Aliens – Scontro finale

Siete sull’ascensore per l’inferno in discesa!  (cit. Aliens – Scontro Finale)

Guardare per la prima volta un film degli anni ’80 nel 2017  costringe lo spettatore a ricordare come i cliché ai quali siamo oggi abituati fossero, a quei tempi, puri colpi di genio.

Nel caso di Aliens, film del 1986 diretto da James Cameron,  dobbiamo rammentare  che alcune scene e battute ormai cult, come “partorire” un alieno dalla pancia, dovrebbero suscitarci terrore e raccapriccio invece di farci pensare all’ultima volta che l’abbiamo viste usate in modo improprio. Questo film è quindi uno  dei “must see” per ogni cinefilo che voglia comprendere molte citazioni della cultura pop.

Aliens - Scontro Finale
È certo che Aliens, come ogni prodotto degli anni ’80 figlio del suo tempo, presenta incongruenze che potrebbero far storcere il naso ai più puntigliosi. Notiamo subito come la protagonista, rimasta per 57  anni in uno stato di ipersonno, sia perfettamente in grado di pilotare sofisticati esoscheletri che teoricamente non sarebbero dovuti esistere “ai suoi tempi”. Difficilmente credibili sono anche le armi pesantissime e molto scomode da trasportare, ottenute nastrando un lanciafiamme ad un’arma da fuoco e il pilota della navetta che, in un momento di evidente pericolo, ignora il “C’è qualcosa qui!” del suo secondo.

Dettagli come questo ovviamente non influiscono con la godibilità del film, che presenta sia scene di forte tensione che brevi comic relief, questi ultimi più rari con il proseguire del film.

Aliens - Scontro Finale
L’attrice scelta per interpretare la piccola Newt, Carrie Henn, è alla sua prima (e fino allo scorso anno unica) performance attoriale ma riesce comunque a trasmettere realisticamente lo shock e la paura che proverebbe una bambina nelle sue condizioni, risultando sicuramente più credibile di alcuni dei personaggi secondari, forse danneggiati anche dall’adattamento talvolta poco naturale.

Menzione speciale va ovviamente a Hans Ruedi Giger, vincitore dell’Oscar ai migliori effetti speciali del 1980 con la creazione degli xenomorfi per il primo film di questa serie, Alien di Ridley Scott.

In questo secondo film, la regina aliena è un’imponente marionetta di 420 cm, manovrata da 16 effettisti, due dei quali all’interno del mostro, che potessero muoverla “come un uomo in costume non sarebbe stato in grado di fare”, per volontà di Cameron che criticava la poca realisticità nelle scene finali del primo Alien.

Aliens - Scontro Finale
Si tratta, in conclusione, di un film da recuperare anche distaccato dal prequel e dai sequel (esistenti nonostante il sottotitolo italiano suggerisca il contrario) perché in grado di reggersi sulle sue gambe, dando allo spettatore sia un’idea di ciò che ha passato Ripley, la protagonista interpretata da Sigourney Weaver, sia culminato in un positivo finale aperto.

Lati positivi:

  • Può essere visto distaccato dagli altri film della saga.
  • I personaggi di Riley e Newt, sono ben progettati, lo spettatore
    riesce ad empatizzare con entrambe e si trova a tifare per la loro
    sopravvivenza.
  • Grazie alla mimica di Lance Henriksen, Bishop “il sintetico” risulta
    credibile come androide anche prima di vedere che le sue interiora
    sono fatte di plastica bianca e liquido opaco.

Lati negativi:

  • La sparatoria all’interno della base militare è letteralmente
    fastidiosa da guardare a causa del gioco di luci dell’intera scena.
  • Alcuni personaggi hanno un comportamento ormai stereotipato e
    non risultano interessanti come probabilmente lo erano all’epoca.
  • In generale il film non è invecchiato benissimo.

 

Consigliato: Sì

Chiara Morelli

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