Dumbo 2019

Dumbo (2019): Un calderone di tematiche

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Dumbo

Titolo originale: Dumbo

Anno: 2019

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Fantastico

Produzione: Tim Burton Productions, Infinite Detective, Secret Machine Entertainment, Walt Disney Pictures

Distribuzione: Walt Disney Italia

Durata: 130 min

Regia: Tim Burton

Sceneggiatura: Ehren Kruger

Fotografia: Ben Davis

Montaggio: Chris Lebenzon

Musiche: Danny Elfman

Attori: Colin Farrell, Michael Keaton, Danny De Vito, Eva Green, Roshan Seth, Nico Parker, Deobia Oparei, Alan Arkin, Joseph Gatt, Douglas Reith, Finley Hobbins, Sandy Martin, Lars Eidinger, Michael Buffer, Bern Collaço

Trailer di Dumbo (2019)

Una storia di solitudine, di perdita e di speranza in cui un piccolo essere speciale viene maltrattato e indicato come un’aberrazione della natura, un freak. Proprio quelle sue imperfezioni fisiche lo renderanno libero e un essere straordinario nel suo genere.

La Walt Disney nel realizzare il live-action di Dumbo del 1941 non poteva non affidarsi al grande regista Tim Burton che ha fatto dei suoi film un manifesto della diversità esteriore e interiore creando personaggi iconici Del cinema moderno come Edward Mani di Forbici o Beetlejuice, capace di narrare l’animo umano di personaggi fuori dal mondo, soli e pieni di tristezze interiori con grande poesia e spensieratezza.

Dumbo non nasce dalle penne degli sceneggiatori della Walt Disney ma in un piccolo racconto del 1939 scritto da Helen Aberson, in cui ritroviamo la medesima storia narrata dalla Disney che è rimasta molto fedele al testo originale.

Lo sceneggiatore di Tim Burton, Ehren Kruger, è costretto a ridisegnare la vicenda a causa di una impossibilità di trasformare il cartone Disney in film, per una semplice ragione: nel cult del 1941 la vicenda è interamente narrata da animali mentre gli esseri umani restano sullo sfondo delle vicende. Creare una storia realistica e non d’animazione solo con animali è un impresa ardua e rischiosa. Nel riscrivere la vicenda con nuovi personaggi la narrazione ha preso una strada totalmente diversa dal cartone Disney.

Dumbo non è un remake ma un nuova rivisitazione in chiave fantastica del racconto di Helen AbersonDumbo, the Flying Elephant

Trama di Dumbo (2019)

Stati Uniti, 1919. La star del circo Medici Hot Farrier fa ritorno alla sua casa circense e dai suoi due figli, alla fine della prima guerra mondiale dove ha perduto un braccio. Durante la sua assenza sua moglie è deceduta, come parte dei suoi amici.

Giunto, scoprirà che il direttore del circo ha venduto tutti i suoi cavalli per poter acquistare una elefantessa in stato particolare: è incinta. Farrier e famiglia vengono messi a lavorare con gli elefanti.

Ben presto nascerà l’elefantino Jumbo ma alla vista dell’animale il direttore del circo lo ritiene un freak di cui deve disfarsi per una sua caratteristica: due orecchie gigantesche che non gli permettono di camminare.

Alla fine però decide di non ridarlo indietro e di farlo partecipare come “clown” al circo. Qui per il suo aspetto verrà deriso dal pubblico che inizierà a chiamarlo “Dumbo” (Dumb in inglese significa Stupido). La derisione del piccolo elefante farà infuriare l’elefantessa che per proteggerlo spaventerà la folla e farà crollare il circo.

Tale evento porterà all’incarcerazione dell’elefantessa e infine al suo allontanamento dal circo. Dumbo perde sua madre e farà di tutto per riottenerla grazie all’aiuto dei due figli di Hot Farrier che gli insegneranno a volare con l’utilizzo di una piuma.

Recensione di Dumbo

Tim Burton decide di dare alla sua storia un’impronta favolistica, mostrando uno sguardo dolce e amaro, in special modo attraverso gli occhi non spensierati di Milly Farrier (Nico Parker), scienziata in un mondo d’illusioni e stravaganza, e presentandoci il mondo di un piccolo circo itinerante al limite della sopravvivenza, segno di un mondo che ormai sta scomparendo.

Tutti i personaggi mostrati all’interno dell’opera Burtiana hanno una caratteristica fondamentale: non sono tridimensionali, come una favola per bambini vuole. I cattivi sono i cattivi, basta pensare alla figura del frustiere Rufus Sorghum o del magnate del circo interpretato, non al meglio, da Michael Keaton. I buoni sono i buoni come la famiglia Farrier o Colette (Eva Green).

Lo stesso Dumbo è l’unico ad avere un vero carattere all’interno del film: è buffo, simpatico e determinato. Lui vuole inseguire il suo scopo, imparare a volare per poter guadagnare nel circo e comprarsi sua madre e la libertà. I suoi scopi però non sono mai messi realmente in pericolo ma tutto scorre molto facilmente e senza problemi, decisione assurda, ma almeno farà un viaggio interiore che lo porterà a migliorarsi.

Tim Burton dedica al film una regia che tende a raccontare la vicenda con estrema dolcezza e spensieratezza; per tutta la durata dell’opera non sentiamo mai la presenza della macchina da presa e questo è ottimo, come del resto lo è la decisione di soffermarsi continuamente sugli occhi degli elefanti: quelli dolci e tristi di Dumbo e quelli disperati e rabbiosi della madre che teme per il suo piccolo.

La regia tende a mostrare spesso e volentieri delle figure intere dei personaggi o delle mezze figure, in termini d’inquadratura, ma poche volte assistiamo a primi piani d’individui. Gli unici primi piani sono esclusiva dell’Elefantino Dumbo. Azzeccate anche le inquadrature di Dumbo attraverso le sbarre del suo camerino, simbolo di un’anima volante intrappolata e priva di reale libertà.

Intelligente la citazione iniziale del film in cui vediamo dei topolini all’interno di una gabbia. Uno dei topi ricorda, anche per il cappello da capobanda, Timoteo, il mentore di Dumbo nella animazione Disneyana.

La regia scorre bene ma la musica di un’eccezionale partner artistico di Burton, Danny Elfman, non incide. Le melodie da lui realizzate sono giuste nei momenti in cui l’elefante vola ma servivano, probabilmente anche nella sceneggiatura stessa, melodie cantate che imprimessero pura tristezza o speranza nei cuori degli spettatori. Si ha un accenno di canzone, tratta dalla versione d’animazione, nel momento in cui Dumbo va a trovare la madre in gabbia, ma tale istante dura poco. Si mostra e si toglie.

Il film disney raccontava l’importanza del legame affettivo tra madre e figlio, affermando che ogni essere avente un’anima non deve essere separato dal sangue del suo sangue. Tale concetto veniva inserito dentro il tema del “mostro” senza però soffocarsi a vicenda. Ma Tim Burton dove ha voluto mettere il punto della vicenda?

La storia si apre sulla famiglia Farrier e nel giro di due battute sappiamo che i due bambini hanno perduto la loro madre e che ne sentono incredibilmente la mancanza. Lo stesso padre non sa più come comportarsi con loro e pieno di dolore, che non farà mai vedere, si troverà ad allontanarli da lui e a non ascoltarli, nemmeno quando gli diranno che l’elefante vola.

Nella prima parte della storia la vicenda di Dumbo sembra voler essere specchio e simbolo dei problemi della famiglia Farrier. Lo stesso Dumbo, come i due bambini, ben presto perderà la propria madre e famiglia e i due fanciulli rivedranno in lui la loro tristezza.

Da questo momento la storia cambia radicalmente: ci spostiamo a una vicenda in cui un assurdo animale, con orecchie sproporzionate che non riesce nemmeno a camminare bene, da zimbello del circo diverrà la star nell’attimo in cui imparerà a usare le sue orecchie come incredibili ali. Il tema cambia: tutti possono ottenere il successo? Si, basta provarci e crederci.

Il successo ottenuto dall’elefantino sposta la storia nella terza parte della vicenda: il circo dei Medici viene acquisito da un magnate che li porterà nel suo gigantesco luogo delle meraviglie, che appare agli occhi degli spettatori come un mega parco giochi. Qui la vicenda si modifica: la storia di Dumbo diventa un modo per narrare il business che sta dietro a ogni attività e che in campo commerciale non contano gli aspetti umani ma il signor profitto. Qui si mettono le basi per iniziare una storia d’amore tra Colette, la danzatrice del cielo, e Holt e i due figli che inizieranno a vederla come loro madre; ma tale parte non è ben sviluppata.

Nel finale si cerca di dare una risposta a tutti i temi che rendono il film troppo scollegato. Dumbo imparerà, come anche i due bambini, che quello che conta è crederci, superare le proprie paure e insicurezze per diventare quello che si è. Indice di questo punto è l’uso magnifico dell’elemento della piuma che usa Dumbo per volare, simbolo stesso delle paure interiori.

Nel cossidetto post-finale si assume il tema ambientalistico inutile nella storia, ma alla fin fine la scena più bella dell’intero film è proprio quella finale: Dumbo e il saluto degli Elefanti liberi nella natura.

Note positive

  • L’inizio
  • Le scene in cui Dumbo Vola
  • Le interpretazioni dei bambini

Note negative

  • Sceneggiatura con troppi temi
  • Musica
  • Eva Green e Michael Keaton macchiette di loro stessi
  • Personaggi non tridimensionali
  • Poca emozione

2 Comments

  1. Hai scritto una recensione bellissima. Sicuramente la migliore che leggo del film. Sono d’accordo sulla spensieratezza e la dolcezza del film.

  2. Hai scritto una recensione bellissima. Sicuramente la migliore che leggo del film. Sono d’accordo sulla spensieratezza e la dolcezza del film.

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