Corpus Christi: Le contraddizioni dello spirito

Corpus Christi: Le contraddizioni dello spirito 1

Corpus Christi

Titolo originale: Boze Cialo

Anno: 2019

Paese: Polonia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Aurum Film, Canal+

Prodotto da: Leszek Bodzak, Aneta Celuba-Hickinbotham

Durata: 1 hr 55 min (115 min)

Regia: Jan Komasa

Sceneggiatura: Mateusz Pacewicz

Montaggio: Przemyslaw Chruscielewski

Dop: Piotr Sobocinski Jr.

Musiche: Evgueni Galperine, Sacha Galperine

Attori: Bartosz Bielenia, Aleksandra Konieczna, Eliza Rycembel

Trailer italiano di Corpus Christi

TRAMA DI CORPUS CHRISTI

Il silenzio può essere anche una preghiera.

DANIEL (BARTOSZ BIELENIA)

Al giovane prete Daniel (Bartosz Bielenia) viene affidata la parrocchia di un piccolo paese rurale di Jasliska, sulla strada di Cracovia, in lutto per l’improvvisa morte di alcuni abitanti a seguito di un violento incidente stradale.

L’approccio sui generis del prelato alla religione conquista da subito l’empatia dei concittadini, riuscendo a nascondere il fatto che Daniel non è un vero sacerdote, ma un ex detenuto del riformatorio in fuga dal suo passato irrequieto che, per coincidenza fortuita, è riuscito a farsi passare per guida spirituale fresca di seminario.

Corpus Christi: Le contraddizioni dello spirito 2
Una scena di Corpus Christi
Corpus Christi: Le contraddizioni dello spirito 3
Bartosz Bielenia in Corpus Christi

RECENSIONE DI CORPUS CHRISTI

Ho fatto la mia confessione, ma la confessione non risolve nulla

CIT. CORPUS CHRISTI

Come ogni regista autoctono all’attivo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi, anche Jan Komasa, classe 1981, ha vissuto sulla propria pelle e tradotto in cinema l’evoluzione caotica della Polonia cattolica e conservatrice, lasciata impoverita dalla caduta dell’URSS, per sensibilizzare gli spettatori internazionali alla sua esperienza. Sebbene il paese sia ancora oggi al centro di tensioni culturali verso gli altri stati europei e l’immigrazione dal Medio Oriente, il cinema polacco ha intrapreso un percorso che, grazie anche agli spunti d’indagine offerti da questo subbuglio, lo ha portato a opere filmiche di elevata qualità e spessore intellettuale.

Corpus Christi testimonia la condizione della fede nelle comunità rurali del luogo con un talento in rampa di lancio, applaudito sia al Festival del Cinema di Venezia che a Hollywood, dove ha figurato tra i cinque finalisti agli Oscar per il Miglior Film Straniero nell’anno di Parasite.

Sai in cosa siamo bravi? A rinunciare alle persone, puntando il dito su di loro. Perdonare non significa “dimenticare”. “Perdonare” significa “amare”. Amare qualcuno nonostante la sua colpa. Non importa quale sia.

CIT. DANIEL (BARTOSZ BIELENIA)

L’aspetto più riuscito di Corpus Christi è la sentita interpretazione di Bartosz Bielenia. L’immediatezza espressiva dei suoi grandi occhi verdi è ciò che più spicca sullo schermo, tant’è che più di qualcuno ha azzardato paragoni addirittura con Cillian Murphy. Daniel è un personaggio determinato a inseguire il suo sogno di redenzione, la propria e del suo gregge; e per quanto il metodo con cui il ragazzo raggiunge l’obiettivo, ovvero l’inganno, non sia un esempio da seguire, il film lancia comunque un bel messaggio che valica anche gli aspetti religiosi. La vera realizzazione spirituale risiede esclusivamente nella rettitudine delle azioni che si compiono ogni giorno, sembra dirci il regista.

Komasa e il suo sceneggiatore Mateusz Pacewicz offrono un bel disegno delle sfumature del protagonista (tanto avvezzo a sesso e droghe quanto persuasivo nelle sue prediche improvvisate) e della comunità di Jasliska, incapace di affrontare i turbamenti esistenziali se non supportata da una figura di rilievo carismatica e intraprendente ma sempre pronta a “lavarsene le mani” quando si tratta di affibbiare la colpa al diverso. Lo script sviluppa un’architettura climatica circolare, variegata nelle situazioni e mai noiosa, che passa dalla crudezza del prologo a momenti contemplativi o di sorprendente tensione con stile vivace e misurato, sino a un finale emblematico e illuminante.

L’accurato lavoro registico di Komosa viene inoltre arricchito dall’efficace e pulita fotografia di Piotr Sobocinski Jr., scrupolosa nella composizione d’immagini cariche di scelte tonali ben precise per riflettere lucidamente la visione critica delle attitudini religiose del luogo. Un film meritevole di visione, quindi, a tratti un po’ didascalico ma globalmente efficace.

NOTE POSITIVE

  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Fotografia
  • Prova d’attore di Bartosz Bielenia

NOTE NEGATIVE

  • A tratti un po’ didascalico

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