Famosa: l’opera prima di Alessandra Mortelliti

Recensione di Famosa

Famosa nasce da un monologo teatrale in prima persona, scritto in un dialetto “tanto sgrammaticato quanto goffo”. La regista decide di trasformare il monologo in una fiaba moderna poco curata, con molti aspetti contrastanti.

Alessandra Mortelliti, nipote di Andrea Camilleri, debutta sul grande schermo con poca chiarezza, creando una confusa mescolanza di generi. Il titolo stesso del film sembra avere poca attinenza con la storia; il genere femminile potrebbe infatti evocare una possibile transessualità del protagonista, nonostante questo aspetto non venga mai mostrato né accennato nel film. Probabilmente l’intenzione della regista era quella di omaggiare il celebre film di Visconti, Bellissima, tuttavia il risultato non risulta adeguato alle aspettative.

Trama di Famosa

Il giovane Rocco Fiorella, un diciassettenne timido e introverso, insegue il suo sogno di diventare un famoso ballerino. Per farlo dovrà abbandonare il piccolo paese di campagna e affrontare diverse difficoltà, spinto dalla zia Maura e dall’amica Azzurra e incoraggiato dall’amore del giovane Luigi. La realtà però è più complessa di quanto il ragazzo si aspetti.

Analisi di Famosa

Famosa è un film drammatico sulla carta, che cade spesso nel patetico e nel comico.

Nonostante la fotografia ben curata e le luci gradevoli, gli errori sono presenti già in fase di sceneggiatura. Non mancano, infatti, scene del tutto prive di spiegazione (come l’arrivo delle forze dell’ordine per riportare Rocco all’audizione) o dialoghi talmente assurdi da rientrare perfettamente nei canoni della commedia. Molti aspetti che potevano essere ben approfonditi (come l’influenza della religione cattolica sulla vita di Rocco e della madre) e dare rilievo alla psicologia dei personaggi e alla loro storia, vengono subito accantonati come piccoli indizi senza alcuna rilevanza.

La colonna musicale è la pecca maggiore del film. La musica viene inserita quasi casualmente; è eccessiva, ridondante e provoca un senso di fastidio durante la visione. La costante presenza di canzoni spesso non adeguate al contesto non fa che alleggerire eccessivamente scene che dovrebbero avere una forte valenza drammatica, al punto da trasformarle in scene comiche con un’ironia discutibile e restituendo una storia poco credibile e una totale mancanza di pathos.

Rocco (interpretato dal giovane Jacopo Piroli) ci viene subito presentato come un personaggio silenzioso e introverso. La sua mancanza di espressione e la sua fisicità sarebbero state perfette per il personaggio interpretato, tuttavia è sicuramente dovuto a una regia poco competente se questa sua particolarità risulta spesso bizzarra. Rocco è un modello di bontà e gentilezza, è succube di un mondo malvagio e ricorda quasi il Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher ma Lazzaro è un modello troppo alto per un possibile paragone.

La recitazione è in generale eccessivamente teatrale e poco adatta al grande schermo (si guardi il personaggio della zia Maura, interpretata da Manuela Mandracchia) e alcuni personaggi sono caricature eccessive al limite del ridicolo, come la bottegaia.

La scena finale non fa che confermare lo stile dell’intero lungometraggio, con transizioni ormai obsolete e un accompagnamento musicale scontato, un lieto fine che rende la storia ancora meno drammatica.

In conclusione Famosa si rivela un esperimento non ben riuscito, un tentativo di narrare una possibile bella storia in modo poco pertinente.

Note positive

  • bella fotografia

Note negative

  • sceneggiatura
  • caratterizzazione dei personaggi
  • regia
  • colonna musicale