Beauty: Tanti colori per salvare il mondo

Qualche domanda al talentuoso giovane regista di Beauty, Nicola Abbatangelo

Affascinata dalla dolcezza e dalla grazia del piccolo capolavoro vincitore come miglior cortometraggio internazionale della sezione Alice nella città alla Festa del Cinema di Roma, Beauty, ho fatto qualche domanda al regista ed autore molisano Nicola Abbatangelo, già autore e regista di If, e di Oleg e Cometa (2016) e fondatore della Moolmore Films.

Beauty è un corto in inglese ma di produzione italiana, girato con un cast d’interpreti internazionali di grande fama con una colonna sonora di grande impatto e fascino eseguita da un’orchestra di 40 elementi. Prima produzione italiana ad essere mixata in Dolby ATMOS, e realizzato interamente in teatro di posa, a ricreare un delizioso quartiere londinese, ambienta in epoca vittoriana una tenera storia familiare, intreccio di sentimenti intensi e di grande fantasia, che fa riflettere sul tema della bellezza intesa come senso profondo della vita e ricerca comune al genere umano, e sull’importanza dei colori che in questo film raggiungono capacità salvifiche.

“Stick, un truffatore cacciato dalla famiglia, torna a casa dopo vent’anni perché suo padre sta morendo. Ma nel fare i conti col proprio passato avrà la magica occasione di riempire di bellezza un mondo senza colore”.

cortometraggio beauty

La storia ci porta in un mondo grigio, nel quale Henry – padre di quattro figli maschi – crea i colori che riesce a intrappolare in piccole sfere di vetro per donarle a sua moglie malata, sperando così di salvarla ma senza riuscirci. Da quel giorno comincia a produrre globi colorati senza sosta, coinvolgendo i suoi quattro figli maschi, ma rifiutandosi di condividere con il resto del mondo quell’incredibile magia e litigando per questo con il suo figlio più piccolo, Stick. Vent’anni dopo, Stick torna a casa perché suo padre sta morendo e l’unica speranza di salvarlo sembra riposta in un apparecchio medico molto costoso che solo lui avrebbe potuto permettersi. Ma non è così, e tutto sembra essere perduto. Un’idea gli apre la mente, Stick comprende che solo liberando il colore dalla prigionia delle sfere di vetro riuscirà a riconciliarsi con Henry e riempire di bellezza la vita di tutti.

Una Londra magica ed affascinante, quella s’intravede al di fuori dell’incredibile famiglia di Henry scoprendo un mondo alla ricerca di qualcosa <<d’invisibile agli occhi>>, come direbbe Il Piccolo Principe, quell’elemento misterioso ma incredibilmente prezioso che dà significato alla vita. Un mondo fatto di uomini, di bambini e di forze sconosciute, animato da una tensione comune, l’amore, e da una ricerca che spinge gli uomini ad andare oltre le proprie forze e possibilità, e che li unisce.

Il cortometraggio dura circa mezz’ora, ed è un grande musical sul mondo dickensiano a tutti gli effetti, omaggiato da un cast incredibile: Sylvester McCoy, volto di Radagast in Lo Hobbit di Peter Jackson nei panni di Henry, Simon Paisley Day che interpreta Stick, James Clyde per Anvil, Richard Henders in Chisel, e Hugh Sachs che interpreta Sickle.

Tutti possiamo  cambiare per essere migliori

cit. Beauty

  abbatangelo regista

Nicola, la scenografia del tuo corto è incredibile, realizzata con molta cura, evocativa. A che cosa s’ispira?

Si ispira un po’ all’immaginario che, sin da piccolo, ho avuto di Londra e dei suoi quartieri magici.  In realtà è stato un lavoro di team insieme alla scenografa Emita Frigato, affinché riuscissimo a creare un mondo realistico ma allo stesso tempo “nostro”. Tutta la sua realizzazione inoltre si è messa al servizio di un’inquadratura a cui tenevo molto. Quando Stick, il nostro protagonista, decide finalmente di parlare con il padre salendo una rampa di scalini, che metaforicamente rappresentano il dover superare anni di silenzi, si ritrova vicinissimo al padre ma con una parete a dividerli. Emita è stata fantastica nel realizzare una casa che fosse completamente smontabile, permettendoci di seguire i personaggi al suo interno come se fossero delle miniature in una casa delle bambole.

Che cosa vuol dire per te Beauty? Intendo cos’è per te la bellezza?

“La bellezza salverà il mondo” diceva Dostoevskij, e io ci credo davvero. Ma la bellezza intesa non nel suo senso puramente sentimentale o soggettivo. Si tratta di una cosa molto precisa. Il colore nel film infatti è chiara metafora della vita e di una mancanza che colpisce tutte le cose. “Il mondo esiste eppure qualcosa manca, ma che cosa?” cantano alcuni cittadini della nostra Londra. Il punto è: questa ricerca di bellezza che ognuno di noi fa tutti i giorni, consapevolmente o meno, una volta trovata è controproducente pensare di poterla intrappolare, nell’illusione di proteggerla.

La musica è parte viva di questa piccola opera, avete lavorato con tecniche a dir poco pionieristiche. Ci parli un po’ del lavoro sulle canzoni?

Essendo un musical le musiche sono l’anima del racconto sia per la loro presenza massiccia, sia perché combaciano con molte svolte narrative. Lo scopo del lavoro con i compositori Fabrizio Mancinelli ed Alexander Rudd è stato fin dall’inizio creare delle canzoni che potessero integrarsi alla narrazione senza lasciare nel pubblico nessuna sensazione di stacco o straniamento. Inoltre abbiamo deciso che le canzoni fossero eseguite live in modo tale che gli attori si sentissero liberi di interpretarle senza avere la costrizione del playback.
Grazie all’aiuto della fonica Emanuela Cotellessa siamo riusciti a creare un sistema che permettesse agli attori di registrare il cantato in presa diretta, aggiungendo solo dopo il montaggio le musiche incise con una vera e propria orchestra. È stata un’esperienza meravigliosa. Sentir suonare quello che avevamo solo ipotizzato dopo mesi di lavoro è stato pazzesco.

Tanto lavoro ricompensato da diversi premi e partecipazioni ai principali festival nazionali e non solo, siamo curiosi di vedere che cosa hai nel cassetto pronto per farci sognare ancora ed ho letto di un progetto importante in cantiere. A cosa ti stai dedicando?

In questo periodo mi sto dedicando allo sviluppo di nuovi progetti sia come producer che come regista. Ovviamente la cosa a cui tengo di più è lo sviluppo del mio primo lungometraggio, sempre un musical: una nuova pazza scommessa prodotta da Marco Belardi di Lotus Production.