Blue Steel - Bersaglio mortale locandina

Blue Steel – Bersaglio Mortale: un noir in rosa dimenticato

Recensione e scheda film del Noir Blue Steel - Bersaglio Mortale del 1989 diretto da Kathryn Bigelow.
Scheda Recensione Scheda

Blue Steel – Bersaglio Mortale: SCHEDA FILM

Titolo originale: Blue Steel

Anno: 1989

Paese: Stati Uniti d’America

Lingua: Inglese

Genere: Thriller, Azione, Noir

CAST TECNICO

Regia: Kathryn Bigelow

Sceneggiatura: Kathryn Bigelow, Eric Red

Montaggio: Lee Percy

Dop: Amir Mokri

Musica: Brad Fiedel

Prodotto da: Oliver Stone

Casa di produzione: Lightning Pictures, Precision Film

Durata: 1 hr 42 min (102 min)

Aspect Ractio: 1.85:1

CAST ARTISTICO

Jamie Lee Curtis, Clancy Brown, Ron Silver, Elizabeth Pena, Philip Bosco, Richard Jenkins, Kevin Dunn, Louise Fletcher, Chris Walker, Tom Sizemore

Recensione

Blue Steel: Bersaglio Mortale: RECENSIONE

Occupatasi nel 1987 di una rilettura post-moderna del mito dei vampiri con un piccolo gioiello horror dal retrogusto western come Il buio si avvicina, la talentuosa e versatile regista Kathryn Bigelow (Premio Oscar per The Hurt Locker) cambia nuovamente genere per ridimensionarne i cliché, e si avvicina al noir con Blue Steel, prodotto dal regista Oliver Stone (Platoon, Natural Born Killers) e scritto dallo stesso sceneggiatore di Il buio si avvicina, Eric Red. Blue Steel - Bersaglio mortale recensione

TRAMA

Quando penso a te, vedo il futuro scorrere velocemente davanti ai miei occhi. E ti vedo morto. cit. Megan Turner (Jamie Lee Curtis)
Blue Steel vede l’attrice feticcio di John Carpenter Jamie Lee Curtis nei panni di Megan Turner, una giovane recluta del corpo di polizia di New York che, sventata una rapina a un supermercato con l’uccisione del rapinatore (Tom Sizemore), finisce nelle mire di un maniaco, il brocker di Wall Street Eugene Hunt (Ron Silver), che al momento della rapina, durante la quale stava facendo la spesa, impazzisce a causa della sparatoria e sviluppa un’ossessione morbosa, quasi sadomasochista, per la donna poliziotto. Jamie Lee Curtis and Elizabeth Peña in Blue Steel (1990)

ANALISI FILMICA

Sai cosa mi piace di questa città? Che ci si può perdere tranquillamente in un bicchier d’acqua credendo di nuotare nell’oceano. cit. Detective Nick Mann (Clancy Brown)
Rilettura al femminile dell’archetipo da noir moderno dello sconvolgimento degli equilibri personali e sociali di un protagonista femminile forte (inconsueto nel muscolare cinema action di quegli anni), Blue Steel è un film che scorre egregiamente fluidamente tra dramma e azione, con un look metropolitano evocativo e angoscioso debitore alla filmografia di Michael Mann, in particolare Strade violente (1981). Bigelow comprende con intelligenza la portata emotiva della storia, costruisce la suspense con riprese lente e metodiche come nella tesissima rapina iniziale (camera statica e ferrea nei confronti dialogici tra i due antagonisti, carrellate lunghe e impietose nei momenti di attesa), riempie lo schermo di tutti quei dettagli che, come in ogni narrazione gialla che si rispetti, divengono necessari alla soluzione dell’intreccio, e sfodera ritmo cinetico e azione in poche ed emblematiche sequenze dove comunque mantiene un controllo inflessibile delle immagini che non va a perdersi nella frenesia dell’azione. Jamie Lee Curtis in Blue Steel (1990) film
Il finale richiama molto Il mucchio selvaggio (1969) di Sam Peckinpah – proiettili che hanno gli effetti delle cannonate, rallenty, esplosioni di sangue e vetro – ed è la cesellazione ultima di uno stile registico già ricco e consapevole della tecnica che ha raggiunto la maturità e incornicia più di un momento visivamente di valore. Coadiuvata da una fotografia gelida e quasi metafisica di Amir Mokri e dalla colonna sonora di Brad Fiedel ancora memore dei suoni metallici di Terminator (1984), Bigelow riesce a far passare sopra le forzature e le inverosimiglianze che qui e là fanno capolino nella sceneggiatura di Red, e tratteggia una New York notturna nebbiosa e inquietante, la cui atmosfera sospesa è sballottata e confusa dai suoni e dalle luci della città dove il disincanto e l’inquietudine esistenziale dell’ottima Lee Curtis sono perfettamente di casa. Ottimi caratteristi come Clancy Brown (cattivo hollywoodiano per eccellenza in trasferta, per una volta, in un ruolo positivo), Richard Jenkins (recentemente visto in La forma dell’acqua [2017] di Guillermo Del Toro) e un Ron Silver perfetto nella sua maschera psicopatica, puntellano un cast assortito e talentuoso sfruttato egregiamente dalla regista per offrire spessore e credibilità alla vicenda. Tutt’ora godibile e spettacolare rispetto alla media del genere, Blue Steel  – Bersaglio Mortale, non fu un gran successo commerciale e persino gli addetti ai lavori lo accolsero con freddezza, tranne il celebre critico Roger Ebert che notò dei raffronti tra il finale del lungometraggio di Bigelow e quello della pellicola che diede fama e fortuna alla Curtis, Halloween (1978) di John Carpenter; ma divenne il perfetto trampolino di lancio della regista in vista di quello che sarebbe stato il suo primo vero successo commerciale, il capolavoro Point Break. LATI POSITIVI
  • La regia matura di Kathryn Bigelow propone una veste visiva d’impatto e una pregevole gestione della portata emotiva delle vicende
  • Jamie Lee Curtis è una protagonista efficace, contornata da caratteristi di egual bravura
  • La gelida fotografia e il fluido montaggio
LATI NEGATIVI
  • Alcune forzature e inverosimiglianze giustificate solo per sbrogliare certe dinamiche narrative
  • La prevedibile e inutile love story tra Curtis e Clancy Brown

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