Cape Fear – Il promontorio della paura

Titolo Originale: Cape Feat

Anno: 1991

Paese: Stati Uniti d’America

Lingua: Inglese

Genere: Thriller

CAST TECNICO

Regia Martin Scorsese

Sceneggiatura John D. MacDonald (romanzo), James R. Webb (sceneggiatura 1962), Wesley Strick

Montaggio Thelma Schoonmaker

Dop Freddie Francis

Musiche Bernard Herrmann

Casa di produzione Amblin Entertainment, Cappa Films, Tribeca Production

Durata 2h 08m

Formato 2:39:1

Negative format: 35mm

CAST ARTISTICO

Robert De Niro

Nick Nolte

Jessica Lange

Cape Fear – La recensione

Io sono simile a Dio e Dio e simile a me! io sono grande quanto Dio, Egli e piccolo quanto me!

cit. Cape Fear – Il Promontorio Della Paura

Cape Fear – Il Promontorio della Paura non è il miglior film di Martin Scorsese, nè la migliore interpretazione di Robert De Niro.

Nel 1962 era uscito sul grande schermo Il Promontorio della Paura diretta da J. Lee Thompson considerato dalla critica un ottimo esempio di suspance nonchè il miglior film dello stesso regista. Nel 1991 Scorsese decide di riportare la medesima storia al cinema creando un remake in tutto e per tutto.

Così ventinove anni dopo, e dopo aver realizzato Goodfellas , ovvero “ Quei Bravi Ragazzi”, il regista newyorkese accetta di girare un lungometraggio che avrebbe inevitabilmente messo in discussione la sua professionalità e il suo spirito autoriale.

La sceneggiatura di Wesley Strick ricalca quella del film originale e del romanzo The Executioners di john D. MacDonald da cui entrambi i film hanno tratto la vicenda.

Robert De Niro, Juliette Lewis, and Nick Nolte in Cape Fear (1991)2

Trama

Max Cady (De Niro) viene rilasciato dal penitenziario in cui ha scontato 14 anni per stupro. L’uomo decide di trasferirsi nella medesima cittadina in cui vive il suo avvocato difensore, Sam Bowden (Nolt) con l’intenzione di insegnargli “cosa vuol dire perdere”.

Cady dimostra fin da subito una lucidità maniacale e una straordinaria conoscenza giudiziaria, intraprendendo una serie di azioni persecutorie nei confronti dei familiari e i conoscenti del noto avvocato.

Bowden, esasperato dalle lente procedure a lui tanto note e contemporaneamente schiacciato dalle conseguenze delle sue infedeltà matrimoniali e la distanza con la figlia, si trasforma da vittima a carnefice assoldando un detective privato e dei malintenzionati per difendersi e per pestare il suo aguzzino, ma niente sembra fermare la sua furia calcolatrice.

L’ avvocato, ormai sfinito, si convince ad eliminare il suo vecchio assistito, ma vedendo fallire anche quest-ultimo piano raggiunge con la famiglia il suo battello ancorato a Cape Fear con l’intenzione di fuggire lungo il fiume, quello che non ha ancora capito e che “non si puo fuggire dai propri peccati scappando di casa”.

Analisi Filmicia
Sin dai titoli di testa, Cape Fear – Il Promontorio della paura è capace di rievocare le grandi innovazioni che hanno reso eterno il nome di Hitchcock, creando una sensazione di familiarita e allo stesso tempo un certo spaesamento nello spettatore abituato alla limpida regia di Scorsese. Nel opera filmica  possiamo apprezzare un De Niro che si “schianta” direttamente nella cinepresa per “ricomparire” in una sala cinematografica, scene con effetti e distorsioni nei colori per riempire i silenzi, le luci folgoranti di fuochi d artificio, oltre ad una ossessiva ricerca degli sguardi, vorticosi zoom su occhi sempre piu stanchi, terrorizzati, animaleschi.
Alcune scene sfiorano l’onirico: lo specchio trasparente attraverso il quale, durante un interrogatorio, Sam Bowden riesce a vedere se stesso riflesso nel volto dell’antagonista, o il primo incontro fra Max Candy e la sedicenne Danielle Bowden all’interno di un teatro allestito per rappresentare cappuccetto rosso e le iconche musiche. Tutto sembra voler portare chi guarda a perdersi, a mostrarsi vulnerabile e indifeso, proprio come la povera famiglia protagonista.
Lo scorere del tempo, scandito dalle lancette di un orologio, dalle notti insonni, dalle lacrime di disperazione non fa che aumentare la sensazione generale di folle cecita, ma la domanda che sorge spontanea è: chi e il vero folle?
Nick Nolte in Cape Fear (1991)
Max Cady non e uno squilibrato, al contrario, e un giudice freddo e infelssibile, che spinge una personalita mollemente borghese a riscoprire il lato violento della sopravvivenza. il personaggio di De Niro si appella alla giuria, a noi spettatori (guardando addirittura in camera, riuscendo a non rompere la terza parete), chiedendo di decidere la pena, schierarsi nell ambiguo capovolgimento delle parti.
Non ho potuto fare a meno di leggere nel lavoro di Scorsese (regista fra laltro di Silence e L’ Ultima tentazione di Cristo) l’intenzione di scolpire i personaggi per rappresentare i concetti di peccato, condanna, sacrificio, perdono e vita, donando alla pellicola un alone di epicità che trasformano un semplice film in un curatissimo quadro.
Se si resta attaccati al passato si muore un poco ogni giorno e per quello che mi riguarda io so che preferisco vivere
cit. Cape Fear – Il Promontorio della Paura
cape fear il promontorio della paura de niro
Note positive:
  • La caratterizzazione dei personaggi (anche secondari)
  • La regia e la fotografia
  • Dialoghi e battute degne di una tragedia shakespeariana
  • I tatuaggi di Robert De Niro
  • Gli attori
Note negative:
  • Le sovraumane capacita da “terminator” di max
  • La violenza (non che a me dispiaccia, ma rischia di allontanare una fetta di pubblico)
  • à