Enemy: Il doppio e la metafora della Tarantola

Enemy locandina del film

Enemy

Titolo originale: Enemy

Anno:2013

Paese: Canada, Spagna

Genere:Thriller

Durata: 90 min

Regia:Denis Villeneuve

Sceneggiatura: Javier Gullón

Fotografia: Nicolas Bolduc

Montaggio: Matthew Hannam

Musiche: Danny Bensi, Saunder Jurriaans

Attori:Jake Gyllenhaal, Mélanie Laurent, Sarah Gadon

Trailer di Enemy

Trama di Enemy

Un uomo ( Jake Gyllenhaal) si reca a vedere uno spettacolo erotico in un club sotterraneo in cui degli uomini osservano delle donne che sembrano masturbarsi. A un tratto viene liberato da una coperchio d’oro una tarantola che si avvicina all’uomo che la guarda mostrando una espressione stanca e triste. Una donna misteriosa con una scarpa con il tacco va a schiacciare l’animale.

La storia mostra Adam Bell ( Jake Gyllenhaal), un impacciato professore universitario che tiene dei corsi sulla dittatura e sul modo in cui il potere va a controllare il mondo stesso. Lui è infelice, intrattenendo una relazione amorosa con Mary, magistralmente interpretata da Mélanie Laurent. Il rapporto tra i due appare più sessuale che non d’amore. La vita del professore è monotona e ripetitiva fino a quando un suo collega gli chiede se è un attore cinematografico proponendogli poi di vedere il film Volere è potere.

Adam incuriosito dal titolo va a noleggiare il dvd e di sera, in solitudine, si reca a visionare l’opera filmica denotando che una comparsa è uguale identica a lui. L’uomo viene sconvolto da questa scoperta e comincia a indagare sul misterioso attore, chiamato Anthony Claire. Adam decide di voler incontrare quell’uomo di cui possiede sia il solito aspetto sia il solito timbro vocale.

Anthony Claire è un uomo forte e duro, che vive una vita appassionante come attore e possiede una bella moglie che sta per partorire un bambino, essendo incinta da nove mesi. Tra i due personaggi prenderà piede un rapporto morboso con un finale altamente inaspettato.

Recensione di Enemy

Il cineasta canadese Denis Vileneuve nel 2013 porta sul grande schermo due grandi opere noir cinematografiche che vedono come protagonista delle pellicole Jake Gyllenhaal. I film in questione sono Enemy e Prisoners, il primo è stato distribuito negli Stati Uniti a partire dall’ 8 settembre 2013, mentre il secondo dal 20 settembre 2013. In Italia invece i due lungometraggi hanno trovato una strada piuttosto divergente di distribuzione cinematografica: Prisoners è stato lanciato  a Lucca Comics & Games il 1º novembre, mentre Enemy per la sua natura di pellicola di difficile comprensione narrativa non è riuscita ad arrivare nel cinema italiano ma ha trovato una distribuzione esclusivamente in home video a partire dal 24 ottobre 2017.

Enemy, senza ombra di dubbio, risulta la pellicola più particolare e trasognante di Vileneuve che va a realizzare una storia meno narrativa ma che intende parlare all’inconscio più puro dello spettatore con una storia che gioca sulle metafore di bene e male attraverso la figura del doppio, incarnata nel protagonista della storia. Il lungometraggio si basa sul romanzo L’uomo duplicato di José Saramago.

Analisi di Enemy

Il lungometraggio realizzato da Denis Vileneuve è un noir psicologico di grande fascino narrativo in cui lo spettatore segue con grande passione e ansia lo svolgere degli eventi per scoprire il mistero sottostante alla storia e che muove i fili delle vite di quattro persone, il tutto viene mostrato attraverso un linguaggio cinematografico lento che si appoggia a una musica inquietante con una fotografia piuttosto visionaria in cui notiamo, in mezzo a panoramiche della città una gigantesca Tarantola quasi metallica che mette in maniera quasi invisibile i primi simbolismi svelando lentamente come la storia in sé per sé non sia narrativa ma basata interamente sull’inconscio. La tarantola mostrata all’interno della storia è ripresa dalla scultura di Louise Bourgeois, Maman (1999), tenuta al National Gallery of Canada. La stessa fotografia, sembra tessere una ragnatela con la realtà, infatti rintracciamo, attraverso una colorazione seppia, molte riprese con personaggi mostrati attraverso dei vetri, simbolo stesso che non si troviamo dentro la pure realtà ma siamo in un limbo.

Enemy senza ombra di dubbio si regge, anche grazie a dialoghi minimali in cui ogni singola battuta ha un suo peso fondante all’interno della comprensione stessa dell’opera, sulle spalle dei suoi attori, sopratutto su quelle di Jake Gyllenhaal in grado d’interpretare ottimamente due personaggi caratterialmente diversi con scene incantevoli in cui i due personaggi mostrano una discussione viso a viso contro l’altro, il tutto è aumentato di pathos grazie a una fotografia ben diversa per i due personaggi. Se per il professore abbiamo una fotografia luminosa color seppia, per l’attore rintracciamo una illuminazione buia, segno dunque di dove sia il bene stesso e il male.

Spiegazione di Enemy

Dopo l’ultima scena tutto quello che abbiamo visto assume una nuovissima connotazione simbolica che si poggia interamente sul gioco del doppio che altro non è che la psiche frantumata dell’uomo in cui il bene e il male ha creato due personaggi divergenti, con due vite opposte ma che vanno a spiegare e far maturare l’io stesso dell’uomo. Non esiste Adam ( che ricorda Adamo il primo uomo), non esiste Mary ( anch’essa con un nome altamente biblico) ma esiste un uomo, aspirante attore, che tradisce ripetutamente sua moglie incinta, che vive in una perenne ansia e malinconia.

Enemy si pone l’obiettivo di andare a distruggere la psiche sbagliata dell’uomo e di andare a evolverlo per portarlo a comprendere la sua reale natura, e ad assumere una vera responsabilità verso la sua famiglia stessa. Tutto dunque sembra essere un film psicologico, completamente ambientato all’interno della mente stessa dell’uomo posto a distruggere una parte di sé, ma nonostante ciò e alcune battute che sembrano voler indicare questa prospettiva narrativa, la storia mostra degli elementi contraddittori che male si pongono con questa analisi, causata sopratutto dai due personaggi femminili. Mary non sa che l’uomo è sposato e per tutto il film, nei loro rapporti amorosi non si rende conto che questo possiede il segno dell’anello sul dito ma alla fine se ne accorge, perché? Non lo sapeva? Inoltre la moglie di Anthony rimane sbalordite e impaurita quando vede il professore, uguale identico al marito, quindi ciò significa che lei non sa assolutamente che lui svolge l’attività di professore, come mai? Inoltre quando lei lo chiama, non è lui a rispondere ma il marito stesso, quindi come mai sono la solita persona? Il senso della storia, inversamente, viene dato dalle parole del protagonista con sua madre in cui comprendiamo realmente che i due sono un unica persona, nonostante che alcune scene lasciano dei dubbi evidenti.

Quando Adam nel finale sembra aver compreso le sue verità e giustizie ecco che ricade dentro pulzioni masochistiche e di errori ciclici da cui sembra non riuscire a uscire a causa di una dipendenza sessuale e di schiavitù dalla donne stesse, così la moglie si trasforma in una gigantesca Tarantola che sembra andare a mangiarlo, ponendo fine a tutto.

Note positive

  • Regia
  • Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Interpreti

Note negative

  • Qualche piccola incoerenza drammaturgica