Andrew Lopez e Ashton Sanders in All Day and a Night (2020)

All Day and a Night: responsabilità e libero arbitrio

Recensione del film di Netflix del 2020, All Day and a Night, scritto e diretto dal Joe Robert Cole.

All Day and a Night

Anno: 2020

Paese di Produzione: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico

Casa di Produzione: Color Force, Mighty Engine

Distribuzione: Netflix

Durata: 121 minuti

Regia: Joe Robert Cole

Sceneggiatura: Joe Robert Cole

Montaggio: Mako Kamitsuna

Fotografia: Jessica Lee Gagné

Musica: Michael Abels

Attori: Ashton Sanders, Jeffrey Wright, Yahya Abdul-Mateen II, Isaiah John, Kelly Jenrette, Shakira Ja-nai Paye, Regina Taylor, Christopher Meyer, Andrea Lynn Ellsworth, Andrew Lopez, Baily Hopkins, Gretchen Klein, Andray Johnson, Stephen Barrington

Streaming: clicca qui

Trailer ufficiale NetflixItalia

Recensione di All Day and a Night

Distribuito sulla piattaforma Netflix dal primo Maggio di questo sciagurato anno 2020 All Day and a Night è un film diretto e sceneggiato da Joe Robert Cole, conosciuto dal grande pubblico principalmente per aver collaborato nella scrittura dell’acclamato Black Panther (primo film supereroistico a essere candidato come miglior film ai premi Oscar). Per quanto mi riguarda, il nome di Joe Robert Cole mi era del tutto nuovo ed il suo lavoro, tutto sommato, è stato una buona sorpresa, dato il fatto io non mi sia minimamente interessato al Marvel Cinematic Universe.

Sorprendete, o meglio, azzardata anche la scelta dei protagonisti maschili: Ashton Sanders ( che interpreta Jahkor Abraham Lincoln) e Jeffrey Wright ( “J.D.” Lincoln, suo padre). Il primo ha partecipato al film Moonlight del 2016, e che riscosse un grande successo, la sua scritturazione potrebbe far storcere il naso ai più maligni (compreso il sottoscritto) sospettosi che questa sia stata fatta con l’unico scopo di attirare i sostenitori della sopracitata pellicola. Nonostante un’interpretazione convincente di Ashton Sanders, il risultato del confronto fra i due lungometraggi che ne deriva risulta alquanto impietoso favorendo il film di Barry Jankins. Il secondo, che abbiamo imparato ad amare nelle vesti del calmo e pacato Bernard Lowe della serie Westworld, è qui chiamato a impersonare un violento tossicodipendente condannato all’ergastolo e, a causa anche della concomitanza dell’uscita della terza stagione targata HBO, potrebbe essere particolarmente difficile non associare lo stesso volto alle due, diametralmente opposte, interpretazioni.

Trama di All Day and a Night

Oakland, California, siamo immediatamente catapultati nel mondo della piccola criminalità assistendo all’effrazione di una villetta di periferia. La macchina da presa, come in un ballo seducente e mortale, ruota intorno a un’automobile dal cui interno esce un giovane afroamericano. Lo seguiamo attraverso un lungo piano sequenza: un primo piano sul volto, tanto sicuro di sé quanto infantile, poi il suo profilo magro che si fa largo fra i rami di una siepe, supera una recinzione rotta fino alla messa a fuoco delle sue scarpe, dei sui suoi passi silenziosi, come il movimento fluido e ipnotico della cinepresa. All’interno dell’abitazione si verificherà un crudele omicidio plurimo. Il film percorre il processo, l’incarcerazione e le inevitabili ripercussioni nella vita privata e sentimentale di Jahkor (Ashton Sanders) e le sue riflessioni, che lo portano a rivivere un’infanzia violenta, sporca, dura e segnata dal pessimo esempio del padre J.D (Jeffrey Wright) che si troverà suo malgrado ad affrontare all’interno del carcere in cui entrambi scontano la loro pena nei confronti dello stato.

Analisi di All Day and a Night

Il regista e sceneggiatore Joe Robert Cole fa largo uso del vecchio escamotage della sovrapposizione dei piani temporali sfruttando la libertà concessagli da ripetuti flashback. Non sono mai stato un fan di questa tecnica narrativa (escludendo il suo rivoluzionario utilizzo in Pulp Fiction) e a lungo andare nella visione del lungometraggio il continuo saltare fra le immagini dell’infanzia, le scene del presente e dei giorni precedenti all’omicidio, risulta sempre più faticoso e a tratti fastidioso.

La mia sarà un’opinione discordante rispetto alla critica specializzata, infatti, nonostante questo e molti altri limiti, fra le leggerezze e gli inutili preziosismi, trovo che l’obbiettivo preposto sia stato rispettato in pieno.

“People said wanna know why, but they don’t really want, they wanna an easy answer”

Jahkor, All Day and a Nigh

Frase quanto mai vera e ipocrita da mettere in bocca ad un personaggio di una pellicola che invece sembra tentare in tutti i modi di complicare la sua trama. Lungo tutto il film ho avuto come l’impressione che il regista volesse convincere lo spettatore di essere capace di ogni tipo di tecnica e per farlo abbia sfoggiato tutto il suo repertorio. Dopo il primo piano sequenza ce ne viene propinato un secondo, più lungo, più complesso, più inutile, che ho digerito a stento. Subito dopo invece ci viene proposta una inquadratura cruda, asettica, perfettamente calzante, di due cadaveri, il che non fa altro che aumentare la sensazione di straniamento nei confronti di una regia insicura e per questo poco chiara, anche se potenzialmente capace.

Ma, se ci sforziamo di eliminare il superfluo, vi invito a farlo, non è difficile scoprire la sincerità delle tematiche affrontate: i colpi sul corpo del piccolo Jahkor sembrano reali, tanto da percepirli sulla propria pelle, la frustrazione nella consapevolezza che sopravvivere non significhi vivere e che nonostante questo non si ha scelta se non colpire a nostra volta, è palpabile. Il libero arbitrio, contrapposto al destino, l’idea di un peccato originale che si ripercuote nelle generazioni per le colpe dei padri, sono questioni che mi hanno sempre affascinato, credo proprio che sia questo il motivo per cui non riesco a stroncare del tutto questo film. Siamo mai stati liberi di scegliere? O siamo tanto condizionati dal nostro vissuto e dall’ambiente in cui maturiamo da essere del tutto predisposti a vivere in un determinato modo?

“Sometimes the choices in front of you don’t really seem like choices at all”

Jahkor, All Day and a Nigh

Tutto conduce ad una ricostruzione lucida dell’ineluttabilità del male, della criminalità, descritta come un circolo vizioso nel quale, nonostante tutta la buona volontà, i buoni propositi, ci troviamo comunque da soli, a combattere contro i mulini a vento.

La musica si spegne. Tutto diventa insopportabile, l’unica soluzione dopo aver riconosciuto di essere in trappola e senza via d’uscita è quella di caricare con tutta la propria forza l’ostacolo che si ha di fronte, nella furia cieca, come una bestia, tentare di aprirsi una breccia.

What power do we really have outside of being somebody’s boogeyman?

Jahkor, All Day and a Nigh

Cosa rimane di tutta questa sofferenza, di tutto questo dolore? Dove risiede quel briciolo di libertà che abbiamo l’ambizione di possedere? Nel senso di responsabilità, che ci lega tutti quanti, neri e bianchi, che lega chi condanna e isola insieme a chi commette il reato (coloro i quali lo fanno per puro piacere come quelli che sono costretti per poter sopravvivere), che lega l’intera società, la quale volta le spalle ed è indifferente nei confronti della povertà e poi si lamenta della violenza e della criminalità nelle strade. Rimane la responsabilità di ogni genitore, di qualsiasi etnia e nazione egli appartenga, nei confronti dei propri figli, non rimane che la speranza, forse solo questa, in una generazione futura che possa non commettere i nostri stessi errori, che sia in grado di interrompere questa giostra infernale, rimane la fede cieca in una piccola vita, che, delicata e totalmente dipendente da noi, riposa fra le nostre braccia.

Note positive

  • La scelta degli attori secondari (donna al processo) e degli attori bambini
  • Fotografia
  • Soggetto (questo solo se vi piace farvi tante domande, scavare, senza rimanere in superficie)

Note negative

  • Alcune reazioni umane: stereotipate e inverosimili (scena immediatamente successiva all’omicidio)
  • La quasi totale assenza di attori di etnia diversa da quella afroamericana: ciò porta a credere che il film non riesca o non voglia essere inclusivo.
  • Durata (alcune scene sono del tutto inutili ai fini della trama)
  • Il film (la pellicola ha il sapore di un’occasione sprecata)

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