George MacKay as Schofield in "1917," the new epic from Oscar®-winning filmmaker Sam Mendes.

1917: Una missione infernale

1917 locandina del film recensione

1917

Titolo originale: 1917

Anno2019

Paese di produzione: Gran Bretagna, USA

Genere: Guerra

Produzione: Amblin Partners, Neal Street Productions

Distribuzione01 Distribution

Durata: 1h 52min

Regia:Sam Mendes

Sceneggiatore: Sam Mendes, Krysty Wilson-Cairns

MontaggioLee Smith

Dop: Roger Deakins

MusicaThomas Newman

Attori: George MacKayDean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Colin FirthBenedict Cumberbatch, Claire Duburcq, Teresa Mahoney, Daniel Mays, Adrian Scarborough, Justin Edwards, Anson Boon

Trailer di 1917

Trama di 1917

6 ottobre 1917. L’esercito Tedesco sembra che si stia ritirando dal fronte occidentale francese invogliando il colonnello Mackenzie a prendere l’iniziativa di contrattaccare i crucchi lasciando all’attacco il 2º Battaglione del Devonshire Regiment, credendo, con questo scontro, di porre fine alla guerra. 

In un altro luogo degli aerei britannici scoprono che i tedeschi non ci sono per niente ritirati ma che hanno escogitato un piano per distruggere il secondo battaglione facendoli cadere in una trappola in cui nessuno sarebbe sopravvissuto.   

Un caporale dell’ottavo battaglione britannico, Blake Dean-Charles Chapman), che ha il fratello a Devonshire Regiment, viene incaricato di portare un messaggio urgente al colonnello Mackenzie, in cui si afferma di non attaccare il nemico per evitare la morte di milioni di soldati britannici. Il giovane soldato porterà con lui un amico di guerra: Schofield, interpretato da George MacKay. 

I due, con una scarsa attrezzatura per difendersi, dovranno attraversare la Terra di Nessuno, direzione est, per giungere nella cittadina di Écoust in cui il battaglione, nascosto tra i boschi, è pronto a dare battaglia la mattina del giorno dopo. I due dovranno affrontare mille pericoli e giungere dal colonnello Mackenzie prima dell’inizio dello scontro.

Recensione di 1917

Ritorna da noi

cit. da 1917

Dedicato a Alfred Hubert Mendes, che amava raccontare al nipote e futuro regista Sam Mendes i suoi ricordi e le sue storie sul primo conflitto mondiale, 1917 immerge lo spettatore in un mondo infernale in cui la vita è sempre e costantemente messa in pericolo e in cui la salvezza è solo un dono e mera fortuna. In un luogo devastato dalla distruzione persiste ancora, in alcuni individui, la speranza, la bontà, l’onore e un forte legame di fratellanza con i propri colleghi di disavventura. Il cineasta di American Beauty in questa pellicola intende raccontarci una semplice storia di uomini che rischiano la loro stessa vita per salvare altre vite senza volere e ottenere nulla in cambio in cui la loro azione è esclusivamente mossa da un grande atto d’amore e di fede nel credo di essere in grado nell’indirizzare il conflitto mondiale verso la fine, evitando il massacro di molte vite umane. I due protagonisti, nella loro innocenza e purezza, mostrano il significato di gentilezza più pura che distanzia l’uomo dall’essere una belva.

1917 è stato applaudito dalla critica cinematografica vincendo al Golden Globe nelle categorie miglior film drammatico e  miglior regia, inoltre è risultato vittorioso ai BAFTA in cui ha vinto ben sette statuette e ha ricevuto ben dieci nomination agli Oscar 2020vincendone tre: per la fotografia, per il sonoro e per gli effetti speciali.

Tra invenzione e realtà

La prima volta che ho capito cos’è una guerra è stato quando mio nonno mi ha raccontato la sua esperienza della prima guerra mondiale. Ma questo film non esplora la storia di mio nonno bensì lo spirito che la permeava, gli eventi vissuti da quegli uomini, i loro sacrifici, cosa voleva dire credere in qualcosa che andava al di là di se stessi.

cit. Sam Mendes

La storia narrata si ispira, in maniera forte e chiara, a degli eventi realmente accaduti e l’incipit narrativo si rifà alla figura di Alfred H. Mendes che nel 1917, all’età di diciannove anni, si arruolo nell’esercito Britannico. Il ragazzo ben presto, grazie a una corporatura piuttosto minuta, essendo alto un metro e sessanta, e a una buona velocità di corsa, divenne il messaggero del fronte occidentale attraverso la Terra di Nessuno, un territorio avvolto nella nebbia, situato tra Alleati e trincee nemiche. Tutti i soldati temevano di oltrepassare quel luogo rischioso per la propria sopravvivenza. Alfred aveva l’incarico di attraversarlo per portare agli altri battaglioni, come accade ai due protagonisti, dei messaggi d’importanza vitale.

I riferimenti storici però non si fermano esclusivamente alla figura di questo personaggi ma richiamano l’ Operation Alberich, manovra accaduta tra il 16 febbraio (giorno dell’entrata in guerra degli Americani) e marzo 1917 in cui i tedeschi si ritirarono a circa quarantadue miglia di distanza situandosi sulla linea Hindenburg, nei pressi del fiume Aisne, nella zona del nord – orientale francese,  un luogo in cui era più facile difendersi e attaccare.

Importante sottolineare del resto la grande veracità storica sulla presenza costante nel lungometraggio delle trincee e nella loro resa cinematografica. In effetti nella prima guerra mondiale le trincee erano fondamentali essendo una battaglia statica e di posizioni in cui i due schieramenti si ritrovavano in cunicoli costruiti da loro per cercare un riparo dall’attacco nemico. Il direttore Jonhan Casey degli archivi all’ ’Eward Jones Research Center presso il National WWI Museum and Memorial ha fatto i complimenti al film per la corretta costruzione storica di questi cunicoli della morte e della salvezza. 

La sceneggiatura di 1917

Sam Mendes, dopo la parentesi 007 con i due lungometraggi Skyfall e Spectre, va a creare con 1917 un war movie sullo stile del film bellico di Nolan, del 2017, Dunkirk in cui non è la sceneggiatura a parlare al pubblico ma lo è l’immagine, la scenografia, il volto scolpito degli attori, la musica straziante e onnipresente con i suoi rumori di spari e bombe e sui strumenti musicali; sono questi gli elementi che rendono le due opere uniche nel genere dei film di guerra. 

Il plot di 1917 risulta piuttosto semplice e lineare nella sua costruzione drammaturgica in cui assistiamo per un ora e cinquanta a un soldato che deve portare a termine una missione, quella di attraversare una zona di fuoco per portare a un comandante d’esercito una lettera che salverà la vita di milioni d’individui. Stesso discorso vale per la costruzione dei due personaggi che non risultano completamente tridimensionali, tale affermazione è riscontrabile nel finale dove lo stesso pubblico si accorge di non avere molte informazioni sulla vita stessa del protagonista e di non aver mai saputo il suo nome intero per tutta la durata del film. Si potrebbe quasi ipotizzare che il regista volesse donare al protagonista una non identità rendendolo per quasi tutto il lungometraggi un anonimo in cui ogni militare o individuo può tranquillamente immedesimarsi ponendo nella mente dello spettatore tale quesito: Se tu fossi stati in quella situazioni che avresti fatto?

La presentazione dei due caratteri dal punto di vista registico e della sceneggiatura mettono subito in evidenza il vero protagonista del film, ovvero Schofield che al momento dell’ordine di dover raggiungere i boschi di Croisilles, sapendo di dover attraversare un territorio nemico e di trovarsi davanti a una missione impossibile manifesta all’amico, in vari momenti, tutta la sua paura e la sua rabbia per essere stato scelto. Tale struttura richiama  la tecnica di creazione narrativa de Il Viaggio dell’Eroe in cui il protagonista inizialmente rifiuta l’incarico poi grazia all’intervento del mentore (qui Blake) accetta la missione andando a distruggere il suo mondo ordinario. Il soldato interpretato da  Dean-Charles Chapman è altamente determinato a portare la missione al termine e in lui non è rintracciabile un grande approfondimento del personaggio se non per qualche breve dialogo in cui parla della sua infanzia.

L’importanza dell’Incipit di 1917

La storia si apre con una splendida inquadratura di una radura fiorita e assolutamente tranquilla, la macchina da presa attraverso una carrellata all’indietro, utilizzando la Steadycam, va a mostrare due soldati in uno stato di assoluta pace momentanea in cui cercano di rilassarsi, prima vediamo il caporale Blake disteso sull’erba, poi la macchina da presa va a scoprire, attraverso un interessante piano a due molto significativo sia dal punto di vista filosofico che di rappresentazione caratteriale dei due personaggi, Schofield in mezzo busto, intento a riposarsi con la tesa appoggiata a un albero. La loro serenità terminerà con l’ingresso del terzo personaggio, che può simboleggiare la guerra e la violenza umana che con un calcio sveglia il primo dei due: 

Sergente: Blake?

B: Si, sergente

Sergente: Scelga un uomo e venite equipaggiati

B: Si, sergente.

cit. 1917

Schofield continua a far finta di dormire fino a quando Blake gli tende la mano, il soldato pur controvoglia ma per senso di fratellanza gliela stringe consegnando il suo destino giornaliero nelle mani dell’amico.

Questa scena, che assumerà una maggior importanza dopo aver visto la sequenza finale di 1917, risulta all’interno del lungometraggio l’ultimo instante di pace, che terminerà nell’attimo in cui il loro comandante gli affiderà la missione, che i due giovani si trovona davanti. I loro discorsi prima pieni di sogni di riuscire d’andare i congedo per vedere la propria famiglia diventano di speranza, speranza di non morire e di salvare la vita di miliardi di uomini che dipendono da loro. La guerra viene mostrata come la distruzione della pace e della bellezza immergendo il duo dentro all’inferno.

La tecnica cinematografica di 1917

Il punto di forza di 1917 di Mendes risiede nel sapere padroneggiare ottimamente, da parte di tutti i membri della troupe, la tecnica cinematografica che riesce a condurre il pubblico nel caos della guerra e della morte grazie anche a una scenografia curata nei minimi dettagli da Dennis Gassner che ci immerge in un mondo maleodorante con territori privi di vita e devastato da carcasse di uomini, mucche, cavalli e abitato da mosche ed enormi topi che rischiano di far scattare bombe da un momento all’altro. La scenografia è resa maggiormente pazzesca grazia alla scelta registica di mostrare il tutto attraverso un incredibile “falso” piano sequenza, in realtà né troviamo due ben distinti che separano il giorno e la notte permettendo al regista di far avanzare velocemente il tempo narrativo. La scelta del cineasta va applaudita dato che girare un film interamente con un unica sequenza poteva causare al montaggio molti problemi se il tutto non fosse stato studiato e pensato da Mendes nei minimi dettagli, ma straordinariamente il ritmo funziona benissimo e non potrei pensare a un modo migliore per raccontare tale vicenda ambientata in poco meno di ventiquattro ore. Probabilmente, nonostante la bravura di Bong Joon-ho con Parasite, Mendes avrebbe meritato l’oscar alla regia, creando un film in cui lo spettatore, anche uno più attento, fatica a trovare il momento in cui era possibile fare degli stacchi di macchina. 1917 è un opera filmica dove la tecnica registica fa dimenticare al pubblica la pochezza narrativa del film.

Il successo dell’opera si deve anche a Roger Deakins  che ha portato a casa con 1917 il suo secondo oscar alla fotografia dopo averlo ottenuto con Blade Runner 2049. La sua maestria nell’uso della macchina da presa rende il film fluido trasportandoci dal livello del suolo alla vista di Dio attraverso i più divergenti ambienti passando dalle trincee ad ambienti con alberi fioriti fino al paesaggio infernale notturno che rimane la parte di maggior fattura del film passando da momenti visivamente forti di guerra con un’ampia azione fino al momento più intimistico che rimane la scena, anche dal punto di vista di scrittura, più riuscita del film quando Schofield incontra una giovane donna con un bambino. La fotografia con la regia riescono a trasmettere grandi emozioni al pubblico, rendendolo uno dei lungometraggi più emozionali del 2019.

Da spettatore però posso rintracciare alcuni dubbi su alcune scelte visive: essendo una film di missione possiamo sorvolare sul fato che il protagonista non subisce mai danni fisici nonostante finisce sotto le macerie di un bunker dopo lo scoppio di una bomba oppure si debba gettare in una cascata da cui fuoriesce senza lividi e senza problemi fisici ma ciò che non posso tralasciare è che nel finale l’uomo è completamente pulito e il suo vestito non mostra e il suo volto non mostrano tutto ciò che l’uomo ha subito nel viaggio.  

Note positive:

  • Regia
  • Scenografia
  • Fotografia
  • La scena iniziale e finale

Note negative

  • Sceneggiatura
  • Bidimensionalità dei personaggi
  • Poco accuratezza nei costumi: esclusivamente nella parte finale del film riguardo al protagonista.

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