Che sia fatta la luce: Comunità tossica

Che sia fatta la luce: Comunità tossica 1

Che sia fatta la luce

Titolo originale: Nech je svetlo

Anno: 2019

Paese di produzioneSlovacchia, Repubblica Ceca

Generedrammatico

Produzione: Artileria s.r.o

Distribuzione: Asociace českých filmových klubů

Durata: 93 min

Regia: Marko Škop

Sceneggiatura: Marko Škop

Fotografia: Ján Meliš

Montaggio: František Krähenbiel

Musica: David Solař, Oskar Rózsa

Attori: Frantisek Beles, Milan Ondrík, Dieter Fischer, Ingrid Timkovà

Trailer del film Che sia fatta la luce

Trama di Che sia fatta luce

Milan è un falegname quarantenne slovacco che per sostenere economicamente la moglie e i suoi tre figli lavora in Germania. In occasione del periodo natalizio fa ritorno a casa per riunirsi con i suoi care e festeggiare tutti insieme questo magico periodo dell’anno. L’atmosfera festosa che spera di trovare una volta tornato viene però turbata dalla scoperta che suo figlio maggiore Adam è membro di un’organizzazione giovanile paramilitare ed è uno dei sospettati coinvolti in un evento che ha sbalordito la comunità locale. Con determinazione e fragilità Milan cercherà di scoprire cosa sia veramente accaduto per proteggere suo figlio e la sua famiglia.

Recensione di Che sia fatta luce

Il film “Che sia fatta la luce” ha rappresentanto la Slovacchia per la categoria “Miglior lungometraggio internazionale” agli Oscar 2020. La pellicola è in lingua originale sottotitolata. L’assenza del doppiaggio probabilmente è uno degli elementi chiave del film visto che le voci originali, infatti, grazie all’accento e all’inflessione, riescono a trasmettere e descrivere benissimo lo stato emotivo dei diversi personaggi.

Che sia fatta luce racconta una storia drammatica mischiando la fragilità dei legami familiari alla responsabilità morale e sociale, instillando nello spettatore un forte senso di dubbio e insicurezza su quale aspetto sia più importante degli altri e su quale elemento occorra dunque porre maggiormente la propria intenzione. Milan, seppure possa sembrare a prima vista un uomo piuttosto rozzo e incline alla violenza visto il suo passato e la sua passione nel collezionare armi, in realtà, si dimostra essere un uomo dalla spiccata integrità morale: picchia il proprio figlio solo quando questo gli mente e si arrabbia solo quando viene trattato male, ad esempio. Tutto ciò che compie, lo fa per un preciso motivo.

“Chi non ha mai visto il mondo, ne conosce solo la sua versione peggiore”

— Milan Duris

Di fronte alla profonda ingiustizia che i genitori del ragazzo morto stanno subendo si sente in diritto di intervenire e dare il proprio contributo per migliorare in qualche modo la società tossica in cui vivono. In contrapposizione alla sua figura troviamo invece la moglie: una donna cinica, chiaramente resa dura dalle sofferenze e dalle difficoltà che deve affrontare ogni giorno. Al contrario del marito, lei non mostra quasi mai un’integrità morale. È un personaggio più egoista del marito visto che l’unica cosa di cui si preoccupa sono la sua incolumità e quella dei suoi figli: non le interessa migliorare in nessun modo il mondo in cui vivono perché è convinta che sia troppo marcio per essere salvato. Inoltre, rispetto a Milan, che sarebbe disposto a denunciare il fatto alla polizia anche a costo di mettere nei guai il suo stesso figlio, lei non è in grado di compiere questo sacrificio sicura che le cose non potranno cambiare, mai. È convinta che tutte le disgrazie che vivono siano da imputare al marito e alla sua passione per le armi da fuoco quando invece non si accorge che il vero problema è la corruzione morale della stessa società in cui vivono.

È inoltre interessante notare la similitudine tra la vita di Milan e quella del figlio: entrambi infatti sono uomini che cadono vittime di traumi, diversi ma che impattano e cambiano radicalmente la propria vita.

Una comunità tossica

La famiglia di Milan vive in una piccola città dove tutti si conoscono; questa ristretta comunità di cui fanno parte e che sembra essere affiatata e unita, in realtà, risulta essere il vero problema che si cela alla base delle difficoltà che la famiglia di Milan deve affrontare. Il senso di appartenenza che Adam deve necessariamente provare partecipando alla “Guardia” può essere paragonato al senso di appartenenza che ogni persona deve avere alla comunità: un sentimento che può soffocare e soprattutto limitare il pensiero libero dei singoli individui. Ogni adulto e ogni bambino deve omologarsi al comportamento ritenuto coretto per poter essere accettato e questo non fa altro che appiattire completamente la responsabilità morale che invece caratterizza ancora Milan. Anche il prete, da sempre simbolo di purezza e di guida verso il bene morale, qui è profondamente corrotto e acciecato dalla falsità, capofila degli estremisti di destra.

La tecnica in Che sia fatta luce

La regia è poco dinamica anche se spesso le riprese non sono realizzate con la steadycam e ciò riesce perfettamente a trasmettere il senso di disorientamento e dubbio che deve essere percepito in alcune scene. Anche la sceneggiatura è piuttosto funzionale perché riesce a restituire quella sensazione di tensione e finzione tipica di alcuni dialoghi. Un particolare plauso va anche alla capacità della sceneggiatura e della regia di creare quasi compassione e pena nello spettatore per il protagonista quando si assiste a scene che dovrebbero essere ironiche e divertenti e invece sottolineano l’apparente ingenuità di Milan.  

La fotografia è curata e caratterizzata da colori spesso desaturati quasi a voler simboleggiare l’uniformità della comunità stessa in cui vivono.

Un’ultima cosa da sottolineare riguarda il finale: un finale volutamente lasciato aperto che però non lascia spazio a molte interpretazione. La presa di coscienza di Milan che anche un poliziotto è profondamente corretto visto che è il capo del movimento paramilitare a cui apparteneva il figlio, sa già, in cuor suo, come si concluderà la storia. Questo finale è dunque ricco di tutta quell’ingiustizia e amarezza che continuamente vediamo nel film.

In conclusione, il film può essere considerato il ritratto di un uomo che cerca di essere buono ma si trova in un ambiente storico e sociopolitico complesso che mina queste sue volontà. Solo grazie alla perseveranza a alla capacità di discernere il giusto dallo sbagliato, Milan riuscirà ad affrontare i suoi demoni.

Note positive:

  • Interessanti spunti di riflessione

Note negative:

  • Molte pause riflessive che rallentano il ritmo del film
  • Colonna sonora praticamente assente
  • Trama piuttosto semplice