Big EYES – Scheda Film

Anno: 2014

Paese: Stati Uniti

Lingua: Inglese

Genere: Biografico

CAST TECNICO

Regia Tim Burton

Soggetto e sceneggiatura Scott Alexander, Larry Karaszewski

Montaggio JC Bond

Dop Bruno Delbonnel

Musiche Danny Elfman

Casa di produzione Silverwood Films, Electric City Entertainment, Tim Burton Productions, The Weinstein Company

Durata 1h 46m

Formato Gemini 4:4:4

Camera Arri Alexa Plus 4:3 , Arri Alexa Studio

CAST ARTISTICO

Amy Adams

Christoph Waltz

Danny Huston

Krysten Ritter

Tra arte e diritti Umani: La recensione di Big Eyes

Gli anni ’50 erano un’epoca meravigliosa se eri un uomo. Sono Dick Nolan e di mestiere invento cose: sono un giornalista. Questa è la storia più strana di cui abbia mai scritto. Incominciò il giorno in cui Margaret Ulbrich lasciò il suo soffocante marito. Molto prima che lasciare mariti diventasse di moda.

cit. Big Eyes

Non amo recarmi al cinema per vedere una storia vera: raccontare fatti accaduti è molto più semplice che non inventarli di nuovi; narrare di eventi reali con individui esistenti in maniera romanzata è semplicemente un simbolo di mancanza di idee e d’inventiva da parte degli sceneggiatori. Una storia ideata dalla mente è esclusivamente l’arte dello sceneggiatore, solo qui può dare libero spazio alla sua forma d’essere e alla sua particolare espressione di veduta universale.

Allora perché sono andato a vedere Big Eyes, dato che si narra la storia vera di una  pittrice donna?

Beh, sono un appassionato di Tim Burton, amo alcuni dei suoi prodotti cinematografici come Spiritello Porcello e Big Fish, capolavori assoluti.  Devo ammettere che con questo lungometraggio il regista ritorna sul suo livello autoriale; era da davvero un po’ di tempo che non è azzeccava una. Per di più non abbiamo l’onnipresente Depp, la rovina del regista.

Big Eyes

In Big Eyes ritroviamo finalmente tutti i classici ingredienti del cinema  Burtiano:  dall’ironia fino al suo modo di riuscire a narrare tutte le vicende dei suoi personaggi emarginati dalla società con le loro debolezze assumendo un tono fiabesco. Quando sento che quest’ultima opera non appartiene al regista di Edward Mani di Forbici io dico: riguardatevi Big Fish e poi i dipinti di Margaret; sono un elemento che è perfetto per il suo stile grottesco.

Burton delicatamente, con estrema dolcezza e romanticismo, dipinge la tela sulla vicenda di Margaret Keane, magistralmente interpretata da Amy Adams, attraverso una tonalità di colori chiari – scuri che racchiudono l’essenza, l’anima della pittrice.

Big Eyes l'occhio del cineasta film

Trama

La storia si svolge tra gli anni 50 – 68. Margaret è una madre single che ha una dono nella pittura; è una sognatrice e non conosce minimamente il mondo esterno.  Tutto ha inizio con l’incontro ad un parco con un presunto pittore di cui ben presto si innamorerà. Walter Keane, invece, decide di sfruttare le opere di Margaret e di farle passare come sue. Walter Keane ben presto diverrà famoso perdendo completamente il controllo, fino a credere che quelle opere siano davvero una sua creazione artistica.

In quei tempi le donne non erano molto considerate, basti pensare alla scena in cui Margareth va in chiesa e il prete gli dirà di fare tutto ciò che il marito vuole, perché lui è il capo famiglia e sa tutto ciò che è giusto; quindi è possibile che se non fosse intervenuto Walter ( Christoph Waltz) i dipinti non avrebbero mai avuto fortuna, ma sarebbero rimasti rinchiusi in uno scantinato.

Analisi filmica

In tutte le inquadrature troviamo quei bellissimi grandi occhi malinconici dei dipinti ma anche quelli tristi e affranti di lei, che si ritrova ingabbiata dalle bugie del marito oltre che dal sistema capitalistico americano che rende tutto un mero prodotto temporale.

Che cos’è l’arte?

Per la pittrice qualcosa di personale, ognuno ha il suo modo speciale di leggere il tessuto mondo e nessuno è in grado di appropriarsene interamente. Lei cattura nei suoi ritratti gli occhi, che ingigantiti fuor di misura diventeranno l’oggetto principale del dipinto. Per Margaret gli occhi esprimono l’anima delle persone; è da questi che si emanano le più pure emozioni.

Big Eyes - l'occhio del cineasta

Un dipinto deve emozionare, provocare dei sentimenti in colui che lo guarda, deve trasmettere o meglio trasferire e arricchire il guardante, ed è questo il fenomeno che deve portare all’acquisto.

Walter Keane mostrerà che non è così: tutto ruota intorno alla fortuna e all’esposizione, dalla comunicazione visiva e dialogica. Un prodotto se esposto bene e con frasi ricche e elaborate l’oggetto assumerà un valore positivo agli occhi del cliente. Se invece, in quell’epoca, l’attore degli stessi dipinti fosse stato una donna, agli occhi del cliente sarebbe apparso inguardabile. La legge del business: tutto è visto attraverso gli occhi di un epoca e dall’esposizione al pubblico.

Un artista non fa fortuna soltanto con il talento ma grazie al fato, ovvero trovarsi al posto giusto nel momento, o attirando la curiosità.

La fortuna dei bambini dai grandi occhi scaturisce da una lite tra Keane e il proprietario del locale, la notizia farà il giro dei giornali e i curiosi, ovvero una moltitudine di gente, si reca la sera dopo e quelle seguente nel luogo dell’accaduto, per vedere le opere di quest’artista ribelle.

Alla fine dei conti dobbiamo imbatterci nella triste realtà: tutto è business, semplice e mero prodotto commerciale, l’arte se non vende non viene mostrata al grande pubblico. Il pittore, deve continuare a dipingere, deve riscaldare il momento, mostrarsi sempre più spesso alla platea; solo così può restare sulla bocca di tutti e per farlo bisogna sempre inventarsi nuovi mezzi commerciali fino a quando un noto critico non stronca l’autore, qui la sua fama inizierà a scemare. L’arte è moda, dura per un periodo, poi esce un altro autore che a sua volta diventerà di moda, togliendo il posto all’altro e così via. Siamo nell’era del dio denaro: tutto è sotto questa legge, se non vendi, bye bye.

Il vero artista è colui che non ha interesse nella ricchezza, ma che vede nel suo lavoro solo una forma di espressione del suo universo.

Il regista, attraverso gli incessanti primi piani, mostra attraverso gli occhi, un vero e proprio specchio dell’animo umano:

Big Eyes

Avete mai pensato che le donne non compaiono mai in un libro di storia studiata a scuola, come se non avessero mai avuto importanza nella società, escluse due o tre; a mio ricordo non ho mai studiato una poetessa, una pittrice e non conosco neanche una regista femmina, ma perché?

Big Eyes

Walter Keane: gesticola moltissimo con le mani, che simboleggia che è un abile comunicatore e venditore. Si intuisce che conosce bene il mondo da come parla e che è sicuro di ciò che fa. La sua più grande capacità è truffare, imbrogliare, raccontare storie false e rifalse. Nel profondo è tra i due il più tormentato dal non essere mai riuscito a divenire un bravo artista.

Margaret: timida, insicura, debole e priva di vere e proprie iniziative decisionali. E’ un personaggio molo fragile e puro, che non conosce il mondo e quindi facilmente condizionabile dal suo secondo marito che la sfrutterà per ottenere la sua fama personale. Per tutto il film lei dal suo sguardo emana malinconia e paura del futuro.

La musica che accompagna l’opera cinematografica è soave e solitamente sul jazz, rinviando almeno a mio parere lo spettatore ai film di Woody Allen, per certi aspetti, e agli ambienti parigini.

Note positive

  • dà spunti di riflessioni
  • buona prova attoriale
  • Tim Burton rifà un film decente
  • Belle scenografia

Note negative

  • un film che rimane solo un film discreto
  • Tim Burton non riesce più a raggiungere il “vecchio” livello di grande regista, ma la sua regia è godibile ma niente di particolare
  • scelta della musica non del tutto azzeccata