Cosa c’è davvero dall’Altra Parte: The Leftovers

“Everybody is wondering what and where they all came from
Everybody is worryin’ ’bout where they’re gonna go
When the whole thing’s done
But no one knows for certain
And so it’s all the same to me

I think I’ll just let the mystery be”

The Leftovers (2014 -2017) è una serie tv degli Stati Uniti dell’ HBO prodotta da Damon Lindelof e Tom Perrott

Ognuno di noi deve affrontare nella propria vita un evento spiacevole: la perdita di una persona cara. Quando ciò succede, ci interroghiamo sul senso di ciò. È colpa di Dio? Era Destino? Oppure è semplicemente così che la vita agisce?

“The Leftovers” parla proprio di questo ma non solo.

Tutto iniziò dall’omonimo romanzo di Tom Perrotta, “Svaniti nel Nulla”.

Intenzione dello scrittore era di narrare una storia di tutti i giorni all’interno di un contesto surreale: la sparizione improvvisa e misteriosa del 2% della popolazione mondiale.

Cos’è accaduto davvero, nessuno lo sa.

C’è chi lo vede come un segno divino (il cosiddetto “Rapimento della Chiesa”) e altri invece cercano di tirare avanti come possono. Una cosa è certa: il Mondo è impazzito e i suoi abitanti ancora di più.

Un evento che ha colpito l’esistenza della città di Mapleton ma in particolar modo quella di Kevin Garvey e la sua famiglia.

The Leftovers la recensione dell'occhio del cineasta

Una storia di tale fascino non poteva passare inosservata a lungo e fu nel 2014 che Damon Lindelof, amato e odiato autore di “Lost”, offrì la sua personale visione dell’opera di Perrotta (accreditato anche lui come creatore della serie).

Lindelof è un tipo a cui bisogna dare fiducia, nel Bene e nel Male. Se in “Lost” non sempre l’autore è riuscito a convincere i suoi spettatori, “The Leftovers” è probabilmente il capolavoro di Lindelof.

“The Leftovers” ha la struttura di una trilogia: una stagione introduttiva in cui viene esposto il contesto e i personaggi principali, una seconda che alza il tiro e passa alla fase successiva per poi chiudersi nello splendido atto conclusivo.

Pur col continuo cambio di scenario per ogni stagione, “The Leftovers” possiede due elementi comuni che la rendono una delle serie televisive odierne più complesse e sottovalutate.

I Personaggi

Il motore di una storia sono i caratteri che la popolano.

“The Leftovers” ha probabilmente uno dei cast più riusciti e convincenti degli ultimi anni.

Non solo ogni attore dà il meglio di sé, offrendo spesso veri e propri momenti di grande recitazione, ma i personaggi sono difficili da decifrare a una prima occhiata ed è per questo che sono ricchi di fascino agli occhi dello spettatore.

The Leftovers la recensione dell'occhio del cineasta1

A partire dal protagonista Kevin (Justin Theroux), capo della polizia deciso a conservare una parvenza di normalità nella sua vita, ma anche lui è vittima di sogni e visioni che lo portano sull’orlo della follia. Non che la sua famiglia sia più equilibrata: i figli Jill (Margaret Qualley) e Tom (Chris Zylka) si rifugiano nell’apatia o in imprese criminali e la moglie Laurie (Amy Brenneman) si è allontanata da loro unendosi all’inquietante setta dei “Colpevoli Sopravvissuti”.

I Garvey però non sono soli in questa loro ricerca di una risposta che forse non troveranno mai. In particolare assisteremo alle vicende del reverendo Matt Jamison (Christopher Eccleston), uomo alla deriva sia nelle sue convinzioni religiose che nel privato, e soprattutto Nora Durst (Carrie Coon, vera sorpresa della serie), sorella di Matt che ha visto tutta la sua famiglia sparire nel nulla.

Esseri umani che si sentono privati di uno scopo e che tentano di aggrapparsi alla vita come possono e personaggi con cui ci si può identificare per davvero.

Il Mistero dell’Essere Umano

The Leftovers la recensione dell'occhio del cineasta2

Lindelof adora il Mistero e soprattutto ama non risolverlo completamente, altrimenti non sarebbe più tale.

Lo fece con “Lost” dove preferì terminare le vicende dei suoi personaggi piuttosto che svelare il vero significato della fantomatica Isola e l’ha fatto persino con la “Sudden Departure” immaginata da Perrotta.

“Let the Mystery Be”. Così canta Iris DeMent nella stupenda sigla che caratterizzerà la serie dalla seconda stagione e bisogna effettivamente prendere sul serio tale ritornello.

“The Leftovers” parla di diverse cose: la Perdita, la Fede e l’esistenza di un qualcosa oltre la morte. Tutte questioni che vengono affrontate dai personaggi della serie in modo diverso ma che non offrono sicurezza.

L’Incertezza è, infatti, la chiave di lettura che bisogna scegliere comprendere le motivazioni dei nostri protagonisti e gli interrogativi che continuano a porsi.

Se comprendere il vero significato della “Sudden Departure” diventa presto inutile, Lindelof e Perrotta ci lasciano sempre nel Dubbio su quello che sta per accadere: quanto c’è di vero nelle escursioni di Kevin nel suo “oltretomba”? I deliri di suo padre, Kevin Sr (Scott Glenn), sono evidenti segni di follia o previsioni sul futuro? Chi è davvero David Burton (Bill Camp), il sinistro figuro che dichiara di essere Dio?

Chiamateli misteri della vita o come vi pare. Fatto sta che le domande in “The Leftovers” non sono poche e non hanno una risposta concreta. Rendendo così la serie di Lindelof e Perrotta uno dei pochi prodotti televisivi che parla davvero dell’Essere Umano e della sua fragilità e ambivalenza.

 The Leftovers la recensione dell'occhio del cineasta3

Note positive

  • Personaggi scritti bene
  • Il senso di mistero che inonda la serie

Note negative

  • Nessuna

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Michele Alberio

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