Atlantis – L’impero perduto: Il ritorno all’animazione in 70 mm

Trailer di Atlantis – L’impero perduto

Quando c’è da accendere la fantasia di uno spettatore cosa c’è di meglio di un vecchio mito rispolverato?

La Disney, che già aveva dimostrato di attingere a piene mani dalle favole della tradizione scritta e orale dei popoli occidentali (e non solo), si è cimentata anche nella produzione di opere cinematografiche che si rifacessero, anziché a fiabe e racconti, a personaggi ed episodi del mondo mitologico. Se già nel 1963, con La spada nella roccia, erano state raccontate la crescita e la formazione del giovane virgulto che sarebbe in seguito diventato Re Artù (personaggio tanto vero quanto leggendario) negli anni ‘90 e nei primi anni 2000 anche altri miti vengono recuperati per essere narrati in versioni rivisitate o, nel caso di “Atlantis – L’impero perduto, per fare da contesto a un’avventura.

41° classico Disney, Atlantis – L’impero perduto rivede all’opera in regia il tandem a firma Gary Trousdale e Kirk Wise i quali, dopo i successi de La bella e la bestia e Il gobbo di Notre Dame, si cimentano con questo nuovo progetto.

Trama di Atlantis – L’impero perduto

“Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. […] In tempi posteriori […], essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte […] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve.”

Platone

La storia comincia con una citazione di Platone presa dal Timeo, uno dei suoi dialoghi. Immediatamente dopo assistiamo a un cataclisma che pare essere scatenato da un incidente tecnologico o, come sapremo più avanti, dall’invidia degli Dèi. Alcuni fuggitivi riescono ad arrivare ad Atlantide la quale viene rapidamente raggiunta e sommersa da un gigantesco tsunami che la distrugge completamente salvo che una piccola parte messa al sicuro da un curioso meccanismo di difesa.

La scena si sposta a Washington migliaia di anni più avanti nel tempo dove Milo Thatch sta provando il suo discorso da esporre ai luminari dello Smithsonian. Il giovane studioso, pur vantando una vasta cultura in vari ambiti, non riesce a far apprezzare i propri sforzi alla comunità accademica e deve mantenersi lavorando come tuttofare e caldaista al museo.

Una sera, dopo l’ennesima delusione, rientrando a casa vi trova una donna misteriosa che lo condurrà presso la dimora di un ricco, e strambo, nobiluomo, già amico di suo nonno Thadeus: Preston B. Whitmore. L’anziano ma arzillo vecchietto gli consegnerà un plico che teneva da parte da tempo per conto del nonno di Milo, contenente nientemeno che il Diario del vecchio pastore, un testo in grado di provare la veridicità delle ricerche di Milo e di condurlo ad Atlantide. Il signor Whitmore, organizzatissimo, spiega di aver già preparato una spedizione per ritrovare la mitologica città perduta ma alla squadra manca ancora la figura più importante: un esperto in geroglifici e lingue morte… Milo. Pochi attimi di riflessione e l’avventura comincia, imbarcando tecnici e spettatori su uno strano sottomarino che ricorda moltissimo il Nautilus descritto da Jules Verne in 20.000 leghe sotto i mari…

Recensione di Atlantis – L’impero perduto

Purtroppo la Disney ci ha abituati da sempre a un’animazione di alto livello ed è impossibile non rendersi conto che questo progetto, nonostante sia realizzato con tecniche tradizionali, non sia all’altezza di molti altri film della multinazionale di Burbank. Il tratto dei disegni appare molto accurato su alcuni dettagli del volto dei personaggi ma allo stesso tempo si dimostra piuttosto stilizzato e spigoloso, tanto da far apparire alcuni tratti fisici di Milo e compagni quasi grotteschi (orecchie e dita sembrano prese da un quadro cubista). Spettacolari invece i paesaggi e gli scenari nei quali si svolge tutta la vicenda, anche grazie ai non pochi spunti che rimandano, come già accennato, al mondo del Capitano Nemo. Curiosità che merita di essere evidenziata è il fatto che il filmato sia realizzato con una pellicola di formato 70 mm, come oramai, nella Disney, non si vedeva da quasi 20 anni (precisamente il 1985), esattamente da Taron e la pentola magica del 1985.

L’insieme dei brani musicali, circa 30, che fanno da sottofondo al film è stato realizzato da James Newton Howard, compositore affermato nelle colonne sonore di ogni genere di film, che ha più volte sfiorato la vittoria agli Oscar e ai Golden Globe. Fra i suoi lavori, più noti al grande pubblico, troviamo anche la serie di film Hunger Games e Animali fantastici. I titoli di coda invece scorrono sulle note di Where the dream takes you, brano scritto da Diane Warren e James Newton Howard ma interpretato da Mýa Marie Harrison, già nota per aver cantato in Moulin Rouge la famosa canzone Lady Marmalade (insieme ad altre voci dello spettacolo come Christina Aguilera, Pink, Lil’ Kim). La versione italiana della canzone è stata re-intitolata Segui i sogni ed è interpretata dall’allora giovane cantante dei Gazosa, Jessica Morlacchi.

Rimanendo sul sentiero del romanzo d’avventura già ben battuto da Jules Verne, anche se si tratta più che altro di un recupero di dettagli e di contesto, la trama del film non mostra mai di voler approfondire in nessuna tematica mostrando un qualcosa di più che vada oltre il senso della scoperta, dello spettacolare, del viaggio di ricerca.

Punto di forza è senz’altro la simpatia dei personaggi e la loro caratterizzazione, si apprezza lo stare in loro compagnia e non si arriva mai a provare disinteresse o noia se si ama il genere avventuroso del racconto. Molière, il Dr. Dolce, Audrey Ramirez, Vincenzo Santorini (ovviamente anche nel nome dell’esperto di esplosioni si parla di un’isola esplosa che guarda caso è la stessa alla quale probabilmente si rifà Platone quando parla del mito di Atlantide. Il filosofo greco infatti è probabile che abbia preso spunto dall’improvvisa decadenza della civiltà minoica la quale, secondo ricerche accurate, avrebbe iniziato il suo declino proprio a causa dell’eruzione del vulcano dell’isola di Thera, appunto conosciuta oggi come Santorini), la telegrafista Bertha e l’allegro e ipercalorico Cookie formano il contorno adatto ad accompagnare un personaggio altrimenti un po’ “piatto” nel suo viaggio.

Sebbene si tratti di un film il cui ricordo rimane ancora saldo in molti giovani degli anni ‘90 la sua uscita, negli USA a giugno 2001 mentre in Italia a dicembre dello stesso anno, non fu particolarmente premiata al botteghino. La casa di produzione cinematografica statunitense riuscì sì a recuperare senza problemi i costi e a realizzare il suo buon guadagno ma al confronto con molti altri lungometraggi d’animazione della Disney Atlantis – L’impero perduto non appare come un successo. Anche la critica non si è mai sbilanciata molto a favore mantenendosi su giudizi che in vari siti di recensioni, come Rotten Tomatoes, non hanno mai raggiunto una valutazione particolarmente elevata.

Atlantis – L’impero perduto diverte e avvince ma nell’insieme non pretende di sollevarsi sopra la massa. Molto adatto a un giovane pubblico ma mediocre per poter anche solo aspirare a qualcosa di più.

I doppiatori di Atlantis – L’impero perduto

Molti piccoli cammei riguardano i doppiatori sia in lingua originale che in italiano: in inglese a doppiare Milo è Michael J. Fox mentre il vecchio Re di Atlantide ha la voce nientedimeno che di Leonard Nimoy; nella nostra lingua invece possiamo riconoscere la voce di Gianni Musy che di lì a breve sarebbe stata amata da moltissimi appassionati del mondo fantasy in quanto è stato anche doppiatore di famosi personaggi quali Gandalf (nella sola trilogia de Il Signore degli anelli) e Albus Silente. Il simpatico e rivoltante Molière infine deve la sua buffa voce a Claudio Bisio, che ricorderete, oltre che per la sua carriera nello spettacolo, come voce di Sid, bradipo de L’era glaciale; la lingua di Atlantide è stata creata dalla stessa mente che ha inventato la lingua Klingon della serie Star Trek: Marc Okrand.

Note positive:

  • ottima storia d’avventura;
  • personaggi ben caratterizzati;
  • ambientazioni in grado di suscitare sorpresa e stupore.

Note negative:

  • tratti dei disegni troppo semplificati;
  • mancanza di quella scintilla in più che un bel film deve avere;
  • colonna sonora di scarso effetto;

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