Sylvester Stallone in Creed II (2018)

Creed II: Un omaggio a Rocky incentrato sull’importanza della famiglia

Trailer italiano di Creed II

Sylvester Stallone riprende il ruolo di Rocky Balboa nel secondo film dedicato a Adonis Creed. Il lungometraggio diretto da Steve Caple Jr. (che sostituisce Ryan Coogler, regista di Creed – Nato per combattere del 2015) è l’ottavo capitolo della saga, cominciata nel 1976 con Rocky (John G. Avildsen), pellicola capace di vincere 3 Oscar (miglior film, migliore regia e miglior montaggio). In Creed II, oltre a Stallone, torna nel ruolo di Ivan Drago l’attore svedese Dolph Lundgren, ricomponendo la mitica coppia di antagonisti resa celebre da Rocky IV (Sylvester Stallone, 1985).

Trama di Creed II

Sono trascorsi tre anni da quando Adonis Creed (Michael B. Jordan), figlio del leggendario Apollo (Carl Weathers), ha affrontato il  campione del mondo dei mediomassimi Ricky Conlan (Tony Bellew) a Goodison Park. Nonostante la sconfitta ai punti, è chiaro che Adonis rappresenta il futuro della boxe. Con l’aiuto dell’allenatore Rocky Balboa (Sylvester Stallone) e della fidanzata Bianca (Tessa Thompson), riesce infatti a sconfiggere  Danny “Stuntman” Wheeler (Andre Ward), conquistando il titolo della WBC. Ma dall’Ucraina proviene un nuovo sfidante: Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio di Ivan Drago (Dolph Lundgren), una “macchina da guerra” che, oltre ad essere un pericoloso avversario, scopre in Adonis delle ferite ancora aperte. Creed si trova così a ripetere ciò che suo padre ha deciso di perseguire nel 1985, rivivendo una storia che vorrebbe cambiare con tutte le sue forze e avvertendo, allo stesso tempo, le responsabilità nei confronti della propria famiglia.

Recensione di Creed II

Tra i molti personaggi presenti nella saga di Rocky, alcuni hanno indubbiamente assunto lo status di icone globali, caratterizzando la cultura pop e consentendo ad un film datato 1976 di essere il “progetto pilota” di ben sette sequel. Gli ultimi due, tra cui figura proprio il lungometraggio diretto da Steve Caple Jr., rappresentano una specie di spin-off della serie principale. Scrivo “specie” perché, nonostante il protagonista sia Michael B. Jordan, il comando della storia è sempre affidato a Sylvester Stallone che, attraverso il personaggio di Rocky Balboa, riesce a conservare il classico clima tanto apprezzato dai fan del pugile di Philadelphia. Creed II è, del resto, un continuo rimando a ciò che è accaduto in passato. A cominciare dall’eterna sfida tra Stati Uniti d’America e Russia, fino ad arrivare alla tragedia provocata da Ivan Drago nel 1985. Quella che Rocky ricorda ancora (non potrebbe essere altrimenti) a distanza di “un milione di anni”, la stessa che continua a tormentarlo. Perché il destino di Apollo Creed, in fondo, è dipeso da lui. Da quella spugna non gettata sul ring. Da quella irrazionale comprensione di ciò che voleva Apollo. Dallo sguardo lanciato dal padre di Adonis poco prima di quel colpo fatale inferto da Drago.

Rocky, sempre affascinato dallo stile di Apollo (una sorte di Bodhi di Point Break che va incontro al suo tragico destino), diviene una specie di padre putativo del giovane Creed anche per questo. Per ottenere una redenzione di cui in fondo non ha bisogno. Ma forse ciò non conta per lui. Del resto, le foto di Apollo sparse per l’Adrian’s ricordano allo stesso tempo epici scontri e il dramma raccontato in Rocky IV (Sylvester Stallone, 1985). Lo stesso che ha contraddistinto la vita di Adonis, spezzando un legame che, in qualche modo, Balboa vuole omaggiare. E Creed II, più che del pugilato, parla proprio di quell’intimo rapporto che lega una famiglia. Rocky e Adonis. Adonis e Bianca. Viktor e Ivan. Tutti legami che, anche grazie alla loro diversità, approfondiscono delle tematiche precedentemente poco sviluppate. Dal rapporto autoritario tra Drago Sr. e Drago Jr. fino alla saggezza che Balboa tenta di infondere a Creed, senza ovviamente tralasciare le belle sequenze dedicate alla storia tra Adonis e Bianca. Attimi di quotidianità, lontani dalla ribalta dei grandi incontri, che però donano “spessore” a questo film, proseguendo nella scelta intrapresa da Ryan Coogler nel precedente capitolo e rendendo la storia molto più empatica.

Poi, ovviamente, c’è anche la boxe. E sotto tale aspetto, il giovane regista Steven Caple Jr. si discosta da Creed – Nato per combattere (2015). Gli incontri vengono ripresi attraverso delle classiche inquadrature, certamente lontane dalle sequenze “danzanti” intorno ai pugili con cui Coogler aveva rinnovato il genere e colpito la critica. Ma come scritto poc’anzi, Creed II è paradossalmente più una storia di vita in cui il pugilato rappresenta l’apice di una sceneggiatura ben organizzata. La stessa che sorprende lo spettatore quando comunica le difficoltà di Viktor, abituato a vivere nell’odio, nel boxare invece davanti ad un pubblico amico. Oppure la solitudine di Rocky al termine di un incontro, dopo aver assistito ad un toccante gesto da parte di Ivan Drago. Genitori e figli. Ma anche nonni e nipoti. È questo che rende speciale Creed II: un film che omaggia un’icona come Rocky Balboa, e passa il testimone a un ragazzo capace di rappresentare sia The Italian Stallion che Apollo Creed.

Note positive

  • La prospettiva della sceneggiatura, molto votata ad approfondire tematiche non esclusivamente afferenti al mondo della boxe
  • La capacità di rinnovare una saga storica

Note negative

  • La classicità di alcune riprese durante gli incontri, molto diverse da quelle realizzate da Ryan Coogler in Creed – Nato per combattere del 2015

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