Black is king: Il visual album di Beyoncé

Black is king locandina

Black is king

Titolo originale: Black is King

Anno: 2020

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Musicale

Produzione: Parkwood Entertainment

Distribuzione: Disney Plus

Durata: 85 minuti

Regia: Beyoncé

Sceneggiatura: Beyoncé

Fotografia: artisti vari

Musiche: Beyoncé

Attori: Beyoncé, Jay-Z, Naomi Campbell, Lupita Nyong’o, Kelly Rowland, Pharrell Williams

Trailer di Black is King

Trama di Black is King

Tra New York, Los Angeles, Londra e il Belgio senza dimenticare il Sud Africa e l’Africa Orientale, siamo catapultati in paesaggi spettacolari tra l’oceano e il deserto, passando tra ville lussuose e parcheggi cittadini o in piccole capanne, in compagnia dei brani e della performance attoriale di Queen Bey che sfruttando la storia e frasi interne al remake del 2019, Il Re Leone, racconta la storia di un bambino di nome Simba, un giovane re che dovrà affrontare un lungo viaggio interiore ed esteriore per poter riconquistare la casa e il trono che gli appartiene di diritto. Simba dovrà, per sopravvivere, affrontare le numerose sfide che trova lungo la via in un modo spietato e pieno di tradimenti per poter ricomprendere e ritrovare la sua vera e propria identità e origine e per farlo dovrà risvegliare in lui gli insegnamenti d’infanzia e farsi influenzare dall’amore di colei che ama e dalle tradizioni provenienti dagli antenati.

Recensione di Black is King

Lanciato come contenuto originale Disney Plus, venendo pubblicato direttamente on demand il 31 Luglio 2020, Black is King è il terzo visual album della cantante – attrice statunitense Beyoncé Knowles, che si rifà alla colonna sonora da lei realizzata per il live – action Disney Il re Leone, intitolata The Lion King: The Gift. Il progetto artistico si basa su una produzione durata un interno anno, viaggiando tra i vari continenti per catturare l’essenza stessa della diversità e della connettività esistenziale presente nel mondo, per far ciò si avvale di un ricco cast pieno di talenti artistici, come il corpo di danza e i coreografi che creano spettacolari coreografie e immagini visive accattivanti nei momenti musicali, oltre ai numerosi cantanti di origine “black” con cui ha collaborato all’interno del suo album come il marito Jay-Z, o la modella Naomi Campbell e l’attrice Lupita Nyong’o di città del Messico famosa per la sua interpretazione in 12 anni schiavo.

Sarebbe un mondo molto migliore per noi se i re e le regine capissero che essere uguali, condividere gli spazi, le idee e i valori, condividere le forze e le debolezze, compensarsi a vicenda, è il modo in cui i nostri antenati facevano le cose, e cosi si fa in Africa. C’è regalità in te perché tu sia una benedizione per gli altri, perché gli altri possano far riferimento al tuo lignaggio e trovare la speranza e la forza e perfino la guarigione.

Blakc is King

Come aveva già fatto con il suo secondo album visivo, Lemonade nel 2016, e con il documentario Netflix Homecoming, sul dietro le quinte della sua esibizione storica al Coachella nel 2018 che trasforma in un omaggio alla black culture, Beyoncé con il suo album musicale, ispirato dal Re Leone, va a creare un tessuto visivo – musicale e di sceneggiatura che possiede un forte impatto politico e di presa di posizione da parte della cantante che diventa portavoce, come aveva già fatto con il movimento Black Lives Matter, di tutte quelle culture soppresse e maltrattate dal mondo proferendo il bisogno di una connettività maggiore tra tutte le culture, ugualmente incantevoli nella loro divergenza di pensiero. Black is King dichiara la bellezza del mondo e che il colore della pelle è da celebrare, essendo portatore di tradizioni e di origini, e non deve essere assolutamente un elemento di conflitto sociale come purtroppo sta avvenendo nell’America di Trump dove il conflitto tra polizia bianca e popolazione nera ha ritrovato una forte e triste connotazione di razzismo. Inoltre la musicista sfrutta il collegamento con il re leone per inserire nuove tematiche riconducibili al cerchio della vita, in cui tutti siamo colleggati insieme in un unico ecosistema mondiale e che i nostri antenati vivono in noi e noi in loro e dobbiamo ascoltarli negli istanti di maggiore difficoltà interiore in cui la via sembra venie meno. Il tutto viene arricchito da elementi simbolici di origine biblica religiosa.

Black is King è perfettamente infiocchettato con paesaggi e primi piani mozzafiato, ripresi con una perfezione tecnica assoluta in cui nulla sembra essere fuori posto, fino ad arrivare alle splendide coreografie e abiti fashion e sgargianti nel loro stile quasi pop-art il tutto supportato da un’accennata storia che viene narrata in maniera ciclica e non lineare, complicando la sua comprensione, e da un continuo susseguirsi di videoclip musicali, con brani con sonorità africane tendenti all’Hip hop con influenze Contemporary R&B che risultano interessanti benché poco orecchiabili. Black is King però rimane una visione fredda e priva di una reale riuscita non tanto per la superficialità dell’analisi tematica che viene mostrata in varie sfumature, ma per un sbagliato approccio visivo e di sceneggiatura che combinate insieme creano un unione alquanto stonata.

Disney plus italia va a mostrare al pubblico italiano il visual album in lingua originale supportato nella visione da dei sottotitoli in italiano, ma questi non sono presenti durante le esibizioni canore complicando, per un non conoscitore dell’americano, la comprensione narrativa – tematica della storia. Tale errore mostra una pecca incredibile nel modo in cui sono stati costruiti i videoclip che appaiono come un evento fashion di abiti bellissimi e uomini e donne sensuali dentro location e paesaggi che non hanno minimamente senso con ciò che i cantanti stanno cantando, creando una enorme stonatura tra la modalità visiva canora e quella dedicata al personaggio di Simba, che perde in questo modo fin troppa forza e il messaggio non riesce a giungere come sarebbe dovuto arrivare al pubblico, che rischia di trovarsi davanti un prodotto quasi di marketing che mostra solo Beyoncé e i suoi compagni di viaggio dentro abiti principeschi tipici della cultura pop 2020 e disney.

L’opera, benché sia supportata da ottimi brani come Spirit o Brown Skin Girl, non riesce a ottenere quel giusto mix tra musica e stile documentaristico che un opera del genere dovrebbe avere, il tutto crea un messaggio quasi confuso e una ripetizione narrativa del film, che piacerà sicuramente solo ai fan della cantante ma non al pubblico generale.

Note positive

  • La musica
  • Il tema

Note negative

  • La storia di Simba che non convince
  • La sceneggiatura troppo succube dei videoclip
  • Per le canzoni si doveva creare una storia più accattivante e non dei semplici videoclip fashion