Luna Wedler in Blue My Mind (2017)

Blue My Mind – Il Segreto dei miei anni: Una favola drammatica

Recensione del film Blue My Mind - Il segreto dei mie anni, un film svizzero del 2017, metafora del passaggio dall'adolescenza all'età adulta.
Blue My Mind - Il segreto dei miei anni locandina

Blue my mind – Il segreto dei miei anni

Titolo originale: Blue My Mind 

Anno: 2017

Paese di Produzione: Svizzera

Casa di Produzione: Zürcher Hochschule der Künste, Tellfilm

Distribuzione: Wanted Cinema

Regia: Lisa Brühlmann

Sceneggiatura: Lisa Brühlmann, Dominik Locher

Montaggio: Noemi Preiswerk

Fotografia: Gabriel Lobos

Musica: Thomas Kuratli

Attori: Luna Wedler, Zoë Pastelle Holthuizen, Regula Grauwiller, Georg Scharegg, Lou Haltinner, Yaël Meier, David Oberholzer, Una Rusca, Timon Kiefer, Benjamin Dangel, Martin Rapold

Trailer di Blue My Mind

Recensione di Blue My Mind – Il segreto dei miei anni

“Blue my mind” ha a che fare anche con la paura di non appartenere a qualcosa e al desiderio profondo di essere amati e di poter essere se stessi.

Lisa Brühlmann

Attrice cinematografica e televisiva Lisa Brühlmann decide nel 2010 di passare dietro la macchina da presa andando a realizzare il primo cortometraggio “Frühlingserwachen” incentrato sulla tredicenne Tina, che in un giorno di caldo estivo, deve confrontarsi con i piaceri e le confusioni interiori della vita adolescenziale. Nel suo secondo short movie “Flügge” abbiamo nuovamente come protagonista un’adolescente, questa volta di sedici anni, che pensa di essere incinta e si pone una riflessione su come questo evento andrà a segnare per sempre la sua esistenza. Procedendo al suo terzo corto “Hylas und die Nymphen” del 2013 andiamo nel campo della mitologia in cui sono presenti, seppur in ottica completamente diversa, dei personaggi adolescenziali. Osservando le tematiche presenti in questi tre lavori più autoriali della regista di Zurigo, cantone tedesco, comprendiamo come il passaggio che l’ha portata a concepire la favola drammatica rappresentata in Blue My Mind – Il segreto dei mie anni non è causale ma fa parte della sua natura più intima, in cui mostra ancora di più come il concetto di femminilità, di forza delle donne e della giovinezza, intesa in varie sfaccettature, siano a lei argomenti di grande interesse.

Blue My Mind – Il segreto dei mie anni, distribuito in Italia da Wanted Cinema, è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di San Sebastián il 24 settembre 2017, oltre a partecipare a vari festival come Zurich Film Festival Alice nella città a Roma. Nel 2018 riceve per il miglior film, sceneggiatura, scritta dalla regista stessa, e per la miglior interpretazione di Luna Wedler il Premio del cinema svizzero.

Trama di Blue My Mind

Una bambina a piedi nudi sulla battigia scruta con attenzione e curiosità il mare in tempesta come se fosse attratta dal quel blu profondo. Uno stacco di dieci anni ci porta in una periferia di Zurigo con la quindicenne Mia, appena trasferitasi in città con la sua famiglia. Fin dal primo giorno la notiamo attratta da una sua compagna di classe Gianna, una ragazza alquanto problematica che trascorre le giornate con alcune sue amiche tra shopping e serate alcoliche e di cui diverrà, ben presto, amica.

Mia, oltre a cambiare scuola, muta anche i suoi atteggiamenti e comportamenti sopratutto con i genitori che sembrano capiscono ciò che gli sta accadendo. I veri mutamenti però avvengono di nascosto dal resto del mondo e iniziano con la comparsa del ciclo mestruale, da quel momento il suo corpo attua una trasformazione estrema e radicale che metterà in discussione la sua intera esistenza.

Analisi di Blue My Mind

Il segreto dei mie anni risulta una interessante metafora del passaggio dalla vita adolescenziale a quella adulta, di quell’istante di esistenza in cui l’essere umano inizia a distanziarsi dalla famiglia ricercando la sua natura più intima e trasformandosi in quello che sarà da grande, attraverso istanti di puro terrore e di confusione mischiati a momenti di pura forza e di grande curiosità verso la sperimentazione del mondo e delle sue bellezze. Tale tematiche vengono mostrate in maniere originale e alquanto inedite attraverso la sceneggiatura della regista Lisa Brühlmann e di  Dominik Locher che sono in grado di creare un racconto che si rifà a vari generi drammaturgichi partendo da una storia di formazione a tinte fantastiche con la presenza del body Horror senza possedere, volutamente, quella forza orrifica presente nei classici dell’orrore come nel cult La Mosca. Lo sviluppo drammaturgico della vicenda, scritta con più livelli di lettura, si rifà alla mitologia greca riguardo alla figura delle Ninfe oltra ai vari testi scritti da Carl Gustav Lung che pongono l’accento sul richiamo dell’oceano come madre primordiale dell’umanità, in tal senso il titolo del film Blue My Mind non fa altro che accentuare l’importanza di tale filosofia di pensiero elencando come la mente di Mia appartenga fin da subito al mare, la sua vera madre, come comprendiamo fin dalla prima scena filmica.

Sono sempre stata affascinata dalle creature mitologiche e credo sia molto interessante il fatto che la figura della sirena appaia in differenti culture, a prescindere dai riferimenti geografici e temporali. Questo elemento ci suggerisce che si tratta di un archetipo appartenente all’inconscio collettivo. Allo stesso modo, è diventato subito evidente, sin dalle prime riprese, che volessi fuggire dalla figura tragico-romantica della fiaba di Hans Christian Andersen. Ho voluto infatti realizzare un film sull’emancipazione femminile.

Lisa Brühlmann

La musica elettronica a tinte malinconiche rock realizzata da Thomas Kuratli per Blue My Mind, di una rara bellezza, immette lo spettatore dentro un mondo oscuro e depresso come quello della giovane Mia, interpretata in maniera magistrale dalla allora sedicenne Luna Wedler, che si sente imprigionata e incastrata in un mondo pieno di regole sociali a cui non riesce ad adattarsi e a convivere con quelle restrizioni sociali presenti nella vita rintracciando inizialmente nell’alcool, nelle droghe e in amicizie sbagliate la sua prima via di fuga e di rottura con la società. In questo senso risulta tronca la linea narrativa creata tra la protagonista e Gianna di cui sentiamo tra le due una reciproca affinità sessuale amorosa che, però, non viene mai sviluppata portandole inversamente a sperimentare e a scoprire il sesso con partner occasionali maschili.

Il racconto visivo, attraverso una regia attenta che predilige soffermarsi sulla sua protagonista in ogni scena e quasi in ogni inquadratura, gioca molto sul fascino dell’attrice narrando il tutto con una tinta che richiama fin dall’inizio il colore dell’acqua con la predominanza di grigio, bianco e blu che dona alla storia quel senso di oscurità che invade la giovane alla ricerca di sé. La trasformazione in atto non viene mostrata come un elemento orrorifico all’interno della storia e non compare, se non in una scena piuttosto evitabile, il concetto di freak ma viene sfruttata in primis per mostrare i cambiamenti caratteriali, fisici della giovane e le sue stesse paure. La trasformazione in Sirena, benché non venga realmente spiegata, spinge la giovane verso una speranza di felicità, di quella emozione che nella Terra e nel suo mondo familiare non riesce a trovare. La ragazza alla fine di Blue My Mind ha percorso una trasformazione fisica e mentale che l’ha portata a comprendere ciò che vuole essere, separandosi dalla sue radici per scoprire in libertà se stessa.

La storia risulta interessante ma è fin troppo lineare nel suo percorso e, dopo mezz’ora o poco più sappiamo già come andrà a finire il tutto, inoltre è visibile un problema tecnico non di poco conto in tutto il film: gli effetti speciali non sono ben fatti e la rappresentazione di Mia Sirena come delle squame sul suo corpo poteva essere realizzato in maniera più efficace.

Note positve

  • Attrice protagonista
  • Regia
  • Metafora tematica

Note negativa

  • Sceneggiatura troppo lineare
  • Effetti speciali


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