Germania anno zero: l’ultimo capitolo della trilogia della guerra

locandina

Germania anno zero

Titolo originale: Germania anno zero

Anno: 1948

Paese di produzione: Italia, Germania, Francia

Genere: drammatico

Durata: 75 minuti

Produzione: Tevere Film, Salvo D’Angelo Produzione

Distribuzione: G. D. B. Film

Regista: Roberto Rossellini

Sceneggiatura: Roberto Rossellini, Max Colpet, Carlo Lizzani, Sergio Amidei

Montaggio: Eraldo da Roma

Fotografia: Robert Juillard

Attori: Edmund Meschke, Ernst Pittschau, Ingetraud Hinzf, Franz-Otto Krueger, Erich Gruehne

L’inizio del film Germania anno zero

Trama di Germania anno zero

Nella distruzione della capitale del Terzo Reich, una famiglia tedesca tenta di sopravvivere attraverso i mezzi più disparati. In questa, il membro più giovane, il dodicenne Edmund (Edmund Meschke), è costretto a procacciare viveri per la sorella (Ingetraud Hinzf), il fratello reduce dai combattimenti che teme ritorsioni in virtù della sua posizione militare (Franz-Otto Krueger) ed il padre moribondo (Ernst Pittschau). Sullo sfondo desolante della Berlino alla sua Stunde Null (termine militare per indicare la caduta definitiva della Wehrmacht l’8 maggio 1945), Edmund cerca disperatamente la via della salvezza in un mondo che tenta, nonostante la devastazione, di riscostruirsi.

Recensione di Germania anno zero

Ideata e diretta dal maestro Roberto Rossellini, Germania anno zero è una pellicola unica nella storia del cinema italiano e mondiale, caratterizzata dalla novità registica e compositiva assolutamente inedita nel periodo precedente il secondo conflitto mondiale. Il cineasta romano realizza un film ascrivibile entro la categoria di neorealismo non solo perché girato fra le macerie della Berlino del Secondo Dopoguerra e con l’ausilio di attori non professionisti, bensì, in quanto connubio fra tecnica registica caratterizzata dall’assoluta novità del piano sequenza e i tratti di una sceneggiatura scritta a otto mani.

Germania anno zero viene riconosciuto fra i capostipiti del neorealismo italiano, pietra miliare del cinema mondiale firmato dal maestro Roberto Rossellini; è un film, realizzato fra l’agosto del 1947 e il febbraio del 1948, che conclude la non-ufficiale trilogia della guerra, iniziata con Roma città aperta del 1945 e Paisà del 1946. Fra le macerie lasciate dai bombardamenti del Secondo Conflitto Mondiale, il regista romano esplicita l’urgenza di narrare la realtà postbellica mediante la produzione di immagini in movimento, sovente ricorrendo all’ausilio di attori non professionisti e a pellicole in cattive condizioni. Nel caso particolare di Germania anno zero, tuttavia, sono riscontrabili precisi canoni del neorealismo rosselliniano che, successivamente, sono andati a confluire nel genere cinematografico tutto italiano.

L’idea alla base del film è già puramente neorealista: in assenza di una trama canonica – composta, ossia, da inizio, svolgimento ed epilogo – si erge il dramma di una famiglia tedesca il cui unico scopo, per tutta la durata della pellicola, è quello di saziare un costante senso di fame, anche a costo di sacrificare l’innocenza del membro più giovane. Edmund, interpretato da un circense di undici anni, vive le sue giornate privato dei giochi dell’infanzia, e cresce fra piccoli furtarelli e il guadagno di qualche soldo per comprare qualche patata. Ed è proprio intorno alla figura del giovane protagonista che ruota la tecnica rosselliniana del piano sequenza: mediante l’utilizzo del carrello, il regista pedina letteralmente Edmund che vaga senza meta per la città, quasi a incarnare un flaneur baudelairiano postbellico. È un gironzolare continuo e privo di scopo, se non quello di rientrare, ogni sera, nell’appartamento dove si sono stabiliti la sorella – costretta a prostituirsi presso i night club per racimolare qualche sigaretta – il fratello codardo ed il genitore costantemente sofferente per la condizione di miseria entro cui è costretta la famiglia.

Il neorealismo viene respirato in ogni singolo fotogramma del film, sia in seno alle riprese della Berlino distrutta dai bombardamenti degli Alleati, sia attraverso i personaggi elaborati dagli sceneggiatori. Fra questi, indimenticabile è la figura del maestro di Edmund, il viscido professor Enning, convinto sostenitore nazionalsocialismo e forse un pedofilo come alcuni dei suoi coinquilini: colme di tensione sono, in tal senso, le sequenze di dialogo fra il bambino e l’uomo, il quale manipola il ragazzo asserendo come «i deboli devono soccombere e i forti sopravvivere».

«Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e della pietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell’infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave, nel quale, con la ingenuità propria dell’innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa.»

Introduzione del film

Germania anno zero è una pellicola graffiante e indimenticabile, annoverata fra le vette del Neorealismo per le tecniche adottate e per le tematiche affrontate. Soprattutto, l’impiego di attori non professionisti fa del regista Roberto Rossellini uno dei massimi esponenti di tale genere, anche se, durante le riprese del film, egli constatò come nessuna delle facce ch’ebbe modo di incontrare nel mentre della produzione furono ritenute interessanti: solo il giovane Edmund Meschke colpì il cineasta italiano, forse in virtù della sua somiglianza col figlio Romano, scomparso prematuramente nel 1946 e al quale il film viene dedicato.

Note positive

  • L’uso innovativo del piano sequenza
  • L’impiego di attori non professionisti
  • La canonizzazione del neorealismo italiano attraverso il connubio fra stile registico e tematiche affrontate
  • L’interpretazione del giovane Edmund Meschke

Note negative

  • Nessuna in particolare