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Beginning (2020): Conflitti religiosi e solitudine intima

Beginning 2020 locandina film

Beginning

Titolo originale: Dasatskisi

Anno: 2020

Paese: Georgia, Francia

Genere:

Produzione: First Picture, OFA

Durata: 108 minuti

Regia: Déa Kulumbegashvili

Sceneggiatura: Déa Kulumbegashvili, Rati Oneli

Fotografia: Arseni Khachaturan

Montaggio: Matthieu Taponier

Musiche: Nicolas Jaar

Attori: Ia Sukhitashvili, Rati Oneli, Kakha Kintsurashvili, Saba Gogichaishvili

Trailer di Beginning

La cineasta Dea Kulumbegashvili porta sul grande schermo nel 2020 il suo primo lungometraggio che ha scosso il pubblico festivaliero e ottenuto dei riconoscimenti piuttosto importanti e inaspettati se consideriamo che si tratta solo di un opera prima.

Beginning (Dasatskisi) ha vinto il Premio FIPRESCI al Toronto Film Festival, è stato riconosciuto come miglior lungometraggio al Festival Internazionale del Film di San Sebastián ed è stato selezionato come miglior film Georgiano rientrando tra i possibili nominati alla 93a edizione degli Academy Awards. Inoltre è stato selezionato come lungometraggio in concorso al Festival di Cannes 2020, che a causa della pandemia mondiale però non si è tenuto.

Come ha dichiarato la stessa regista il film nasce dal proprio vissuto personale e l’idea alla base della storia prende vita nel 2013 quando fa ritorno a casa, dopo gli studi accademici nel settore audiovisivo.

Nell’estate del 2013 sono tornata in Georgia per fare visita a mio padre, che in quel momento viveva in un paesino nella regione da cui provengo, e alcune persone legate alla nostra famiglia stavano facendo visita a mio padre e si erano convertite, diventando Testimoni di Geova. Potevo vedere come quelle persone a causa della loro scelta religiosa e della loro fede erano diventate degli stranieri e vivevano emarginati dalle persone del luogo, solo a causa della loro scelta religiosa e di credo. In quel momento dubitavo, mettevo sotto esame il mio senso di appartenenza o il significato di lasciare il luogo dove cresci per poi tornare. Forse mi sentivo anch’io un estranea. In qualche modo ho cominciato a immedesimarmi in loro così ho cominciato a pensare ai gruppi di minoranza religiosa in Georgia, come uno dei soggetti centrali del film

Dea Kulumbegashvili

In Italia il film è stato presentato al Trieste Film Festival 2021, dal 21 al 30 gennaio.

Trama di Beginning

Un gruppo di Testimoni di Geova si reca nella loro casa di preghiera per celebrare il loro credo, in pace e armonia. Qualcuno però che prova del rancore verso questa religione tira dei massi infuocati all’intero edificio che inizia a bruciare mentre i fedeli di Geova sono al suo interno, mettendo così a rischio la vita di persone innocenti. Tutti i credenti però, capeggiati dal leader del movimento religioso David e dalla moglie Yana, riescono a sopravvivere all’incendio che però va a distruggere interamente il luogo del loro culto.

La storia si sposta sui problemi di coppia tra David e Yana, concentrandosi maggiormente su di lei. La donna sembra aver smarrito la sua felicità e si rende conto di aver bisogno di un cambiamento radicale interno alla sua vita, elemento che il marito David non comprende inseguendo esclusivamente la causa religiosa di ricostruzione di un nuovo edificio per cerimoniare gli eventi liturgici.

Tutto viene messo ancor di più in crisi con la comparsa di un agente della polizia che una notte si reca da Yana per un interrogatorio dal sapore invadente e perverso, in cui mette la donna all’angolo. Questo però è solo l’inizio di un viaggio nella disperazione e nella paura.

Beginning - Una scena all'inzio del film
Beginning – Una scena all’inzio del film

Recensione di Beginning

Un inquadratura fissa con una tinta cromatica di luce tendente a colori bui e spenti presenta al pubblico una storia di religione e razzismo religioso. Lo spettatore assiste agli eventi dell’incendio della parrocchia dall’interno del luogo, insieme ai fedeli e senza vedere chi abbia appiccato tale incendio, elemento che rimarrà segreto e sconosciuto per l’intero lungometraggio. Successivamente veniamo catapultati fuori dal luogo e assistiamo all’espandersi del fumo e del fuoco attraverso un altro punto di vista statico e situato ancor più lontano ma che ha la forza di andare a presentare, attraverso un gioco di ombre e di luce interessante, i suoi personaggi. Con un occhio attento vediamo già da queste prime immagini la sofferenza interiore e l’apatia della protagonista Yana; stesso discorso vale per lo sconosciuto poliziotto che entra in scena andando a prendere per il naso un bambino che correva, con un azione brutale ripresa con un primissimo piano.

Da questo semplice inizio Dea Kulumbegashvili con Beginning (Dasatskisi) mostra subito la sua chiave autoriale con cui la cineasta vuole andare a mostrare la vicenda, ovvero un uso costante di lunghe inquadrature fisse (che divengono dei piani sequenza) basate su lunghi silenzi (abbiamo solo alcuni movimenti di camera con delle brevi panoramiche). All’interno di ciò la regista sceglie un linguaggio ancor più particolare per mostrare i suoi personaggi che vengono esclusivamente ripresi con dei campi medi o con dei totali poco illuminati (specialmente i volti) che danno l’idea di essere all’interno di un luogo privo di salvezza interiore. A tratti e nei momenti maggiormente adatti per far empatizzare lo spettatore ai caratteri troviamo delle mezze figure notando bene la capacità dell’autrice di giocare con il linguaggio cinematografico, che è avvolto da pochi dialoghi ma che si sostiene bene nei suoi lunghi silenzi.

La storia in Beginning appare di difficile comprensione drammaturgica giocando con molti elementi simbolici all’interno di atmosfere prettamente thriller che probabilmente a livello di sceneggiatura potevano essere analizzate meglio, sopratutto nel personaggio del poliziotto di cui sapiamo veramente poco alla fine del lungometraggio. Lo stesso finale della vicenda, che ha un sapore onirico e mistico sapendo d’inizio e fine come la filidofia sul ciclo totale della vita, risulta molto interessante registicamente ma allo stesso tempo dal punto di vista razionale è difficile da comprendere pienamente, anche a causa della presentazione stessa del personaggio del poliziotto.

La religione è sia un elemento importante dalla storia, per certi versi, ma risulta più che altro il contesto adatto per parlare di una perdita di sé, per trattare l’involuzione di una donna che nella comunità in cui vive non riesce a essere felice ma che si trova in una costante sensazione di paura che trasmette anche al figlio. L’approccio religioso appare prettamente in ottica patriarcale dove è David a comandare a Yana cosa lei deve fare e cosa no, mostrando tutto un rapporto malato all’interno del loro mondo, sopratutto pensando alla storia riguardante il falso poliziotto, che non vi sveliamo per non spoilerare troppo gli eventi drammaturgichi.

Il lungometraggio, che pecca di poca emozionalità, risulta uno sguardo attento sulla costruzione del personaggio di Yana che è facilmente comprensibile all’interno di una scena di sette minuti dove la donna si sdraia per terra in una foresta perdendosi nei suoi sogni e pensieri, ascoltando semplicemente il cinguettio degli uccelli e il vento. L’incanto per la donna è rotto solo dal figlio che sembra essere più un peso per lei che altro. La storia dunque non è altro che una ricerca di fuga dalla propria routine di un personaggio incatenato in una veste che non sente sua. Per tutto l’arco narrativo lei è passiva e pare subire gli eventi, solo nel finale compirà una scelta da sapore crudo e brutale.

Note positive

  • Regia
  • Attori
  • Fotografia

Note negative

  • Poca emozione
  • Gli elementi di stampo thriller potevano essere maggiormente immessi nella storia

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