Feel good: La verità sulla dipendenza

Feel Good locandina

Feel Good

Anno: 2020

Paese: Regno Unito

Genere: Commedia, sentimentale

Ideatore: Mae Martin, Joe Hampson

Regia: Ally Pankiw

Produzione: Channel 4

Distribuita: Netflix, Channel 4

Stagione: 1

Episodi: 6

Attori: Mae Martin, Charlotte Ritchie, Lisa Kudrow, Sophie Thompson, Phil Burgers

Trailer di Feel Good

Trama di Fell Good

Mae è una giovane canadese omosessuale che vive attualmente a Londra lavorando in una stand-up comedian all’interno di un piccolo club della città. Durante una delle sue solite serate in cui non ottiene quel successo dai lei tanto ambito, conosce la giovane inglese George ( Charlotte Ritchie), da sempre eterosessuale ma che sente una grande attrazione verso quella strana donna. In brevissimo tempo tra i due nasce una storia d’amore e si trovano rapidamente a vivere insieme nell’appartamento di George, che vive assieme allo stravagante co-inquilino Phill. Ben presto Mae, che possiede problemi di stabilità emotiva e relazionare, inizia a incentrare tutta la sua stessa esistenza in funzione di George, che diviene per lei una reale dipendenza. In tutto ciò la giovane attrice comiche deve affrontare i suoi vecchi mostri come la sua dipendenza da cocaina tanto da dover frequentare per volere della sua nuova compagna un gruppo di sostegno per tossicodipendenti.

La stessa George, nonostante la sua felicità provata in quella relazione, si sente a disagio nel condividere questa sua relazione amorosa con amici e parenti, probabilmente perché ha il timore del loro giudizio oltre di non riuscire ad accettare appieno la sua bisessualità.

Recensione di Feel Good

Feel Good, realizzata per il network Channel 4 e trasmessa a partire dal 18 Marzo 2020, risulta un prodotto interessante di casa Netflix che continua a voler trasmettere al mondo contenuti visivi rivolti a un pubblico prettamente giovanile cercando di andare a sviscerare, sfruttando un climax più comedy che non da dramma, i problemi dei giovani e futuri uomini cresciuti nella società consumistica del 2000; così ecco che dopo il deludente Tredici, il coinvolgente The End of the F***ing World oppure Sex Education e Summertime, il duo Mae Martin e Joe Hampson vanno a realizzare una breve prima stagione da sei episodi dalla durata di venti minuti che hanno il compito di andare a parlare del senso più stretto e intimo di Dipendenza e di coppia fondata su una componente omosessuale e di fragilità personale.

Il titolo della serie racchiude in sé il senso stesso che gli ideatori volevano trasmettere ovvero ” Sentirsi bene” e la difficoltà dell’essere umano di riuscire ad acchiappare e vivere questa condizione di felicità, che presto si lega ad atteggiamenti sadomasochistici, in cui nel momento di reale serenità troviamo una via per risentire quel senso di sofferenza e dunque quella connotazione di dipendenza che spesso e volentieri assume il falso aspetto di felicità, ma che è solo un escamotage per non sentire i pensieri e dolori interiori. Tutto ciò è il tema mostrato all’interno dello show di Netflix Feel Good che si rifà prettamente all’esperienza vissute dall’autrice e protagonista Mae Martin che all’interno della serie si ritrova a vestire i panni di un personaggio che porta il suo nome e molte delle sue caratteristiche biografiche come un passato segnato dalla tossicodipendenza e un attività da stand-up comedian.

Feel Good appare in tutto e per tutto una funzionale commedia romantica che riesce a strappare un sorriso agli spettatori grazie anche a ottime interpretazioni attoriali come quella del simpaticissimo Phil Burgers che dona alla storia una sfumatura narrativa legata al verso senso e significato d’amicizia che si allontana totalmente dall’egoisticità e dal divertimento in sé per sé. Un plauso vanno fatti anche al duo protagonista Mae Martin e Charlotte Ritchie, che riescono a essere piuttosto credibili nei loro ruoli specialmente George che risulta immediatamente interessante e affascinante al pubblico al contrario di Mae che passa da uno stato di simpatia da parte dello spettatore fino a uno status di odio e antipatia in cui la sceneggiatura inizia a mostrarcelo come un personaggio sporco e poco incline all’altruismo.

Se la serie funziona bene nei dialoghi e nelle interpretazioni e contenuti, i personaggi risultano essere nello scorrere delle puntate delle vere e proprie macchiette prive di un reale spessore tridimensionale ma mossi esclusivamente da un bisogno: Mae non è in grado di essere felice e distrugge tutto ciò che tocca a causa di una eccessiva ansia, mentre George oltre al fatto di non riuscire a dichiarare la sua omosessualità, la sua attività di maestra e il circondarsi di gente poco seria appare poco costruita dagli sceneggiatori. Tale problema però può essere sorvolato anche grazie alla brevità stessa delle puntate ma il vero tallone di Achille risulta la struttura stessa delle puntata e dell’evoluzione degli eventi che avvengono in maniera eccessivamente frettolosa e senza che accada realmente qualcosa di sensato, in ciò è rintracciabile spesso da parte degli scrittori la ricerca di scorciatoie narrative per condurre la storia dove vogliono, ma tali scelte non fanno altro che ridurre sempre di più il potenziale della storia che man mano che va avanti diventa alquanto prevedibile e si denota come possegga una struttura altamente commerciale per permettere che lo show di Feel Good piace a tutti i giovani. Alcuni punti risultano assolutamente errati come: Il modo in cui George mostra agli altri il suo rapporto con Mae, il momento in cui Mae inizia a drogarsi e i dubbi di Mae sulla relazione che fuoriescono dal nulla, inoltre l’ultima puntata risulta eccessivamente banale e sprecata sopratutto il rapporto tra Geroge e sua madre che viene buttato li senza nessuna motivo reale e senza che noi possiamo vederlo realmente.

Note positive

  • Tema della serie
  • Prima puntata
  • Regia

Note negative

  • Personaggio stereotipati
  • Eventi che avvengono in maniera casuale