, forse lo avrei preferito al finale scelto