I  may not always love you
 But long as there are stars above you
 You never need to doubt it
 I'll make you so sure about it
 God only knows what I'd be without you
If you should ever leave me
 Though life would still go on, believe me
 The world could show nothing to me
 So what good would livin' do me
 God only knows what I'd be without you

BIg Love è una serie tv statunitense trasmessa su HBO dal 2006 al 2011

C’è stato un tempo in cui la Televisione era considerata come una sorta di cimitero dell’arte visiva. Qualcosa iniziò a cambiare agli inizi degli anni ’90 con serie quali “X-Files” o “Twin Peaks” ma fu solo con l’avvento del nuovo millennio che la “rivoluzione” cominciò per davvero.

Principale fautrice di questo cambiamento è stata sicuramente l’HBO e i suoi show. “I Soprano”, “Six Feet Under”, “OZ”, “The Wire” e “Deadwood” sono solo alcuni dei titoli che hanno aiutato il pubblico a comprendere che la serialità televisiva poteva essere molto più profonda e potente, in particolare per raccontare storie e contesti non ancora esplorati.

Big Love, creatura di Mark V. Olsen e Will Scheffer, rientra in questa categoria ma forse è qualcosa di più.

Sinossi

Bill Henrickson (Bill Paxton) sembra un tipico imprenditore americano, votato alla sua azienda ma anche alla sua famiglia. C’è solo un piccolo dettaglio che rende Bill diverso dagli altri abitanti dello Utah: una famiglia numerosa che comprende sette figli e persino tre mogli!

Bill è un membro della comunità poligama di Juniper Creek e ha donato il suo cuore a Barbara (Jeanne Tripplehorn), Nicolette (Chloe Sevigny) e Margene (Ginnifer Goodwin).

big love

Bill e le sue mogli vivono con convinzione il proprio “credo” ma non è certamente facile nasconderlo in un paese in cui la Poligamia è illegale e dove le minacce peggiori provengono proprio dalla sua stessa gente: parenti, colleghi di lavoro, soci e brutti ceffi come il “Profeta” Roman Grant (Harry Dean Stanton).

Assistiamo così alle bizzarre e spesso tragiche vicende degli Henrickson all’interno di una storia che mostra il lato più delirante e controverso del Sogno Americano.

La Serie

Ammettiamolo: quanti di voi avrebbero scommesso su una serie che ha come tema principale la Poligamia? Eppure è proprio questo lo spunto iniziale per parlare di Big Love, uno dei prodotti più audaci dell’HBO.

La serie di Olsen e Scheffer ricalca un po’ la struttura de “I Soprano”.

Non c’è una trama orizzontale unica ma piuttosto un gruppo di personaggi alle prese con il loro stile di vita. Se quello di Tony Soprano e soci era già noto grazie a molti capolavori cinematografici quali “Quei Bravi Ragazzi” (di cui la serie con protagonista James Gandolfini rappresenta un seguito ideale), il mondo degli Henrickson aveva pochi predecessori al riguardo. Sarà che la società dei mormoni e soprattutto la Poligamia sono argomenti non sempre facili da trattare, in cui spesso è arduo comprenderne la complessità (ammesso che ci sia).

big love serietv

Lo stesso show sembra spesso calcare la mano sull’argomento, comparando la famiglia di Bill con quella dell’inquietante Roman (marito di ben quattordici mogli e fidanzato con una quindicenne per “volere divino”) o ancora quella di stampo quasi mafioso appartenente al tenebroso Hollis S. Green (Luke Askew).

Eppure gli autori sembrano voler suggerire una cosa importante: gli stessi personaggi non sanno gestire tale stile di vita. Non solo Bill, fedele al credo ma deciso a creare un futuro sicuro per la propria famiglia, ma proprio tutti!

Ecco come personaggi spesso sgradevoli e meschini come i genitori di Bill, Frank (il grandissimo Bruce Dern) e Lois (la splendida Grace Zabriskie), sono capaci di creare empatia con gli spettatori non perché dotati di caratteri in fondo positivi ma piuttosto imprevedibili e bisognosi di vere convinzioni.

Persino alcuni dei “cattivi” dello show come Alby Grant (Matt Ross), figlio di Roman e omosessuale represso, o Rhonda (Daveigh Chase), teenager sociopatica e bugiarda patologica, si possono etichettare come vittime di un Credo che nella nostra contemporaneità non ha più senso di esistere.

Un altro elemento che mi ha sorpreso di Big Love è il fatto di essere una serie capace di parlare davvero di donne. Se Bill (un bravissimo Paxton) rimane il protagonista assoluto, è innegabile che il motore di tutta la storia sono proprio le sue mogli.

Ciascuna Signora Henrickson ha il proprio carattere e dilemma. La “Moglie Capo” Barb (mai così brava la Tripplehorn) possiede un carattere pratico e unificatore ma è quella che mostra più titubanze nel volere impartire le tradizioni della Poligamia ai propri figli.

Nicki (una Sevigny scatenata) è leggermente insofferente e per questo spesso scostante ma il motivo è dovuto alla sua appartenenza alle tradizioni della famiglia Grant, mettendola così sempre in bilico tra l’amore per Bill e le subdole manovre di Roman e Alby. E poi c’è Margene (una Goodwin semplicemente adorabile), giovane, solare e quella più intraprendente nel sostenere Bill e le sue imprese.

Tre caratteri diversi fra di loro e che, proprio come per la maggior parte dei personaggi della serie, spesso deridiamo e detestiamo per i loro capricci e dubbi ma che poi ci sorprendono per il modo in cui espongono la propria confusione e spesso disperazione, scatenate da una situazione famigliare che di normale ha ben poco.

Olsen e Scheffer non nascondono però la loro opinione sincera: stiamo comunque parlando di esseri umani. Bill e la sua famiglia sono personaggi che provano sentimenti e che soffrono di paranoie e paure condivise con i cosiddetti “normali”.

Credo sia questa la grande forza di Big Love. Una serie che non possiede la carica dirompente di altri prodotti dell’HBO ma che ha avuto il coraggio di affrontare un argomento non facile per parlare dell’essere umano in tutte le sue contraddizioni.

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Note Positive

  • Un soggetto non facile ma proprio per questo intrigante.
  • Personaggi, per una volta, davvero complessi e interpretati da attori in splendida forma tra cui Bill Paxton, Jeanne Tripplehorn, Ginnifer Goodwin e pezzi da novanta come Bruce Dern e Harry Dean Stanton.
  • Big Love ci offre un ritratto umano tutt’altro che scontato e solo apparentemente estremo.
  • La serie di Olsen e Scheffer può anche rappresentare una lettura insolita e spesso assurda del Sogno Americano.
  • “God Only Knows”.

 

Note Negative

  • La mancanza di una trama orizzontale che rende il ritmo non sempre eccellente.
  • Discutibile il ritratto dei mormoni e in generale della società poligama (qui potrebbe essere ignoranza da parte mia).
  • Qualche sottotrama in meno non avrebbe guastato.