Gino Cervi e Adriana Benetti

4 passi fra le nuvole: il preludio del neorealismo italiano

Recensione del film 4 passi fra le nuvole, il film che prelude la stagione neorealista italiana
4 passi fra le nuvole

4 passi fra le nuvole

Anno: 1942

Paese di produzione: Italia

Genere: commedia, drammatico

Durata: 94 minuti

Produzione: Cines

Distribuzione: E.N.I.C.

Regista: Alessandro Blasetti

Sceneggiatura: Aldo De Benedetti, Cesare Zavattini, Alessandro Blasetti, Piero Tellini

Montaggio: Mario Serandrei

Fotografia: Vaclav Vich

Attori: Gino Cervi, Adriana Benetti, Giuditta Rissone, Aldo Silvani

Trailer del film 4 passi fra le nuvole

Recensione di 4 passi fra le nuvole

In concomitanza con il secondo Dopoguerra, la cinematografia italiana si rinnova con la ben nota corrente del neorealismo, movimento spontaneo (dunque non codificato) in cui brillano opere simbolo come Sciuscià (V. De Sica, 1946) oppure Roma città aperta (R. Rossellini, 1945) o Riso amaro (G. De Santis, 1949). Tuttavia, già negli anni del pieno conflitto mondiale, tre opere in particolar modo presagiscono il momento di rottura fra i prodotti cinematografici approvati dal regime fascista e la fortunata stagione neorealista. In concomitanza con I bambini ci guardano di Vittorio De Sica, pellicola del 1943 così come il film Ossessione diretto da Luchino Visconti, il lungometraggio 4 passi fra le nuvole, purché meno noto rispetto ai capolavori di De Sica e Visconti, si annovera come prodotto dalla chiara marca proto neorealista.

 

Trama di 4 passi fra le nuvole

Paolo Bianchi (Gino Cervi) è un commesso viaggiatore al servizio di una ditta di dolciumi che vive con la moglie (Giuditta Rissone) e due bambini. Una mattina come tante, l’uomo prende il treno per iniziare la sua opera di promozione dei prodotti, e sul vagone incrocia lo sguardo di una ragazza particolarmente triste, Maria (Adriana Benetti). Nell’atto di difenderla dal bigliettaio, innervosito poiché la donna non riesce a trovare il biglietto, Paolo viene fatto scendere alla fermata successiva, in quanto pare ch’egli abbia dimenticato il suo abbonamento. In seguito agli accertamenti effettuati alla stazione ferroviaria, l’uomo si rimette in viaggio e incontra nuovamente la ragazza; poiché Paolo è stato tanto gentile, gli propone di aiutarla a risolvere un problema insormontabile: attraverso il suo racconto, la ragazza reca in grembo un bambino avuto da un uomo che l’ha lasciata. L’unico modo per poter sopravvivere è ritornare all’abitazione di famiglia in piena campagna. Tuttavia, certa che il padre la scaccerebbe in quanto non sposata, la giovane propone a Paolo di fingersi suo marito e padre del bambino per un giorno e ripartire la mattina successiva. Accettato l’inganno, Paolo entrerà in un mondo che egli, da uomo cittadino, non aveva mai conosciuto se non durante la sua fanciullezza.

Analisi di 4 passi fra le nuvole

La volontà di rappresentare realtà contadina in 4 passi fra le nuvole risulta l’elemento di svolta nella cinematografia italiana. Dopo gli anni vissuti fra commedie borghesi approvate dal regime fasciste e la vigile censura istituzionale, Alessandro Blasetti volge la macchina da presa verso il mondo rurale, con le sue tradizioni e le sue arretratezze, ma anche connotato da sentimenti e valori che sconvolgono il piccolo borghese Paolo Bianchi, un uomo di città dall’esistenza grigia e monotona.

Sebbene la seconda parte del film ambientata nel paese natale della giovane Maria sia effettivamente l’elemento cosiddetto neorealista, non pochi critici ritengono che la marca idilliaca connotante le scene agresti risulti spesso troppo evidente. Invero, è la scena del viaggio in treno ad apparire straordinariamente innovativa: i vagoni traboccanti di viaggiatori, la preoccupazione di accaparrarsi i posti a sedere, la sensazione di frustrazione fisica precedente l’inizio delle ore lavorative; una scena che prelude la sequenza iniziale del già citato film di Giuseppe De Santis Riso amaro, in cui le mondine sono stipate nei vagoni ferroviari per raggiungere le risaie.

Il linguaggio realistico di Alessandro Blasetti, sincero e diretto, mostra lo sconvolgimento del protagonista Paolo, interpretato da un brillante Gino Cervi, il quale si ritrova incanalato in una realtà agreste che ha il sapore delle vacanze estive della sua lontana fanciullezza. Una realtà coniugata a uno stile innovativo che, inevitabilmente, fanno di 4 passi fra le nuvole un film fondamentale per comprendere le marche e gli stilemi del neorealismo italiano.

Note positive

  • Le innovative sequenze ambientate nel treno e in campagna
  • L’interpretazione di Gino Cervi
  • Lo stile del regista Alessandro Blasetti

Note negative

  • Le scene agresti paiono a volte troppo gonfie di elementi idilliaci e stereotipati
  • Il linguaggio troppo pomposo dei contadini, percepito come irrealistico

Newsletter Updates

Enter your email address below to subscribe to our newsletter