Tony e Lisa in After Life

After Life: Una serie che sfrutta saggiamente il black humor

After Life: Una serie che sfrutta saggiamente il black humor 1

After Life

Titolo originale: After Life

Anno: 2019

Paese: Regno Unito

Genere: Commedia nera

Produzione: Derek Production

Distribuzione: Netflix

Durata: 25-31 minuti (episodio)

Stagione: 1

Episodi: 6

Regia: Ricky Gervais

Sceneggiatura: Ricky Gervais

Montaggio: Jo Walker

Musiche: Andy Burrows

Attori: Ricky Gervais, Tom Basden, David Bradley, Kerry Godliman, Ashley Jensen, Tony Way, Tim Plester, Laura Patch

Trailer ufficiale della serie tv After Life

Trama di Afeter Life – Prima stagione

Gran Bretagna, giorni nostri. Le vicende ruotano attorno a Tony (Ricky Gervais), uomo di mezza età appena divenuto vedovo. Dilaniato dal dolore per il lutto, il protagonista inizia a vivere, o meglio a sopravvivere, in una condizione depressiva acuta che lo porterà addirittura a valutare il suicidio come ultima e drastica soluzione alla sua sofferenza. Ciononostante, tra i più disperati tentativi di riprendere in mano la sua vita e le annesse responsabilità, affronterà il tutto spinto unicamente da un cinismo esagerato come forza motrice, adottando atteggiamenti distruttivi e psicologicamente violenti per se stesso e per gli altri, nella totale assenza di empatia, che sembra ormai morta insieme alla moglie Lisa (Kerry Godliman). Tutti gli sforzi d’aiuto che colleghi e conoscenti compiono per tirarlo via dalla tragica spirale in cui affonda giorno dopo giorno, vengono volutamente respinti da un uomo che ha perso ogni ragione di vita.

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Fotogramma di After Life – Prima stagione

Recensione di After Life

Comparsa per la prima volta sul piccolo schermo l’8 marzo del 2019, After Life merita di essere portata all’attenzione dello spettatore per il suo essere così brillante, coinvolgente e introspettiva a discapito del genere con cui è affrontato un argomento quale la morte, tanto da garantire alla serie TV una posizione di rilevante importanza sul panorama del black humor e dell’umorismo inglese in generale.

La genialità di Ricky Gervais, emerge proprio in questo: nel coraggio. Che i generi siano apprezzabili o meno a seconda dei gusti e inclinazioni personali, è un dato di fatto; il black humor, tra tutti, è quello più soggetto alle critiche in quanto esso stesso non è altro che critica e invettiva diretta con modalità, che molto spesso, siamo onesti, tendono al “politically incorrect”. E per giocare con il politicamente scorretto quando di mezzo si staglia la tematica delle tematiche per eccellenza, nonché la morte, ci vuole coraggio. D’altronde non è una novità, anzi. Ricky Gervais porta all’interno di questo progetto, e nello specifico nel suo stesso personaggio, tutta la sua “poetica” nera di cui è sempre stata imbevuta tutta la sua carriera artistica. Il sarcasmo che Tony utilizza come arma di difesa, fa di lui un personaggio sì profondamente ferito, ma non un banale dispotico e burbero, bensì un personaggio complesso, capace ancora di vivere emozioni tanto forti che non sono di certo scaturite dal nulla.

La sensazione intrinseca è una sottilissima, impercettibile linea di speranza a cui lo spettatore è continuamente sottoposto grazie anche all’alternanza tra il riso e il momento di più profonda riflessione; la rabbia irrefrenabile con cui Tony porta a termine le sue giornate, lo spettatore spera incessantemente che diventi invece irrefrenabile empatia e accettazione, nonché una delle fasi terminali dell’interiorizzazione del lutto. Ed effettivamente, nell’arco narrativo, questa parabola si sviluppa. Dalla disperazione più cruda ci si muove, seppur lentamente, verso una consapevolezza diversa che mira, per quanto possibile, alla ricerca anche minima di un lato positivo nella tragedia. La visione schopenhaueriana di vita come dolore va a modificarsi man mano, che pur percorrendo comunque un tumultuoso tragitto sulle montagne russe, inizia ad assumere una consapevolezza differente da quella che si aveva in principio.

After Life sfila su passerella come il risultato di un’attenzione particolare nei confronti della parola e della psicologia, essendo la sceneggiatura il vero elemento in cui il genio si realizza. Gervais, nei dialoghi, riesce a tessere alla perfezione la leggerezza in parole che presentano tuttavia un peso non indifferente, ottenendo come risultato confronti spontanei tra i personaggi, veri, pieni zuppi di vita vissuta e vita pensata, da anime complesse, da psicologie tutte ugualmente frastagliate seppur per motivi diversi. A ciò infatti, la recitazione “minimale” degli attori è perfettamente calibrata, asciutta e indispensabile; si presta da veicolo per il messaggio in maniera perfettamente riuscita. In secondo piano, probabilmente, passa ogni tipo di effetto visivo: mancano movimenti di macchina di particolare virtuosismo, montaggio incisivo, effetti di fotografia particolari che avrebbero altresì funzionato da perfetto strumento di accentuazione di alcune dinamiche psicologiche e interpersonali. Al contrario, le dinamiche intime ai personaggi, sono egregiamente accompagnate da una colonna sonora perfettamente in linea con i “colori” delle persone, provocando consequenzialmente un trasporto emotivo nello spettatore assolutamente inevitabile.

In conclusione, After Life, è il processo di uno sguardo, un’analisi, una reinvenzione dell’essere umano e della sua psicologia più buia, di cui ogni uomo, che ci piaccia o meno, ne è vettore in più di un momento della sua vita.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Musiche
  • Interpretazioni
  • Originalità con cui si è affrontato il tema

Note negative

  • Effetti visivi
  • Fotografia
  • Montaggio

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